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In Francia va diffondendosi e si sente ogni giorno piú enragée
la campagna contro il lusso. Sembrava che bastasse utilizzare il lusso per gli
scopi e le esigenze della guerra tassandolo gravemente; ma ora se ne domanda
addirittura la soppressione in tutti i suoi elementi!
Questa campagna si agita in Francia, ma essa è apparsa
anche fra noi, ha fatto capolino nei giornali. Non solamente nei giornali
borghesi.
Noi desideriamo soltanto ammonire coloro i quali sentono o credono di essere
socialisti, di avere cioè aperta la propria coscienza ad una concezione
radicalmente nuova del mondo, a non indulgere a queste campagne contro il
lusso, ché esse nascondono nel loro attraente involucro di austerità morale e
di democrazia egualitaria un pregiudizio estremamente conservatore che nega e
non interpreta per nulla il nostro spirito socialista.
Noi non siamo dei democratici della vecchia maniera,
secondo i quali la democrazia consisteva e consiste nell'essere habitués
dell'osteria, bestemmiatori inesauribili e pezzenti in tutto, nella borsa e
nella casa, nel vestito e nell'anima, e torvi nemici delle raffinatezze dei
godimenti elevati della vita materiale e spirituale.
Niente affatto! Noi aneliamo non alla distruzione dei beni
superiori della società, ma alla loro generalizzazione, e lottiamo non per
sopprimerli come divenuti dal fasto insultanti, ma per renderli accessibili
alla folla come elementi della sua elevazione intellettuale ed estetica.
Una volta gli operai, avendo compreso che la macchina li
sfruttava e li impoveriva, si volsero contro di essa con tutto il loro odio e
nacque il luddismo, ossia insensato furore di distruzione contro questa
espressione culminante della umana ingegnosità produttiva; ma piú tardi gli
operai compresero che era bestiale distruggere i moderni istrumenti della
produzione e occorreva invece impadronirsene per la collettività intera e che
pertanto bisognava difendersi dallo sfruttamento accelerato con la macchina
mediante la organizzazione solidale e l'azione di classe di tutti gli
sfruttati. E dal luddismo, cioè dalla distruzione, si passò al socialismo, cioè
all'emancipazione. Bisogna ora chiudere tutti gli spiragli del nostro spirito
ad ogni penetrazione del luddismo che minaccia.
[Quattro righe e mezzo censurate] il buon gusto,
l'arte, il patrimonio estetico dell'umanità.
Il proletariato non ha alcun interesse a distruggere un
patrimonio che dovrà ereditare per ingrandire e per generalizzarne il
godimento.
[Cinque righe censurate].
(16
febbraio 1918).
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