|
La canea giornalistica si è scatenata oggi contro gli
affittacamere, gli albergatori di ogni categoria. Questi sono gli strozzini,
gli spudorati sfruttatori dei bisogni dei profughi, sui quali si abbatte
l'imprecazione sdegnosa di chi ha l'obbligo di riempire qualche mezza colonna
di giornale e deve pure, in un modo o nell'altro, dimostrare alla folla dei
lettori che il suo giornale è sempre pronto ad ogni giusta e santa battaglia,
che sa interpretare i sentimenti, esprimerne le collere. Ed i cittadini leggono
soddisfatti e fremono indignati. L'onesto bottegaio vendendo per la misera
somma di ventidue soldi ottanta grammi di burro, che sono ufficialmente cento,
dice: «Ha letto il "Momento"? Come gliele canta bene a questi osti!»
Il padrone di casa che pur ieri ha ottenuto lo sfratto della famigliola che ha
il padre al fronte e la madre nell'officina, perché fu oltrepassato di una
giornata il termine entro il quale la consuetudine vuole si paghi la pigione,
acconsente: «Che canaglie! Ma cosa fanno le autorità?» Le autorità naturalmente
intervengono; il prefetto ordina il censimento dei profughi, il questore lancia
una grida obbligante alla denuncia degli affitti. Gli albergatori, gli
affittacamere brontolano; poi si riuniscono e votano un magnifico ordine del
giorno patriottico e continuano a fare il loro mestiere. Con un po' di prudenza
e di abilità si arrangia tutto in questo mondo. Può darsi che qualcuno caschi
nelle grinfie di un poliziotto: sono gli incerti del mestiere. Si può ricorrere
però a due o tre gradi di appello, vi sono trenta o quaranta decreti
luogotenenziali, le pene sono miti, vi è la condizionale, la libertà
provvisoria; si spera nell'amnistia. I tre anni del decretone si riservano per
quegli altri.
[Cinquanta righe censurate].
(22
novembre 1917).
|