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Un insolito fervore di carità, di beneficenza si è
impadronito delle castissime anime dei componenti l'associazione monarchica
Umberto I. In piazza S. Carlo la solerte istituzione ha aperto un banco di
beneficenza per aiutare la famiglia del soldato, e nei retrobottega della sua
sede sociale di via Genova ha iniziato da qualche giorno una pesca ancor piú
miracolosa, un pozzo di S. Patrizio ancor piú a fondo... perduto. La Monarchia è
tremendamente preoccupata delle future sorti della patria. Non vuole che vadano
perduti i frutti del lavoro che ha svolto in questi due anni ultimi per il
rinnovamento d'Italia, non vuole che i suoi uomini, che tanto si sono
sacrificati per le opere di preparazione civile, siano defraudati di una equa
ricompensa. La pentola bolle in via Genova, e prepara uno squisito menú di
deputazioni, di commende, di cavalierati. Le elezioni specialmente interessano
i disinteressati patrioti che si nutrono del becchime marca Ferrero di
Cambiano. I comitati interni, che dopo l'entrata in guerra dell'Italia non
erano stati piú radunati (la concordia dei nobili sensi era cosí perfetta da
rendere inutile ogni discussione), hanno tenuto in questi ultimi tempi tutta
una serie di sedute clandestine. È buona legge di guerra tener nascosti ai
nemici la propria volontà e i propri propositi. Le notizie sulla salute del
compagno Casalini avevano montato la testa a parecchi. I preti delle
associazioni cattoliche si preoccuparono dell'avvenire serbato alle anime
innocenti del terzo collegio. Fu dato come certo il prossimo ritiro dalla vita
politica del nostro compagno. I clericali vollero sentire quali intenzioni
nutrivano i loro fratelli siamesi liberali. Si trovò facilmente la base
dell'accordo, furono fatti i nomi dei candidati. Non si fece la proclamazione
per non scontentare fin d'ora i numerosi aspiranti. Gli scontenti però ci sono
già, almeno a quanto dice un'autorevole persona, membro dell'immensa
associazione, che con gran segretezza va dicendo a tutti che lui... non è
scontento.
La sorpresa maggiore è stata riservata al Bevione. Evidentemente
la «Gazzetta» non ha perduto le sue buone doti di iettatrice: il povero Panié
ne sa qualcosa. I preti hanno trovato il successore per il quarto collegio.
L'attivissimo e intellettualissimo figliolo del senatore Badini, molto noto nei
salotti dell'aristocrazia nerofumo di Torino, ha trovato modo di dare ad...
amministrare alla Monarchica una discreta somma (dalle 100 000 lire in su), che
dovrebbero fruttare a lui il quarto collegio, e all'illustre comm. Venanzio
Sabbione la successione, senza beneficio d'inventario, di Giulio Casalini. Il
Sabbione, per la sua voce robustissima, avrebbe posto come caposaldo del suo
programma politico quello di succedere all'on. Cavagnari nel chiedere a ogni
fine di sessione parlamentare la chiusura anticipata dei lavori e delle
discussioni.
Come si vede, molta carne in pentola. Troppa, secondo
qualcuno che non ha perduto completamente la testa, e si accorge del tantino di
ridicolo che c'è in tutto questo armeggiare. Ed ha torto. Si è occupata forse
di qualcosa d'altro che non siano elezioni ed eleggibili la Monarchica? Pertanto
non fa che continuare le sue nobili e serie tradizioni. Con quanto successo il
passato insegna.
(14
ottobre 1916).
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