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È incominciata la settimana di Passione. Passione di
Cristo nelle nenie catarrose dei vecchi parroci e delle beghine tabaccose,
passione dei bambini e dei giovinetti che i familiari costringono a compiere
quelli che si è soliti chiamare doveri religiosi. Li abbiamo già visti per la
strada molti di questi bambini, candidovestiti, con la palma nelle tenui dita,
testimonianza vivente della vanità delle loro madri. E fra di essi c'erano anche
dei figliolini di proletari, e forse fra di essi c'era anche il figliolino di
qualcuno di quei proletari che piú strillano di anticlericalismo e di laicità.
Non potremo mai abbastanza ripetere ai nostri lettori che essi hanno
specialmente il dovere di porre d'accordo la teoria con la pratica. E non si
tratta di settarismo né di costrizione della libertà di alcuno. Si tratta di
una pura e semplice questione di serietà. È necessario che anche l'uomo
partecipi alla vita familiare per ciò che riguarda l'educazione dei figli, e
non lasci alla donna il monopolio della formazione intellettuale e del
carattere dei bambini. E vi partecipi con le sue idee e i suoi principi, che,
essendo improntati allo spirito di libertà, non possono che giovare
all'educazione delle nuove generazioni. Lasciare che la coscienza dei bambini
sia manipolata dai preti, sia invischiata di vanità, di pretismo, di lacrimoso
spirito cristiano è un permettere che i bambini soggiacciano ad una violenza.
Per una falsa concezione della tranquillità domestica si lascia da molti che
ciò avvenga. Tranquillità domestica prende il significato di poltroneria.
Poltroneria dell'uomo che rinunzia al proprio compito di educatore, che
rinunzia alla verità delle sue idee, che rinunzia alla sua coscienza per
evitare qualche piccolo attrito, per evitare una discussione. Mentre non
sarebbe difficile trovare un accordo tra l'uomo e la donna sui criteri generali
da seguire per l'educazione interiore dei figlioli, sulla base della libertà
piú ampia di coscienza. I figli dei proletari devono essere lasciati liberi di
poter scegliere nell'età piú matura la via che meglio loro aggradi; nessuna
ipoteca sul loro carattere, sul loro avvenire. Si diano loro gli elementi per
poter meglio e con maggior sicurezza scegliere. Ma siano elementi di pensiero,
non vane vistosità di cerimonie esteriori. Il pericolo è qui appunto: che non
si dà ai bambini una vera educazione religiosa, ma li si abitua solo ad
appagarsi di pompe vane, di vestitini, di palme, di ipocrisie.
I padri di famiglia proletari devono cercare di impedire
che continui questa azione antieducativa delle cerimonie religiose. È un loro
dovere categorico. La settimana di Passione di Cristo non deve essere la
settimana di passione della coscienza della fanciullezza, indifesa dalla
poltroneria di quelli che invece dovrebbero difenderla.
(3
aprile 1917).
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