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Ha scandolezzato persino l'«Idea nazionale» che, come si
sa, è giudice competentissimo di cattolicismo e di pratica devota. Il giornale
romano adopera parole che colpiscono in pieno petto l'autorità del critico del
«Momento»: — Povertà di spirito, incomprensione sorda, grettezza miserevole,
sciocchezze, ecc. ecc. Per una volta tanto possiamo andar d'accordo con lo
scrittore nazionalista, e applaudire all'intemerata contro il povero Saverio
Fino, l'elegante, spiritoso professore tanto caro alle allieve degli istituti
femminili clericali della nostra città. Ma non prendiamolo tanto sul serio, per
amore di S. Genoveffa. Si sa che egli deve trarre dalle corde dei suoi vari
colascioni delle note che saranno rivedute e corrette dalle autorità religiose
competenti. Alle sue lezioni, anche a quella di economia, presenzia sempre una
vecchia monaca che controlla le espressioni dell'avvocato poeta, e si sa che la
pietra filosofale della sua critica drammatica è la pornografia e la santità
delle intenzioni. Non fa meraviglia quindi che sia stato cosí crudele e cosí
grettamente sciocco nel giudicare del poeta cattolico Claudel. Il Claudel è troppo
grande artista per preoccuparsi di certi scrupoli dei «cattolici autentici»;
quando gli giova per il raggiungimento di un fine artistico, non evita di
servirsi delle cosiddette parolacce, e i personaggi dei suoi drammi si
accostano talvolta piú a quelli del Cantico dei cantici che a quelli del
resto della Bibbia. Sensualismo, sbraita Saverio, e distingue risibilmente la
vera corrente cattolica francese dei Bourget e dei Barrès (che è cattolico per
convenienza politica) da quella di Claudel, che pure osserva tutte le pratiche
del culto, dal digiuno del venerdí alla preghiera dell'angelo custode. Il
piccolo fariseo del consiglio comunale pare abbia la fobia della
scollacciatura, eppure non sarebbe difficile dimostrare che scrittore piú
pornografico di lui non esiste neppure tra i collaboratori di «Sigaretta» o di
«Voluttà». E non già per il fatto noto che il nostro moralista ami recarsi ai
piú spettacolosi veglioni a braccetto di eleganti donnine, ma perché, come mi
confessava un molto intimo amico, quando si legge una delle pappolate poetiche
pascolineggianti di Saverio, è tanto il ribrezzo che destano in chi è sano di
cervello e di corpo quelle sue Concette servette di curati intabaccati, che
entra furiosamente nelle vene il desiderio di abbracciare una bella donna viva
che non sia gelatinosa e clorotica come quelle che la fantasia dei solitari
masturbatori del «Momento» offre alla libidine dei giovani della «Cesare
Balbo».
Pare inoltre che alcuni censori piú papalini del papa e
piú «autentici cattolici» di Saverio si domandino se sia compatibile il
mestiere di moralizzatore a tutti i costi e quello di avvocato difensore anche
delle peggiori canaglie. Infatti se è sensuale Claudel, perché nei suoi libri
introduce personaggi che ubbidiscono anche a quegli istinti demoniaci bollati
dal critico, come potrebbe definirsi l'avvocato cattolico che per amor della
parcella difende anche chi conosce per perfetti bricconi? L'integrale fusione
tra il privato cittadino cattolico e l'artista deve essere affermata anche per
il cattolico e l'avvocato, se no dove va a finire l'autenticità?
(7
febbraio 1916).
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