|
Stanco per il travaglio della gran giornata, «aria ai
monti» si è ritirato nei suoi appartamenti, e, esaminato ancora una volta il
suo medagliere, tolta qua e là un po' di polvere dai nastrini, si è
inginocchiato a pregare.
«O Dio che assegnasti all'Italia i suoi confini, fa' che
Salandra assegni anche a me qualche cosa di nuovo. Troppo ha sofferto il mio
cuore quando ha dovuto accettare il fatto compiuto e mandare in soffitta il
solitario di Cavour, perché questo dolore non meriti ricompensa. So che il
cittadino della pugliese Troia è un po' aspro, un po' angoloso, e se avesse
potuto farlo senza nocumento, chissà quante pedate avrebbe affibbiate ai vari
Grosso-Campana e Giordano che lo complimentavano d'aver fatto ciò che per loro
è stato, viceversa, il piú mostruoso dei delitti. Ciò mi preoccupa e mi rende
triste. Poiché io, o Dio mio, ho una debolezza (ma chi non ha debolezze in
questo mondo miserrimo?), e se questa cosí grande occasione trascorresse senza
portarmi nulla, io ne morrei. Pensaci tu, o padre di tutte le cose. Altri ha la
smania di far collezioni di figurine di liebig, di scatolette di cerini, di
pipe di tutte le dimensioni, di cartoline illustrate, e persino di noccioli di
pesca; io ho quella delle decorazioni. E sotto Giolitti ne ho messe insieme! Da
quelle dello czar a quelle di Francesco Giuseppe e della Repubblica di Liberia
e di San Salvador. Quante relazioni aveva Giovannino e come era buono con gli
amici! In questo momento tragico della mia vita, mentre sto per traboccare da
una corrente all'altra della storia, penso a lui, ma la patria chiama, e
chiamano anche i conti dell'Esposizione i quali bisogna che il governo aiuti a
saldare. E poi adesso è il momento buono per il collezionista; piovono da ogni
parte ministri e plenipotenziari; ci saranno scambi di uomini e di nastrini, e
io non posso tagliarmi fuori da questo movimento. O Dio, che conosci gli uomini
e le loro debolezze, fammi perdonare dal solitario di Cavour, e manda un
accidenti a quegli scavezzacolli di socialisti che mi mettono sotto la Mole...»
Cosí deve aver pregato «aria ai monti», e per propiziarsi
le grazie di Salandra ieri ha voluto includere nel suo discorso la bella ed
eloquente invocazione a Dio che ha fatto fremere di esultanza le personalità
clericali convenute pel ricevimento al municipio. «Aria ai monti» invecchiando
si spiritualizza anche lui. Io che amo osservarlo dappresso e che non mi lascio
sfuggire alcuni dei moti del suo gran cuore, già prima d'ora ero riuscito a
constatare che «aria ai monti» s'accosta sempre piú al buon vecchio Dio. Anche
in consiglio comunale la sua preoccupazione costante e rilevante è quella che
si profila verso il banco del gruppo cattolico. «Aria ai monti», dopo il
discorso in onore di un noto cardinale di fresco ordinato da Benedetto il
tedescofilo e pur sempre prigione di colui che detiene, è quasi riuscito a far
dimenticare ai cattolici torinesi il suo grasso e grosso epicureismo
arricchitosi collo spaccio di liquori.
Oso sperare che l'invocazione di «aria ai monti» non sia
vana e che un'altra e piú grande decorazione gli venga concessa.
E cosí sia...
(2
febbraio 1916).
|