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Siamo riusciti a leggere lo statuto sociale della nuova
lega costituitasi a Torino con lo scopo nobilissimo di purgare gli italiani
della turpe abitudine della bestemmia. La prima parte, che afferma, con
espressioni degne del piú alto encomio, come qualmente «troppo ormai ci ha
infastidito l'odiosa immoralità dell'insulto alle norme piú elementari
dell'educazione e del sentimento di una nazione civile, perché nell'ora
presente, in cui i nostri fratelli sulle frontiere della Patria con lavacro
generoso purificano materialmente la
Terra che Dio ci ha dato colla vittoria delle armi, non debba
anche moralmente risplendere la gloria secolare d'Italia, maestra sempre di
civiltà e di gentilezza», e che dobbiamo pensare «seriamente alla completa
rigenerazione del nostro popolo cosí efficacemente iniziato al rombo del
cannone», questa prima parte, dunque, possiamo anche trascurarla, sebbene sia
stata laudabile cosa cercare di innestare l'attività della lega a un processo
di rigenerazione iniziata al rombo del cannone, il quale tanti ammaestramenti
lascerà nella coscienza degli italiani. La parte piú interessante del programma
è la seconda, perché in essa troviamo la risoluzione concreta del tremendo
problema della bestemmia. Visto e considerato, afferma, che l'uomo
fondamentalmente buono (dato che solo tale lo poteva creare la volontà di Dio
onnipossente) non bestemmia se non quando a ciò è trascinato dai tristi casi
della vita; visto e considerato che l'uomo tira in ballo in questi tristi casi
della gente irresponsabile, quale Dio, la Madonna e tutta la gerarchia celeste, poiché non
riflette che invece dei suoi malanni origine precipua sono gli istituti
terreni, si propone: di convincere i bestemmiatori, con conferenze e amichevoli
conversazioni, a riflettere che se una tassa viene aggravata, se il padrone di
casa aumenta il fitto, se la moglie strilla che non si può tirare innanzi,
perché tutto rincara e il lavoro non dà il necessario per vivere, ecc., è
perfettamente inutile affermare che Dio è faus e che la Madonna è un poco di
buono. Piú utile sarebbe di cercare di cambiare il governo, i padroni di casa,
i principali, e fare in modo che non sia piú in loro arbitrio il tassare i
poveretti, angariare gli umili, lasciando a questi come unica libertà lo sfogo
della bestemmia e del turpiloquio. Visto e considerato che la gran massa degli
uomini bestemmiando non fa inconsciamente che un atto di resistenza ad una
volontà superiore alla sua; che invece questa resistenza dovrebbe estrinsecarsi
in modo piú congruo ed efficace, solo che questa massa avesse piú coscienza
della propria forza e della possibilità che questa le offre di cambiare ciò che
deve essere cambiato, e di togliere di mezzo tutte quelle cause che ora rendono
infelice la sua esistenza, la conducono a sfoghi inconsulti e inverecondi contro
entità metafisiche che sarebbe meglio lasciare nelle loro nicchie. Visto e
considerato tutto, la lega decide di uniformare la sua azione pratica a questi
concetti, fa obbligo ai suoi propagandisti di non tirare in ballo la gentilezza
latina, le punizioni del fuoco infernale e tutto il resto, armi vecchie e
spuntate che hanno fatto il loro tempo e si sono dimostrate sempre inefficaci,
ed insegnare invece che, essendo l'uomo causa di tutto ciò che avviene nel
mondo, bisogna prendersela contro gli uomini, e cercare di togliere a quelli
che ora sono i padroni la possibilità di nuocere. E poiché finora questi
insegnamenti sono stati patrimonio dei socialisti...
A questo punto il testo dello statuto che è venuto in
nostre mani è monco. Non possiamo perciò dire quale sia l'ultimo obbligo.
Possiamo però assicurare che dati i nomi delle persone che compongono il
comitato direttivo della lega (conte Prospero Balbo, cavalier Edoardo Bellia,
conte Olivieri di Vernier, ecc.) non sia da pensare che si consigli ai soci di
iscriversi nel nostro partito. Del resto noi non li vorremmo.
(1°
luglio 1916).
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