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Polidor, Maciste, Buy, l'uomo d'argilla, ecc. ecc. sono
sfilati davanti ai nostri occhi nella seduta consiliare dell'altro ieri. Ci
siamo divertiti, perdio, e non è dir poca lode per la compagnia di ombre cinesi
che esercisce attualmente il Palazzo di Città.
Polidor, la comica finale; capovolgiamo: tanto, nei
cinematografi a proiezioni continuate, ciò non nuoce affatto. L'esilarante
Bolmida. Egli si compiace dei buoni risultati della tramvia Torino-Rivoli, 3
milioni di capitale, 300 000 di utili. Il Polidor dell'amministrazione Rossi è
gongolante; l'aveva detto lui... Ma Sincero, il tiranno della commedia, dà mani
ai freni. Le 300 000 lire sono semplicemente la differenza tra l'entrata e
l'uscita di... cinque anni di esercizio; non rappresentano neppure un'attività,
perché non sono depurate della quota di ammortamento e dei fondi per i
miglioramenti. Piú Polidor di cosí: Bolmida, l'amministratore di Torino, non sa
neppure che gli utili si dividono per annualità, che entrata non vuol dire
attività, ecc., e crede cosí, ingenuamente, che i 3 milioni abbiano dato il 10
per cento di utile. Naturalmente gongola della sua bella trovata che ha
procurato alla città una cosí confortante rugiada di zecchini. Se il piú
minchione degli amministratori di un circolo vinicolo di provincia avesse fatto
le stesse affermazioni, dio sa che sottili ironie in tutti gli organi della
gente... astemia. I Maciste sono parecchi: Ruffini, Zaccone, Cavaglià. Che
turgore di bicipiti, che eleganti e graziose piroette essi fanno pur tenendo
gli avversari sospesi per aria. Ma siamo al cinematografo, e i trucchi, si sa,
aiutano molto chi fa il gigante. Mercandino sta da parte: il buttafuori non
partecipa alla commedia, fa parte del macchinario. Cavaglià, l'assessore
legale, è il mozzaorecchi classico; il comune è evocato in giudizio per un
pagamento di lire 232 000. Ne ha già pagate, per i ritardi di cui si è reso
colpevole, 100 000. Il cavalocchi non indaga sulle responsabilità, egli cerca
un Cireneo: il governo. C'è la probabilità che siano tutti gli italiani a dover
pagare; perché compromettere solo i torinesi? Probabilmente, per gli altri
ritardi e le altre gherminelle legali, saranno gli uni e gli altri che
pagheranno il conto che andrà sempre piú allungandosi. Ma può preoccuparsi di
ciò un leguleio? Intanto, scarichiamo sul governo la lite; iddio penserà al
resto.
Buy, l'uomo d'argilla, è Teofilo Rossi. È sempre in
carattere per la mancanza di carattere; piú che d'argilla è di caucciú. Le sue
giustificazioni sono sempre sulla stessa linea. Si dànno troppi banchetti a
Torino? Ma, altrove non si fa di peggio? Veramente, altrove, si banchetta dopo
che si è lavorato. E a Torino unico lavoro è banchettare; ma si tratta di
sfumature. Le carni suine vengono contrabbandate, e la cittadinanza ne soffre?
Il sindaco ha fatto il suo dovere: ha comunicato al ministero dell'agricoltura
un voto emesso da una commissione. È vero che il ministero non ha ancora
risposto; ma Teofilo che può farci? La cittadinanza aspetti; intanto il
contrabbando lavori pure, ma si può disturbare con noiose insistenze il governo
per cosí poco? È cosí bene educato Teofilo e abborre dal dare noie a
chicchessia. Sia educata anche la cittadinanza, e non dia noie; se non c'è pane
ci saranno sempre brioches, diceva la signorina di Lamballe, che era
l'educazione in persona. Si domanda una inchiesta all'ufficio tecnico che ha
lasciato cacciare il comune nel ginepraio delle liti per il palazzo dei
telefoni. Teofilo in massima non è contrario, ma in minima la crede inutile;
secondo lui, quando si eseguiscono opere pubbliche, si finisce sempre per
litigare. A che pro dunque le inchieste? Allah è Allah, e in fin fine dei conti
il governo (sempre il governo, e cioè gli italiani) pagherà i cocci. E cosí
via, sempre piú d'argilla, anzi di caucciú. Noi soli ci lamentiamo, e bisogna
davvero che siamo organicamente dei malcontenti, per non essere soddisfatti di
queste film spettacolose che ci vengono elargite. Davvero che i circenses
non mancano a Torino: Polidor, Maciste, Buy, ecc., i piú famosi, i piú costosi
attori. Veramente, i piú costosi.
(9
giugno 1916).
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