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Adagio, adagio, senza affannarsi e dopo lunghe ed
affannose agitazioni sono arrivati anche i sanitari piemontesi del Comitato di
propaganda patriottica. Hanno tenuta una riunione generale — quanti erano? —
hanno sentito un discorso contro il disfattismo, si sono sciroppata la lettura
di una lettera idem, ed hanno votato un ordine del giorno con il quale
«protestano contro l'opera depressiva ed antinazionale svolta in parlamento e
fuori da qualche collega che nel momento storico attuale, in cui è tanto
sentita necessità di concordia e di spirito e sacrificio, ha cercato di
svolgere un'azione o aperta o subdola, sempre nefasta, di disfattismo». E
l'ordine del giorno è ancora poco vibrante in confronto alla sullodata lettera
del prof. Vinaj, la quale condanna una voce maledetta che cerca di sminuire la
resistenza, in nome di una ideologia trascendentale (chi sa che roba è la
«trascendenza» per l'illustre Vinaj?!), che potrebbe anche nascondere gli
effetti deleteri di una corruzione traditrice, subita anche inconsciamente...
Chi è il colpevole? L'on. Maffi? Ma quanto tempo è già
passato e quanto c'è voluto perché i signori sanitari si accorgessero del reato
e si riscaldassero? Si capisce che hanno tanto da fare, che hanno da percepire
lo stipendio dello Stato e da sostituire nella clientela privata i colleghi al
fronte, che è difficile trovar subito il momento propizio per manifestare il
loro patriottismo.
E notate con quanta ovatta il prof. Vinaj ha imbottito la
sua requisitoria, con quante circonlocuzioni si esprime... per arrivare a
alludere ai quattrini tedeschi. E come evita precise identificazioni! Sono
evidentemente troppo pericolose e sarebbero troppo ridicole. Fra quelli che voi
chiamate disfattisti ci era anche il dottor Bono, che è morto, signori,
mentre... e ve ne sono molti altri. Vi è anche un deputato di Torino. Perché
non ne chiedete la radiazione dall'ordine dei medici, la espulsione da tutte le
pubbliche amministrazioni, visto che ve ne sono nel consiglio del S. Giovanni,
e di parecchie altre opere pie? Avanti per la crociata, ma attenti ai fiaschi.
Il precedente milanese non è incoraggiante. Del resto quei medici sono
veramente patriotti, e del loro civismo non sarà piú possibile dubitare se si
effettuerà presto la proposta che sappiamo essere stata fatta in quella
riunione. Uno degli intervenuti ha affermato che non era giusto che i medici,
lasciati ancora nelle loro residenze, godessero di un triplice beneficio, in
confronto ai richiamati al fronte, cioè: 1) di agi e mancanza di pericoli; 2)
dello stipendio statale; 3) dei maggiori guadagni prodotti dalla mancanza dei
colleghi. Hanno proposto quindi che si rinunziasse almeno al secondo e che si
offrisse allo Stato la propria opera gratuita. L'idea ebbe una clamorosa
accoglienza, per quanto l'assemblea nella sua modestia non abbia voluto che
fosse resa pubblica, e non sia comparsa quindi nel comunicato ufficiale. Ma noi
violiamo il segreto, ben lieti di rendere omaggio ad un cosí nobile esempio di
disinteresse, ed attendiamo che sia immediatamente messo in attuazione, sicuri
che questa volta i medici non impiegheranno troppo tempo! A meno che non si
tratti della informazione tendenziosa di qualche maligno.
(9
aprile 1918).
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