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Scorro distrattamente con gli occhi il nuovo mazzo di
carte. Eleganti, lussuose, spiritose anche in qualche pupazzetto che esce dal
convenzionale della passione politica del momento. Un foglietto che le avvolge
avverte che esse sono l'ultimo ritrovato del patriottismo, un episodio della
buona battaglia, e afferma: è la prima volta che un tentativo del genere, ecc.
Santa illusione di chi non vede oltre la propria scalmana e crede d'aver
trovato in un mazzo di carte la leva per rivoluzionare l'umanità! Ma non
esageriamo, via! Ciò che fu torna e tornerà nei secoli, e la nostra debolezza
crede che sia nuovo, originale, uscito allora allora dalla matrice infuocata
della fantasia creatrice. Eppure le cronache dicono...!
Anche a proposito del mazzo di carte le cronache dicono
che in ben altri momenti di sconvolgimento, di odio belluino per tutto ciò che
era passato, nemico antagonista formidabile, la fantasia creatrice volle
lasciare le stigmate dei suoi sentimenti nelle figure delle untuose carte da
gioco. E i re, le regine, i fanti, furono sostituiti dalle simboliche figure
della Libertà, dell'Eguaglianza, della Fratellanza, e gli assi furono avvolti
dei fasci repubblicani e si chiamavano leggi; e si aveva la libertà di fiori, o
di trifoglio, l'eguaglianza di picche, la fraternità di quadri, la legge di
cuori, ecc.
Ma se leggete Anatole France, e il suo tentativo di
ricostruzione tipica della Rivoluzione francese nel Les dieux ont soif,
troverete anche l'assennata risposta che l'incisore Jean Blaise dà al cittadino
per eccellenza, a Gamelin. Mio caro, dice pressapoco l'uomo d'affari, il vostro
tentativo è nobile, è una grande prova di civismo, e la Convenzione nazionale
dovrebbe darvi una particolare attestazione di merito. Ma provate ad offrire le
vostre carte ai piú scamiciati sanculotti che in berretto frigio e carmagnola
passano le serate a giocare nelle bettole del Palais Royal, e poi v'accorgerete
se, come è stato possibile detronizzare i re e le regine di carne ed ossa ed
abolire i privilegi dei cavalieri, sia altrettanto facile togliere dalla
circolazione gli innumerevoli regnanti che passano fra le mani dei patriotti
piú convinti. Del resto — aggiunge — questi fanno giustizia da sé, e furibondi
picchiano sul tavolo quando compaiono i tiranni e persino i gros cochons.
E cosí la Grande Rivoluzione è passata, rapinando nella sua
furia tante cose che sembravano durature, e le vecchie carte sono rimaste, con
le loro linee semplici, grottesche, incoscientemente caricaturali, e sono
talmente entrate nelle abitudini mentali cosí come sono, che ormai hanno
acquistata l'immortalità.
Hanno un loro linguaggio le vecchie carte, che richiamano le miniature
medioevali con le effigi dei re longobardi, e nulla oppone tanti ostacoli alle
innovazioni quanto il linguaggio. Tanto è vero che gli esperantisti sono
ancora, dopo tanti anni, allo stato di bozzolo senza farfalla, e da Leibniz al
dott. Xamenoff non è da dire che siano loro mancati i paladini.
(30
aprile 1916).
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