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La scimmia giacobina è l'ultimo prodotto delle
differenziazioni che si stanno determinando nella mandria di bruti che riempie
delle sue strida i mercati italiani. Differenziazione meccanica. La scimmia non
ha anima; la sua vita è susseguirsi di gesti; i gesti sono diventati frenetici;
ecco la differenziazione.
La vita italiana politica è stata sempre piú o meno in
balía dei piccoli borghesi; mezze figure, mezzo letterati mezzo uomini; il
gesto è tutto in loro. Concepiscono la vita librescamente. Sono imbevuti di
letteratura da bancherella. Non concepiscono la complessità delle leggi naturali
e spirituali che regolano la storia. La storia è per loro uno schema. E lo
schema è quello della Rivoluzione francese. Ma non della Rivoluzione francese
che ha profondamente trasformato la
Francia e il mondo, che si è affermata nelle folle, che ha
scosso e portato alla luce strati profondi di umanità sommersa, ma la Rivoluzione francese
superficiale, che appare nei romanzi e nei libri di Michelet, i cui attori sono
avvocati rabbiosi ed energumeni sanguinari. Questa superficie l'hanno presa per
sostanza, il gesto di un individuo l'hanno preso per l'anima di un popolo.
Ripetono il gesto, credono con ciò di riprodurre un fenomeno. Sono scimmie,
credono di essere uomini.
Non hanno il senso dell'universalità della legge, perciò
sono scimmie. Non hanno una vita morale. Operano mossi da fini immediati,
particolarissimi. Per raggiungerne uno solo, sacrificano tutto, la verità, la
giustizia, le leggi piú profonde e piú intangibili dell'umanità. Per
distruggere un avversario sacrificherebbero tutte le garanzie di difesa di
tutti i cittadini, le loro stesse garanzie di difesa. Concepiscono la giustizia
come una comare in collera col forcone brandito. La verità è una donna da
marciapiede della quale si sono autonominati i d'Artagnan. L'umanità è solo
composta da chi la pensa come loro, cioè da chi non pensa affatto, ma sacrifica
al dio di tutte le scimmie.
Sono italiani, in un certo senso. Sono gli ultimi relitti
di un'italianità decrepita, uscita dalle sètte, dalle logge, dalle vendite di
carbone. Un'italianità piccina, pidocchiosa, che contrappone all'autorità
dispotica dei principotti una nuova autorità demagogica non meno bestiale e
deprimente. Sono i relitti di quell'italianità che ha dato prefetti e
questurini al giolittismo, e ora vuole imporsi con altri prefetti e altri
questurini.
La loro affermazione ultima, questo loro esagitarsi
goffamente, è utile in fondo. Gli italiani nuovi, che si sono formati una
coscienza e un carattere in questo sanguinoso dramma della guerra, sentiranno
maggiormente la loro personalità in confronto di queste scimmie. Le scimmie
giacobine sono utili per questo: che gli uomini vorranno essere piú uomini, per
differenziarsene, per non essere confusi coi gaglioffi, che hanno un nido di
scarafaggi per cervello e una stinta fotografia di Marat per anima.
(22
ottobre 1917).
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