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Dunque «aria ai monti» ha avuto un nuovo onorifico
incarico: lo si è nominato presidente dei cavalieri del lavoro, in sostituzione
del marchese Cappelli dimissionario, a quanto pare, perché è rimasto attaccato
— come l'ostrica allo scoglio — ad un suo innominabile criterio politico.
«Aria ai monti» è veramente nato con la camicia. La sua
felicità consiste appunto nelle onorificenze, nella raccolta di chincaglierie
decorative. È la sua piú grande passione, la sua delizia, il fine della sua
esistenza. «Aria ai monti» è ancora giovane, paffuto, mangia e beve
epicureamente e in pochi anni di vita politica è riuscito a superare tutti i
«colleghi» in fatto di onorificenze. La Guida di Torino — quella ante
bellum per intenderci, ché la successiva del 1916 è stata spurgata secondo
le esigenze dell'ora, e lo sa il conte Orsi che non figura piú come
commendatore bavarese — reca infatti, la Guida del 1915, che Teofilo Rossi, sindaco
di Torino in mancanza per la bisogna di una persona seria, conte per via dei
conti dell'Esposizione del 1911, ex deputato, ex sottoministro, senatore del
regno per censo spremuto dagli ingredienti del vermouth, e gran croce decorato
del gran cordone, cavaliere del lavoro, fregiato della medaglia d'oro del
terremoto di Calabria e Sicilia, della medaglia d'oro dei benemeriti
dell'agricoltura e della medaglia d'oro dei benemeriti dell'istruzione
popolare, grand'ufficiale della Legion d'onore, gran cordone degli ordini di S.
Stanislao di Russia, della corona di Prussia, di Francesco Giuseppe di
Austria-Ungheria, della Corona del Belgio, del Tesoro sacro del Giappone, del
Medidijè di Turchia, della Spiga d'Oro di Cina e del Sole e del Leone di
Persia, grand'ufficiale dell'ordine di S. Sava di Serbia, commendatore di
Isabella la Cattolica,
cavaliere dell'ordine di Leopoldo del Belgio... Auf!
«Aria ai monti», adulando Giolitti e strisciando con
Salandra, arriverà anche piú in alto, fino al collare della SS. Annunziata. È
ancor giovane e vi potrà arrivare. Quel giorno sarà il piú bello della sua vita
e perdonerà anche a noi tutti i dispiaceri che gli procuriamo. Gran brava
persona «aria ai monti»! Il nuovo onorifico incarico se lo merita. Come
cavaliere d'industria, degno di assurgere alla presidenza dell'ordine, non si
poteva scegliere meglio. Titolo dimostrativo, recente, palmare, è anche la
polemica svoltasi nei passati giorni sulla «Stampa» a proposito della questione
dello zucchero. «Aria ai monti» in codesta faccenda ha dimostrato di sapersi
sdoppiare in modo sorprendente, ché, come sindaco va alla Camera di commercio a
fare la voce grossa contro gli speculatori dello zucchero, come produttore di
vermouth agisce nel modo che il direttore dell'Unione zuccheri ha cosí
perfidamente illustrato. Altro titolo di «dignità» per la presidenza
dell'ordine dei cavalieri del lavoro è quello esibito al Tribunale militare di
Torino, l'altro giorno, durante il processo Bauchiero. «Aria ai monti», che
possiede un senso squisito di solidarietà coi colleghi, cavalieri
d'industria... «al par di lui», non si è peritato di affermare: «Qualunque cosa
possa accadere, io sarò sempre fiero ed onorato di stringergli la mano». Si
trattava di un collega... Il collega è stato assolto con una sentenza che non
convince nessuno e contro la quale il P. M. ricorre. Ma di ciò poco importa.
«Aria ai monti» «sarebbe stato fiero ed onorato di stringere la mano» a
Bauchiero ancorché questi, a dibattimento concluso, si fosse trovato nella
situazione del Canonica, condannato, con una responsabilità imprecisata,
comunque inferiore a quella del signor Bauchiero, a cinque anni di reclusione.
Ma la novissima nomina di «aria ai monti», chiamato a
sostituire il Cappelli, dimissionato o dimessosi per delitto di neutralità,
appare in tutta la sua luce di comicità se si pensi che «aria ai monti» anche
in fatto di neutralità era... über alles.
Tant'è che un certo scompartimento di prima classe del direttissimo
Roma-Torino potrebbe ancora testimoniare che «aria ai monti», dopo le storiche
sedute alla Camera e al Senato, quando cioè la guerra «santa» d'Italia era già
stata decisa, fu udito mormorare contro Salandra e i «pazzi» che volevano la
guerra.
Questo è ormai storico.
Come, del resto, rimane acquisito alla cronaca che l'altro
titolo onde «aria ai monti» è stato assunto alla presidenza dell'ordine dei
cavalieri del lavoro è «l'ozio affannoso» in cui trascorre i suoi giorni al
Palazzo di Città. Il titolo è testimoniato da uno dei piú cospicui
collaboratori del conte sindaco, ora presidente dei cavalieri dell'industria.
(23
aprile 1916).
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