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La lotta tenace che i consumatori torinesi hanno
intrapreso contro le due società del gas sta prendendo un curioso atteggiamento
di guerra di trincea. La cittadinanza ha ormai a sua disposizione un'arma
formidabile, un vero e proprio 420, nelle sentenze del giudice conciliatore, e
se ne fa forte, e la fa sparare gioiosamente sotto il naso degli agenti che
vanno per minacciare. E le società allora, obliquamente, subdolamente, cercano
di scalzare il terreno avversario, di far scoppiare delle mine sotterranee, di
suscitare la discordia in famiglia. Non possono violare il domicilio di
nessuno, non possono togliere il gas ad un intero isolato per colpire uno, due,
tre refrattari, e si insinuano come possono, cercano di piombare
nell'appartamento quando l'uomo è assente, quando la pentola bolle sul fornelletto,
e imporsi con la sorpresa, compiere la chiusura del contatore furtivamente e
quindi dileguarsi dopo il facile trionfo. Negli uffici d'amministrazione delle
due società, mai come in questi giorni fu studiata la topografia della città,
gli spaccati e le orizzontali delle case, l'ubicazione delle condutture e dei
contatori. E di notte, armati di scale e di grimaldelli, tenaglie, chiavi
inglesi, vengono sguinzagliate le talpe che dovranno bucare i muri dei
gabinetti di decenza, arrivare con gli strumenti fino alla fortezza e
smantellarla. È commovente l'accordo che subito si è stabilito fra i
proprietari di casa e i manutengoli delle società gassogene a danno degli
inquilini e la facilità con la quale i portinai dànno le indicazioni sugli
orari di lavoro degli operai delle officine. E che strizzatina d'occhi quando
vedono le facce rabbuiate delle donne che alla mattina hanno avuto la brutta
sorpresa dell'interruzione del gas, e devono provvedere in qualche modo per la
sostituzione del combustibile.
Ma non bisogna arrendersi perciò. Ricordiamoci gli
insegnamenti bellici di tutti i colonnelli Barone del grande giornalismo: alla
guerra di logoramento non c'è da opporre che una tenace pazienza, e la vittoria
non può mancare. Ogni lotta vuole delle vittime, siano pur esse un pranzo
ritardato e un'illuminazione ridotta. Le sentenze dei giudici conciliatori sono
una vittoria clamorosa. Per esse la condizione giuridica delle società
gassogene s'è venuta chiarendo. Le società sono equiparate agli esercenti che non
possono domandare un prezzo della merce superiore a quello del calmiere (il
calmiere è costituito dall'impegno contrattuale di non modificare le tariffe
senza un semestre di preavviso). E come l'esercente che vuol fare capricci può
essere denunziato alle guardie, cosí dovrebbe essere denunziato alle guardie
l'aguzzino che pretende il maggior prezzo del gas e minaccia rappresaglie in
caso di rifiuto. È questo il modo migliore per tagliare le unghie alle talpe
che cercano di stancare gli utenti sgretolando i muri e facendo perdere la
pazienza alle donne che attendono alla cucina. Il giudice conciliatore che ha
riconosciuto il non dovuto pagamento dei cinque centesimi di aumento, deve
anche riconoscere l'obbligo delle società a fornire il gas alle primitive
condizioni, poiché lo scambio è una cosa troppo importante perché possa essere
lasciata all'arbitrio degli esercenti, e far pagare la contravvenzione quando
essi si rifiutano di far il loro dovere.
(12
aprile 1916).
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