|
Compio un dovere di cortesia e non ne sono spiacente. Mi
sento tranquillo, riposato, varcando le soglie del convento dove accompagno una
signora in visita di convenienza e d'obbligo familiare. Lasciando la via
tumultuosa di traffico e vedendomi passare d'innanzi figurine pallide sagomate
dai loro costumi un po' goffi, ma non privi di un certo fascino e stimolatori
di non ridicibili curiosità cerebrali, mi sento soddisfatto di essere riuscito
a vincere le prime riluttanze.
Incomincia la conversazione, fredda, stereotipata, mentre
in un angolo sto seduto, rassegnato, sentendomi invadere da una specie di
letargo, di ottusità dei sensi. La guerra, la pace, la preghiera, iddio padre
nostro, soliti luoghi comuni che solo un cervello fossilizzato nella cella può
ripetere e ripetere senza stancarsi e senza stuccarsi. Ma non manca un qualche
spunto psicologico di qualche interesse: «Anche noi — dice la monachella — che
pure viviamo fuori dai rumori mondani, abbiamo avute delle delusioni... Certe
cose non possono non ricordarsi; anche l'on. Bevione... come è caduto al pari
degli altri! E pensare che abbiamo dovuto pregare tre giorni e tre notti perché
egli riuscisse nelle elezioni. Cosí avevano voluto la madre superiora e il
vescovo, che ora sono tanto pentiti... Anch'egli è diventato una colonna del
paganesimo (sic), una forza di certa stampa massonica che ci deride e vorrebbe
privarci del nostro diritto di preghiera».
O povera figliuola! Tre giorni e tre notti di veglia
angosciosa e di sacrificio! Vedendola cosí afflitta e cosí compunta non posso
trattenere un certo brivido misto di riso indistinto e di simpatia pietosa.
Via, è un po' troppo prendere sul serio la propria missione fino ad obbligare
delle povere innocenti a sacrificarsi tanto per l'elezione di un uomo. O
fortunato ed ingrato Bevione! Anche le monache avevano pregato per lui che si
presentava nei comizi squassando una certa sua divisa da moschettiere
debellatore del peccato e del diavolo socialista. E che fretta ha avuto nel
voler precipitare dall'altare! L'arcangelo di dio lo è diventato
dell'architetto dell'universo, il nazionalista violento e paradossale è ora un
democratico frollo ed aduggiante, e ha spezzato tanti cuori, ha suscitato nelle
fredde ed austere celle dei monasteri tanti drammi di cuori femminei. Chissà
quanti sogni e quante chimere per il deputatino caro alla madre superiora e al
vescovo. Fortunato e ingrato Bevione! Ma la vita ha necessità e consolazioni
innumerevoli e se mancheranno per un'altra volta le preghiere del convento,
rimarrà lo stipendio da semi-ministro faticosamente sudato dalle casse e dagli
azionisti del giornale della democrazia piemontese.
(21
gennaio 1916).
|