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Non toccare i padroni di casa! Dovremmo scrivere in
caratteri cubitali quest'avviso in tutte le pareti dei nostri locali, in capo
al letto e nei fazzoletti da naso, e persino nelle unghie, per averlo sempre
presente, sempre minaccioso innanzi agli occhi. Riceviamo fasci di lettere di
inquilini che si lamentano, che denunciano soprusi, che citano fatti specifici.
Mettiamo da parte (archiviamo anche noi) per il domani. Ma se per nostra
disgrazia, quando siamo sicuri per garanzie ineccepibili, diamo luogo ad una
protesta, si aprono le cateratte del cielo, e dovremmo trasformare la nostra
pagina in un manuale di epistolografia.
Esiste un decreto luogotenenziale che fissa certe norme
per i fitti degli alloggi dei richiamati. Se ne aspetta un altro, e dovrà pur
venire, come è venuto in Francia, che liquidi tutte le pendenze e ponga
l'ordine nell'attuale squilibrio. I padroni di casa fiutano già che questo
secondo decreto taglierà, almeno in parte, i loro profitti, e cercano di
premunirsi. Intanto è incominciata la via crucis degli esonerati, che
potendo essere richiamati da un momento all'altro, non trovano piú chi voglia
dare albergo alle loro famiglie. Ma non è tutto. Bisogna frequentare per
qualche ora le sale di una qualsiasi conciliatura per sentirne delle belle.
Un padrone di casa accetta senza parlare i mezzi fitti; ma
siccome molti inquilini non si curano di domandare la ricevuta per pagamenti di
piccole somme, nel suo registro segna come pagato un mese ogni due, e poi cita
per totale morosità negli ultimi mesi. Il galantuomo non ruba, evidentemente,
perché non si appropria di un centesimo, e fa condannare il convenuto che
ingenuamente s'è fidato della mala bestia. Un altro, vecchio mandrillo, cerca
trovare dei compensi al suo attendere, nelle grazie di una giovane moglie di un
combattente; ne ottiene una sdegnosa ripulsa, e non potendo far sgombrare per
morosità, giustifica la sua decisione con i... cattivi costumi della convenuta.
Un altro, persuasissimo che i crediti realizzati durante la guerra non saranno
mai pagati dagli inquilini, e che lo Stato, quando provvederà direttamente come
in Francia, farà molta tara, convince le sue vittime ad accontentarsi di un
piccolo sconto ed a pagare l'intero importo del fitto. E naturalmente le buone
massaie, che si spaventano al pensiero dei debiti che si vanno accumulando,
accettano.
Cosí i proprietari di case fanno i loro comodi
sacrificandosi per alleviare il malessere diffuso specialmente negli strati piú
umili della popolazione. Ma guai se uno si lamenta e protesta; viene posto
immediatamente fuori della porta e, se è militarizzato, è sicuro di non trovare
nessun altro patriota che voglia accoglierlo nei suoi edifizi. Il proprietario
di casa è diventato tabú, divinità collerica e illogica che quando la si
nomina, si vendica ciecamente colpendo all'impazzata. Ma qualche volta non
trascura di dettare al suo segretario una letterina per il giornale, tanto per
cercare di rendere note le sue benemerenze e i suoi dolorosi sacrifizi; non è
vero, caporale Luigi Grassi?
(12
maggio 1916).
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