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Un'offerta kolossal!
Dico cinquecento bottiglie di champagne! La cronaca
avverte che «una benefica persona, che vuol essere sconosciuta, ha messo
a disposizione del sindaco conte senatore Teofilo Rossi cinquecento
bottiglie di vino champagne perché venissero equamente ripartite fra i diversi
ospedali militari di Torino per i soldati degenti per ferite o per malattie. Il
sindaco ha già provvisto secondo tale desiderio».
E poi si dica che a Torino non vi siano persone generose! Quella che ha
fatto una tanta offerta è la statua della generosità. Che nel caso nostro tale
generosità sia benefica per me è alquanto discutibile. I miei gusti plebei
ignorano quasi quel vino prezioso offerto alle labbra dei soldati degenti, ed
io ignoro anche quanto all'incirca verrebbe a costare il «quantitativo»
notevole di vino champagne messo a disposizione del signor sindaco: certo che
deve essere una somma discreta. Di soldati degenti nei nostri ospedali ce ne
devono essere di molti: forse tanti onde non a tutti può essere dato di
assaggiare il vino prelibatissimo. E poi sarebbe interessante conoscere il
parere dei sanitari sull'efficacia dell'offerta. Io riguardandola da un altro
punto di vista — un punto di vista plebeo, non volgare — l'offerta stessa avrei
respinto. È un'umiliazione. È l'espressione di un filantropismo spagnolesco che
irrita, non benefica. Un sindaco piú intelligente, meno volgare — cioè piú
plebeo nel senso greco e nel senso dantesco che tu, o Enotrio Romano, insegni —
avrebbe respinta l'offerta, invitando lo sconosciuto offerente a mandare invece
altrettanti spiccioli quanti ne valgono le cinquecento bottiglie. Sarebbe stato
un esempio di risolutezza contro un andazzo di filantropismo
pseudo-patriottico, che, dalle cartoline alle scatolette di fiammiferi, dai
vischi dell'Associazione della stampa ad altri seccantissimi mezzucci per
trarre elemosine, non attesta la sana prodigalità, la vera generosità di una
città e di una nazione nelle ore piú grandi della propria storia e della
propria gloria. Se si deve dare per la guerra e per le sue vittime, si dia
altrimenti, ci si avvezzi a dare non volgarmente ed indirettamente.
Ma il sindaco nostro — fino a quando? — non poteva essere
da tanto; perché non è plebeo e rimane volgare. Cosí è naturale che a «lui»
l'offerta dello champagne — l'afrodisiaco per improvvisare le piú svariate
ebbrezze effimere ed innaturali in carni flaccide e in cuori freddi — sia parsa
una gran cosa benefica.
(27
gennaio 1916).
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