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A Pralungo è avvenuto un gravissimo fattaccio di cronaca,
a leggere i giornali cattolici.
La solita dozzina di socialisti affiliati alla teppa ha
malmenato dei giovani musicanti clericali che dimostravano, dando fiato agli
ottoni, la loro convinzione e la loro gioia patriottica. I cattolici domandano
giustizia per la libertà violata, per i sacrosanti diritti dell'uomo calpestati
dalla teppa. L'on. Sacchi, che è un radicale e della libertà ha quella larga
concezione che è propria del suo partito, specialmente quando sale al potere,
deve pensare che la tanto laudata libertà di pensiero è uno specchietto buono
per i bimbi, se non è accompagnata dalla libertà di manifestare e propagare
questo benedetto pensiero. La libertà di pensare nessuno può darla o toglierla;
è un attributo dello spirito, e pertanto non teme carabinieri, né teppisti. È
la libertà di far conoscere il pensiero che dipende dall'arbitrio della società
e dei ministeri radicali. Cosí ragionano i cattolici, molto giustamente, quando
si tratta della loro libertà e del loro pensiero. Perché di quello degli altri
non si preoccupano: la reciprocità è parola diabolica per i boccadoro dalle cui
labbra non può fluire che la verità, l'unica verità, alla quale tutti, anche i
teppisti, devono rendere omaggio. Ma questi, che sono dei miserabili poveri di
spirito evidentemente, a quanto pare, ci tengono alla reciprocità. Non riescono
a concepire la libertà schiava di particolari uomini e categorie. E poiché si
accorgono che lo Statuto, il codice della collettività italiana, è diventato
privilegio, promuovono dei codici, degli statuti locali, che affermano
pedestremente: ciò che non è concesso a me non deve essere concesso neppure a
te; e la cui forma esecutiva è l'antidiluviano bastone. Cose deplorevoli, senza
dubbio, per ogni persona bennata e di cuore gentile. Ma, a quanto si dice,
indeprecabili, fatali. È sempre successo cosí, e i cattolici ne sanno qualche
cosa, essi che attraverso i secoli sono stati i piú strenui difensori della
libertà loro, e che hanno tappato con le buone o con le cattive, tante bocche
di eretici, e che domandano la semplice libertà che a Pralungo fu negata ai
musicanti cattolici. Sempre, quando i diritti della collettività vengono conculcati
a benefizio dei singoli, i conculcati si rifanno nei soli modi loro concessi. A
Roma mandano in soffitta lo Statuto, a Pralungo entra in esecuzione un nuovo
codice, teppistico quanto si vuole, esasperante, umiliante anche, ma fatalmente
indeprecabile. I cattolici non capiscono queste cose. E di questa loro
limitazione di intelletto incolpano l'educazione nefasta che i socialisti
impartiscono alle masse.
(16
agosto 1916).
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