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Nel comizio degli impiegati e commessi di commercio il
prof. Mazzini Alati, accennando al problema del protezionismo, ebbe parole di
lode per gli organizzatori torinesi che si sono preoccupati di questo grave
problema nazionale, che è problema di libertà e insieme di solidarietà con i
proletari di tutta Italia. Non sono rivelazioni quelle del Mazzini Alati, ma
tuttavia meritano di essere meditate. Crediamo valga di piú la diffusione di
una verità già accertata che la enunciazione di nuovi paradossi, di novità
brillanti di spirito, spumeggianti di eleganze verbali. Si è iniziata la lotta
contro il protezionismo, contro la tendenza, che gli odî suscitati dalla guerra
hanno rafforzato, a rincrudire il protezionismo. Ma ci pare che le
organizzazioni non ci mettano troppo calore. Ci pare che finora la lotta si sia
limitata a pura affermazione di principio, e non abbia accennato ad incanalarsi
in azione pratica, in azione coordinata con fini ben chiari e ben concreti. E
intanto gli altri si dànno un gran da fare, e avendo dietro di sé le potenti
organizzazioni industriali, avendo con sé molti uomini di governo, riusciranno
senza dubbio a raggiungere il loro scopo, se non sarà dimostrato coi fatti, con
un'azione unitaria di tutto il proletariato italiano, che esiste una forza, con
la quale i protezionisti devono fare i conti, una forza che si leverà contro di
loro e contro il governo, se abusando dello stato eccezionale di coartazione delle
libertà pubbliche, vorranno mettere di nuovo la folla di fronte a un fatto
compiuto. La lotta contro il protezionismo si presenta in questo momento in
condizioni favorevolissime per il Partito socialista. Questo, con la sua
compatta energia, può diventare il centro di attrazione di tutti quelli, e sono
la maggioranza quasi assoluta degli italiani, che da trenta anni di regime
protettivo hanno visto decurtato il loro salario, reso impossibile il loro
benessere, diminuita la ricchezza generale a beneficio di poche bande
affaristiche che si sono formate le grandi fortune personali. Il contrasto fra
capitalismo e proletariato si chiarisce ancor meglio in questa lotta, acquista
una plasticità piú avvincente, si procura nuovi elementi di propaganda. Le organizzazioni
torinesi dovrebbero essere loro a prendere l'iniziativa di questa azione
pratica. Si parla già di un liberismo torinese, riferendosi alla scuola di
economia politica liberista che a Torino si è venuta formando. Ma la pura
dottrina non riuscirà mai a trasformarsi in pratica attiva se la scienza non
trova in una corrente sociale bene organizzata la forza che le dia una
consistenza politica, che la faccia diventare elemento di resistenza. Nel mese
di ottobre dovrà tenersi a Milano un convegno di studiosi per la riaffermazione
della verità dei principî del libero scambio. I socialisti torinesi dovrebbero
far sí che per loro iniziativa, e previo accordo con la direzione del partito,
in tutta Italia si abbia una grande manifestazione proletaria che affermi il
suo fermo proposito di opporsi a qualsiasi tentativo nuovo di inasprimenti
doganali, e domandi che l'economia nazionale sia incanalata nelle vie della
libertà. Il proletariato italiano deve fare un atto che dimostri la sua unità,
rimasta salda attraverso le vicende della guerra. Il proletariato ha un
programma economico; faccia che esso incominci a diventare una realtà.
(23
settembre 1916).
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