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Alle 11 e mezzo, nella sala di visita medica dello
stabilimento, a gruppi stazionano gli operai che aspettano la visita del
veterinario che li ha in cura. Veterinario, sicuro, dicono i pazienti, perché
esamina a colpo d'occhio. Gli operai parlano, è vero, sanno dire ciò che
sentono, ma diamine, si sa che i sintomi da loro denunciati sono montature,
esagerazioni per avere la vacanza, per darsi alla baldoria. E allora, è come
non parlassero, come fossero dei bruti recalcitranti al lavoro; ma il medico
diventa veterinario; l'illazione è semplice, ma logicissima.
L'attesa illanguidisce di piú gli aspettanti; i minuti
passano, il mezzogiorno è vicino. Intanto i caposquadra notano la prolungata
assenza dei loro subalterni, e accolonnano le multe di due lire. Ah! Questi
operai! Date loro un mignolino di tolleranza e se ne prendono una spanna.
Gentaccia, già si sa. Un vocio intenso, sorde imprecazioni fra i denti. Il
sorvegliante d'ordine osserva e non è avaro nello stendere rapporti contro i
sobillatori, contro quelli che predicano la ribellione. Perché, come è noto, il
disordine è sempre nel basso, e protestare contro chi non fa il proprio dovere,
non è tendenza all'ordine, è ribellione.
Ma il... veterinario arriva finalmente, e i quaranta
operai si preparano per sfilargli innanzi a turno. Primo, un piccolo vecchio
timidissimo, che si raggomitola tutto innanzi alla superba mole del suo giudice
dai baffi spinosamente spavaldi. Dice umilmente che si sente stanco, che le
tredici ore di lavoro intenso, gli straordinari lo schiantano; gli dolgono le
reni, ha frequenti nausee... Uno sguardo complessivo: un purgante e l'ordine di
continuare con le tredici ore.
Il secondo operaio ha una scheggia in un occhio;
l'estirpazione è rapidissima; le pinze frugano nella piaga... proprio come nei
paesi di montagna i flebotomi con le tenaglie rugginose frugano nella gola del
cavallo per togliere la sanguisuga ingurgitata con l'acqua dei ruscelli. E non
vale il mal di capo spiegabilissimo; bisogna ritornare alle due. A un tentativo
di protesta, il Dulcamara nota nome e cognome annunziando una visitina dei
reali carabinieri in caso di assenza.
La sirena annunzia la cessazione del lavoro. Il numero dei
visitandi si fa piú esiguo. Molti operai abitano lontano, bisogna essere di
ritorno in orario, e bisogna pur mangiare; il dottore è soddisfattissimo: se
vanno via... evidentemente non hanno nulla. I suoi ritardi, le multe per i ritardi
degli altri... invenzioni. L'operaio è una macchina, che diamine, e bisogna
produca. Il malessere, la stanchezza, cose da sovversivi indisciplinati e
perversi. Un terzo: gli dolgono le reni, ha una tosse secca che lo squassa
tutto ad ogni istante; potrebbe essere tubercolotico, e non domanda che un po'
di riposo, per ripigliare dopo con piú vigore. Un po' di acqua di sedlitz,
accennano i due baffi. Una protesta: due lire di multa, e l'ordine regna una
volta di piú. E cosí via: un quarto, che ha la mano mezza schiacciata, che è
stato medicato in fretta e furia, senza nessun esame della ferita, viene
rimandato alla prossima visita. Per intanto non deve assentarsi, il ritmo del
lavoro non deve illanguidire, gli industriali non devono, per un capriccio
della macchina, veder decurtati i loro guadagni onesti. E la parodia continua
cosí finché un'automobile non arriva sbuffando a condurre via l'Esculapio per
il meritato desinare, ancor fresco, attillato, rubicondo. Non maniche
rimboccate, non impuri contatti con pelli arse dalla febbre, con piaghe
sanguinolenti, con polsi neri di fuliggine... Quante pretese in questi
benedetti proletari; vorrebbero un medico, non un veterinario, vorrebbero le
cure complicate, ma l'Esculapio non si lascia scuotere; il dovere è vangelo per
lui. Ma già, con tanta predicazione di materialismo, di panciafichismo, non fa
piú meraviglia che anche i subalterni tengano alla vita, alla sanità, alla
integrità fisiologica. Fossero i cavalli del reggimento, il veterinario
diventerebbe subito medico, perché i cavalli costano un occhio del capo e il
loro numero è limitato.
Ma si capisce: queste sono frasi da comizio, buone per
sobillare gli incoscienti. Mentre la disciplina, l'ordine, riempiono la bocca
ed assicurano la vittoria.
(4
agosto 1916).
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