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Il cav. Berta entra pensieroso nella sua severa stanza che
conosce le tormentose battaglie dell'arte e della poesia. Gli frulla nel
cervello un'idea, e ciò non è piccolo avvenimento nella vita del cavaliere. Gli
strumenti del mestiere sono posti sul tavolino: una dozzina di scatolette di
fiammiferi e un paio di accenditori automatici; il dramma è già vivo nella sua
fantasia. Non manca che concretarlo in un'espressione scenica. Personaggi: il
cavaliere stesso, protagonista, fumatore accanito e infelice, un accenditore
automatico (damina viennese) antagonista, tatuata col segno dell'aquila
bicipite e priva di... benzina, un fiammifero pro mutilati, capocchia soda,
ricca di fosforo, fiamma del cavaliere, tenuta prigioniera da un orco
(cerinaio) e vari generici (cerini, zolfanelli comuni, prodotti dall'industria
nazionale e quindi perfettamente inutili). Il cavaliere non conosce ancora la
fiamma del suo cuore, che dovrà ispirargli il capolavoro, l'opera definitiva
suggello della sua proba carriera di letterato. È pensieroso; il sigaro
(simbolo della poesia... fumiste) è spento e al cavaliere manca il
fosforo per accenderlo. «Fiammiferi! Ma questa è roba che non prende!
Prendono invece i nervi».
Passa agli zolfanelli, peggio che mai: «Non ha
capocchia! È un'asta bianca e liscia». Testuale!
Si fa avanti insinuante la damina viennese. La virtú del
cavaliere tentenna. Sta per far scattare... la molla, ma riflette: «Piano un
po'... non avevi giurato — in fede mia — guerra di boicottaggio... alla
tedescheria?»
S'accorge del tatuaggio e rilutta ancora, ma la damina è troppo
affascinante. La molla scatta una, due, tre volte... cilecca, il cavaliere si
mette le mani nei pochi capelli, e come succede sempre quando si fa... cilecca,
se la prende con la dama, che manca di... benzina. Cerca di far dello spirito
per consolarsi: si rivolge alle immagini degli avi:
Chi mi dà un po' di fuoco?...
Foss'anche fuoco austriaco!
Si può accettarlo in
prestito...
Per restituirlo poi...
Al Carso o sull'isonzo...
Dove vorrete voi!
Il dramma a questo punto precipita alla sua logica soluzione. L'orco
cerinaio passa sotto la finestra, si lascia corrompere e per tre soldi cede al
cavaliere la creatura dei suoi sogni, che compare sulla scena avvolta in un
sudario tricolore. Il cavaliere sente che questa volta non farà cilecca. Le
immagini fioriscono nella sua fantasia con un crescendo rossiniano. Sente i piú
fervidi ardori: diventa pindarico:
Fiamma che splendi a Noi
e c'inviti a pensare ai
nostri sacri Eroi:
fiamma che simboleggi il magnifico
incendio
che affrancherà l'Italia dal
turpe vilipendio.
La fantasia lo porta lontano, tanto che esclama:
Ove fiorisca l'alto pensiero
italico, ivi è la Patria!
Tanto
sul campo della gloria, come
nel
camposanto!
Il poveta s'accorge di aver esagerato un po'
facendo fiorire l'alto pensiero anche nel camposanto! Ma tutto non è stato
invano. La fiamma brilla, il sigaro s'accende, il dramma è finito nel modo piú
morale e soddisfacente. Il cavaliere è cosí contento d'aver finalmente a sua
disposizione un po' di fosforo che pensa già al trittico: Il fiammifero
dall'età della pietra a quella dell'accenditore automatico, con prefazione
di Giacomo de Medici.
(5
aprile 1916).
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