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IL NUOVO COLLARE
Beh! Contenti tutti, contento anch'io. Il nostro
concittadino adottivo, illustre fra gli illustri, è stato insignito del collare
dell'Annunziata, è diventato cugino del re come Giolitti. Ho letto i commenti
dei giornali. Pare che nessuna delle grandi onorificenze abbia raccolto tante
approvazioni. Segno che l'on. Boselli se lo meritava — il collare.
Io compio uno di quegli sforzi di obiettività che di
solito mi abbisogna ogniqualvolta guardo fuori della nostra cerchia, e
considerando i meriti borghesi degli altri incollarati — dallo Spingardi,
vituperato per via della neutralità, al Marcora in odore di massonismo e che
deve molto, se non tutto, al Giolitti — devo convincermi che l'on. Boselli è
tra i piú meritevoli della chincaglieria. E poi, egli è uno di quegli uomini
rari per i quali una certa mitezza innata non è sinonimo di scemenza.
Mi par di vederlo, di udirlo al consiglio provinciale,
dove in una delle sedute estive pronunciò la ripetizione del discorso che alla
Camera — nella seduta celebre della guerra — aveva tanto commosso. Fra i meriti
grandi dell'on. Boselli c'è — secondo un giornale non salandrinesco, quindi non
boselliano — la sua eloquenza. Verissimo! Dalla memorabile seduta del consiglio
provinciale io riportai un'indimenticabile filza di «nui» e di «vui» che, chi
sa mai per quale stranezza psicologica, mi dànno tuttora una tenue sensazione
di cose muffose. Stramberie!
Ma io debbo notare che l'on. Salandra sollecitando
dall'«Augusto sovrano» il collare di Amedeo VI, fregiato dell'immagine
sfuggente della santissima vergine assunta, ha voluto premiare chi, almeno con
un discorso, volle essere il degno «rappresentante del consenso popolare
all'impresa nazionale». Il cittadino di Troia ha, cioè, premiato il sostenitore
della sua tesi e della sua situazione politica. In altri tempi di minor
insincerità il premio potrebbe avere un'altra definizione.
Gli altri meriti boselliani passano in seconda linea nelle
apologie dei giornali. Vedo che il giornale nazionalista scrive di
riallacciature boselliane «della realtà dell'oggi alle memorie della
giovinezza» del nuovo incollarato.
È troppo! L'on. Boselli non può vedere la guerra «nostra»
dal punto di vista del giornale romano. Guerra nazionale ed imperiale, questa.
D'accordo. Ma l'on. Salandra è prudente e il secondo aggettivo lo evita, mentre
l'on. Boselli con esso non può dare la summenzionata sensazione di muffa,
perché con esso non c'è da mutare nella pronuncia l'o con l'u. È
soprattutto per questa mutazione che io — iconoclasta con pochi anni — sono
pure contentone che l'on. Boselli sia diventato cugino del re...
(2
gennaio 1916).
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