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I giornali cittadini hanno dato la notizia che sono stati
trovati, per le strade i cadaveri di due vecchi uccisi dal freddo. Anche
l'«Avanti!» se l'è sbrigata con poche righe, con una piccola notizia di
cronaca. Ieri una povera vecchia è stata uccisa dalla sincope, perché sfrattata
dal padrone di casa pretendente ad ogni costo un aumento di affitto. Quanto
spazio dedicheranno al fatto i grandi quotidiani? I fatti valgono del resto?
Anche in questo momento mentre scrivo, e vedo i corpi sporchi, logori,
rattrappiti, brutti quasi mi fossero dinanzi nella loro materialità, mormora
nella profondità oscura dell'anima mia un'insistente, sottile voce: «Non
scrivere parole di pietà, non protestare. Non serve né a te né agli altri. Che
puoi tu dire di nuovo, di sentito per fatti cosí comuni?»
[Ventidue righe censurate].
Per questo i giornali borghesi dedicano le colonne ai
drammi passionali, pubblicano i ritratti delle vittime dell'amore, costringono
in brevissimo spazio le tragedie della miseria e delle prepotenze dei padroni.
Ubbidiscono ad interessi ed a desideri di classe. Un quotidiano usa oggi parole
aspre contro il proprietario carnefice della vecchia inquilina. [Mezza riga
censurata]. Sono ormai anni che i padroni di casa imperversano, che violano
i decreti luogotenenziali, che, forti di denaro, di autorità, di capacità,
complici magistratura e municipio, abusano della miseria e dell'ignoranza di
tanta povera gente. Chi ha mai protestato? Chi ha mai denunciato il trucco del
rifiuto del denaro dell'affitto, che è poi accampato come pretesto per il
risolvimento del contratto, e che dai conciliatori è, in mala fede, accettato
come valido? Ed anche oggi, mentre in terza pagina il giornale clericale si
sdegna contro il proprietario, in seconda pagina con un tortuoso e untuoso
articolo, un avvocato, nonché consigliere comunale, comincia a lamentare la
sorte dei poveri proprietari, cui si possono aumentare le tasse senza che essi
abbiano modo di rivalersene. Ed afferma che il summum ius si è tramutato
in summa iniuria. Cosí è. Qualche piagnisteo ipocrita, ma nella realtà
la tutela energica e pronta degli interessi delle classi ricche.
[Due righe censurate].
(11
gennaio 1918).
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