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Il demone della contraddizione vorrebbe dettare alla mia
penna un elogio del ventre. E sono costretto a riconoscere che il demone non ha
tutti i torti. Esso ha incominciato a sussultare il giorno, che incomincia
purtroppo ad allontanarsi, in cui fu costretto a sdilinquirsi per la favola di
Menenio Agrippa. Oggi è l'egregio avvocato Marconcini, consigliere comunale,
che si ripresenta, nuovo Menenio, a favoleggiare sul ventre. E fissa nel ventre
la differenziazione tra socialisti e cattolici, e, scrive il «Momento»,
polemizza col Bebel per la frase, sibillina all'intelligenza del cronista
clericale: «La questione sociale è una questione di ventre». Il demone della
contraddizione vorrebbe un elogio del ventre. Ma non lo accontento neppure ora,
come non l'ho accontentato quando, sul tormentato banco della scoletta, ventre
voleva dire tutto ciò che è dolce al palato, e la tentazione era piú forte.
Lasciamo pure che vengano elogiati il cervello, l'intelligenza, la ragione e
che il povero ventre riceva oltre che le ingiurie del regime di guerra, col
pane unico e la restrizione dei consumi, anche le ingiurie teleologiche del
prof. Marconcini. Il quale, beato lui, è socialista senza ventre, è socialista
generoso, mentre noi siamo socialisti traditori e ingannatori dell'operaio,
perché abbiamo la disgrazia di essere nati col ventre. E ci inchiniamo
umilmente dinanzi al novello Menenio, senza difficoltà, perché abbiamo il
ventre, è vero, ma esso non è ipertrofico, e ci permette l'inchino, Solo
vogliamo suggerire al cronista clericale una interpretazione della sibillina
frase di Bebel, perché la riferisca all'egregio avv. prof. Marconcini,
consigliere comunale, per vedere se possa persuadersi che anche il nostro
sistema economico è retto da un principio morale. Per esempio: «La quistione
sociale è quistione di ventre che non vuole essere piú solo ventre». Una cosa
semplicissima, semplice almeno quanto il cervello dell'egregio professore che
in una frase di Bebel fa consistere tutto il socialismo, che di una parola fa
la quintessenza di un movimento sociale dei piú complessi, che ha la sua
teorica e la sua pratica, la sua morale e la sua economia. Forse per questo non
mi sono deciso di fare l'elogio del ventre. Questo modesto organo tanto necessario
e tanto disprezzato dagli sciocchi che pongono la nobiltà nelle parole e nelle
parti del corpo, non ha neppure bisogno di essere difeso. Le stupidità non
meritano contraddizione. Il demone si placa. Chi crede di essere cervello e
solo cervello annega nel ridicolo della sua fatuità. Chi afferma che gli
avversari sono ventre e niente altro che ventre, è cosí fuori dai domini
dell'intelligenza che può essere un buon cattolico con lodevoli tendenze al
democristianesimo, ma non può essere discusso. O forse sí, ma da Pietro
Aretino, che di fronte alle sciocchezze untuose della moralina cattolica
riusciva a trovare l'unica posizione polemica possibile.
(21
novembre 1916).
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