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Antonio Gramsci
Sotto la mole 1916 - 1920

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  • FUORI DAI CARDINI
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FUORI DAI CARDINI

 

I cosí detti «drammi d'amore» si susseguono in modo impressionante. Cosí annota la cronaca, raccontando con la solita esuberanza di particolari come qualmente il cittadino Ermenegildo Grosa, soldato del Bersaglieri, abbia soffocato con un cuscino la sua amante Caterina Astegiano in una solitaria camera dell'albergo del Merlo Bianco, e come qualmente in seguito si sia svenato recidendosi la carotide. E il cronista, per dovere professionale, fa le sue ipotesi, avanza i suoi dubbi, istrada i lettori ai misteri delle camere d'albergo dove si dànno convegno gli amanti appassionati.

Ma il cronista non convince. E, d'altronde, non è questo un suo compito. Perché questi fattacci si ripetano con periodica assiduità bisogna convenire che qualche elemento nuovo è sopraggiunto a sconvolgere il ritmo che finisce per crearsi anche nelle attività piú bestiali dell'uomo, anche nell'assassinio. Tutti sentiamo questo elemento nuovo, ma non sappiamo rendercene perfettamente ragione, tanto esso è oscuro, impalpabile. Si ha l'impressione che il mondo sia uscito dai cardini e sia sospeso a mezz'aria, in una posizione provvisoria, che non può durare, ma che turba le coscienze e le mantiene in uno stato di irrequietezza e di orgasmo. Tutto è d'eccezione: le responsabilità individuali sono assorbite da una responsabilità superiore, immanente in tutti e concretizzantesi in nessuno, che assolve e condanna con leggi non consuetudinarie, ma transitorie, escogitate per il momento assurdo che viviamo. L'individuo è scomparso, è assorbito nella macchina «nazionale» e non sente piú i freni inibitori della coscienza. La vita umana è rinvilita nel mercato europeo: cosa conta una vile donnacola il cui collo sottile si offre allo strangolatore esaltato, quando milioni di vite sono sospese a un filo, e un mietitore invisibile ne falcia ogni giorno a manate piene, a enormi cumuli di sanguinosi covoni? La collettività si è realizzata violentemente in ente assoluto, quando ancora le coscienze individuali non avevano raggiunto quel quadro di maturità necessario per comprendere che la base granitica del dovere è in noi stessi e non nella spada di Damocle della giustizia punitiva. Molti, galantuomini ieri per mancata occasione a delinquere, per debolezza, per paura, hanno sentito il capogiro per l'odore di sangue che si respira nell'aria, per l'atmosfera di strage che ci circonda e colpiscono per ragioni che ieri li avrebbero solo spinti al sorriso o al pianto.

Non è la prima volta che ciò si verifica nella storia. In qualche paese di montagna ricordano ancora con terrore le scene che succedevano cinquanta, settant'anni fa, quando i coscritti venivano arruolati per un servizio che durava anche dieci o dodici anni. Era come un saturnale dei bassi istinti dell'uomo: nelle case dei parenti le madri intonavano il canto delle prefiche per quelli che non speravano piú rivedere, e gli altri si asserragliavano per non vedere le loro donne violate, il loro bestiame ucciso, i loro campi devastati dalle bande di reclute che facevano le prime prove della forza che crea il diritto.

OggiGiove sia lodato! — ciò non succede piú, perché, si voglia o non si voglia, qualche progresso s'è pur fatto. Si susseguono i cosí detti «drammi d'amore» per dar lavoro ai cronisti. Ma in fondo in fondo, non ci si può lamentare troppo.

(4 maggio 1916).

 

 




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