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Caro «Avanti!»
Ieri durante la discussione
di una causa per diffamazione in tribunale, l'avvocato De Agostini ebbe ad
affermare, difendendo l'imputato, che nelle ferrovie dello Stato tutti rubano,
e che perciò il sottoscritto rubava anche lui. Ora per l'onorabilità mia e per
quella della categoria a cui appartengo, invito l'avvocato sunnominato a
ripetere, non protetto dalla immunità della toga, ciò che ha detto in
tribunale, affinché io possa querelarlo con ampia facoltà di prova. In caso
contrario l'avvocato non sarà che un volgare diffamatore.
Lorenzo
Donato
Il compagno Donato con questa lettera commette uno di quegli atti che
volgarmente sono detti ingenui. Egli è un lavoratore, uno di quelli che giorno
per giorno consumano una parte della loro vitalità, della loro energia a
produrre qualcosa di utile alla collettività. Perciò non è né scettico né
cinico, come la moda comanda. Crede, per esempio, che un avvocato in tribunale
sia l'incarnazione della giustizia, produca anch'egli qualcosa che sia utile
alla collettività. Non concepisce che un mozzorecchi, a corto di argomenti e
protetto dalla toga che lo fa incarnazione della giustizia, distribuisca a
destra e a sinistra patenti di disonorabilità e cerchi, abbassando il livello
della dignità dei testimoni e degli accusatori, di togliere di dosso al suo
cliente la minaccia della sanzione punitiva. Il Donato pertanto domanda ragione
della diffamazione che è stata permessa contro la categoria dei ferrovieri
dello Stato e crede, avendo ragione, che questa gli venga riconosciuta. Non sa
che la democrazia liberale ha instaurato a principio che un avvocato, perché
rivestito di una qualsiasi toga bisunta, può mentire, può inventare, può
diffamare pur di far assolvere, pur di salvare la sua parcella da noiose
recriminazioni. Non sa che il settantacinque per cento degli avvocati almeno
(siamo ottimisti) sono tali solo per la toga e sostituiscono le buone ragioni,
i convincimenti con parole vuote di senso, ma che devono avere l'apparenza di
sostanzialità.
Per fare assolvere il suo cliente, il cavalocchi De
Agostini ha detto che tutti i ferrovieri dello Stato rubano a mansalva. Per
questo giurista il fatto che tutti possono rubare è giustificazione per quelli
che possono aver rubato, e non si preoccupa di diffamare una numerosa categoria
di gente che lavora pur di rendere salata la sua sportula.
Donato lo prende per il petto e vuol costringerlo ad
assumere la responsabilità delle sue parole. Ingenuità. Ma intanto se molti
fossero ingenui a questo modo, cioè chiedessero che la giustizia sia e debba
essere una cosa seria, ci sarebbero meno De Agostini a questo mondo, con
giovamento ineffabile degli onesti e con meno rivendite di carta bollata. Ma
bisognerebbe che quella tal democrazia liberale fosse piú nelle coscienze e
meno nelle formule, cioè che non ci fosse piú democrazia liberale.
(27
luglio 1916).
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