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Mutano i saggi... È vero ed è umano che sia, ma questi
benedetti saggi dovrebbero cercare di mutare con giustificazioni che non siano
il riflesso dei loro particolari interessi, perché qualche maligno non insinui
che essi sono saggi solo nel rovescio della medaglia.
C'è stata tempo fa, prima della guerra naturalmente, una
polemica vivacissima sui metodi della polizia e qualcuno aveva suggerito
persino dei rimedi e delle riforme. Anche nel campo liberale si incominciava a
capire che gran parte dell'asprezza che assumevano talvolta le manifestazioni
proletarie era dovuta alla brutalità degli agenti che, arruolati nei piú luridi
bassifondi della società, mal stipendiati, malvisti, avevano finito col
diventare una vera e propria sacra istituzione che aveva l'autorità persino di
decretare la morte di un individuo e di eseguire sull'atto la sentenza, senza
che l'opinione pubblica borghese se ne commovesse neppure a fior di pelle.
Ricordo che appunto un settimanale liberale di Milano fu di quelli che
ammonirono che erano necessari provvedimenti, e consigliava di far rientrare i
questurini nel ruolo di rivendicatori dei crimini comuni, e di tenerli lontani
dalla politica. Ma il «Corriere della Sera» insorge fieramente, dicendo che le
cose erano sempre andate nel migliore dei modi, e che dovevano essere i
socialisti i primi a cambiare, a bonificarsi, ad essere meno maleducati, ecc.
ecc.
Non ragiona piú cosí il «Corriere» dell'altro giorno.
Leggiamo parole come queste: «Dove si possono meglio fondare i sospetti di
attività criminosa ivi la polizia dovrebbe, piú energica, piú assidua e
soprattutto piú in tempo, svolgere la sua opera di pubblica sicurezza. Perché
se la pubblica sicurezza significasse soltanto garanzia di veder ammanettare i
malfattori quando i malfattori si degnano di offrire i polsi, la sicurezza
pubblica sarebbe la piú trascurabile delle utopie...» Detto molto bene, ma ci
pare che la polizia non abbia poi tutti i torti. Chi ha insegnato ai questurini
essere piú pericolosi per la pubblica sicurezza? I ladri, i falsificatori, o i
sovversivi? Rimangono forse a poltrire in panciolle questi strumenti della
giustizia? O non li vediamo assidui, volta a volta mogi e tracotanti,
passeggiare intorno ai nostri ritrovi, al nostro bel palazzo di corso Siccardi,
accoccolarsi per delle ore per ascoltare i discorsi, dando di sé spettacolo non
certo edificante ed educativo? O come volete che questi disgraziati, mentre
devono sorvegliare i socialisti, possano anche sorvegliare chi falsifica le
cartelle del prestito o le case malfamate, dove è possibile a dei malviventi
radunarsi per mesi e per anni, complottandovi furti innumerevoli,
raccogliendovi la refurtiva di quintali e quintali di carbone senza che nessuno
se ne accorga e provveda? Insomma, è necessario che certa stampa, che è la voce
piú autorevole della classe dirigente, si decida. Sono piú pericolosi i sovversivi
o i malandrini? Tra i due malanni quale bisogna preferire? Fino a ieri il
«Corriere della Sera» preferiva i malandrini, [una riga censurata] pare
preferisca i sovversivi.
Mutano i saggi...
(18
febbraio 1916).
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