|
La vispa Teresa, avea
fra l'erbetta al volo sorpresa gentil farfalletta.
— Chi
non lo ricorda l'apologo gentile della nostra fanciullezza?
— Ma
chi l'avrebbe detto, allora, che la vispa fanciulla, corrente pei
campi a sorprendere le farfalle diventerebbe un giorno la giovane
socialista, parlante il linguaggio della pietà e del diritto,
capace di convertire il babbo conservatore e la sposa di Dio e di far
scappare i preti?
E
pure il miracolo si è compiuto. E chi lo compì (lo
indovinate, Lettori e Lettrici umanissimi) fu l'Amore.
Amor s'impone a tutti, e
più che legge è fato.
Già:
Teresa vede Guido e lo ama; Guido è socialista; ed ecco che i
germi di bontà e di umanità, latenti nel cuoricino
della fanciulla, riscaldati dall'amore, illuminati, s'idealeggiano,
si diffondono su tutti gli esseri umani, diventano coscienza
socialistica. Ottimamente!
— Ma
il merito non è tutto di Guido e della Signorina; il merito
principale è della farfalla.
— Oh
non fu essa, forse, che suscitò in Teresa i primi palpiti
umani, quel sentimento di pietosa solidalità, che stringe fra
loro tutti gli esseri umani e li accomuna con tutti gli esseri
viventi, sofferenti, amanti: bestie, piante, fiori?
Vivendo, volando, che
male ti fo?
E
Teresina, pur stringendo la farfalla fra le dita, si ferma e pensa:
in fatti, che male mi fa?..... E una punta di rimorso, come uno
spino, trafigge il cuoricino suo.
Tu sì mi fai
male, stringendomi l'ale,
continua
la farfalla.
—
Davvero? si chiede
Teresina. — Io le fo male? io, che mi credo, che mi vanto, di
essere la più buona bambina della scuola? Oh mamma mia!
Una
fanciulla cattiva, crudele, come son molti fanciulli, avrebbe stretto
di più le ali di quel fiore volante; ma, sentendo,
comprendendo, subito che la farfalla aveva ragione,
la vispa Teresa allora
arrossì, dischiuse le dita; e quella fuggì.
La
prima lezione di umanità era data e imparata. Guido farà
il resto.
Oh
maestra farfalla, che tu sia benedetta!
Tale
il prologo.
Il
resto vien da sè; e Pietro Chiesa, con semplicità, con
grazia, con convinzione profonda, in forma semplice, piana, da
operaio autentico, che potrà essere qua e là ritoccata
corretta in questa nuova Edizione, ve l'ammannisce nel Bozzetto, che
state per leggere.
Teresa,
buona, sentimentale, borghesemente educata, ha fatto come Edmondo De
Amicis; persuasa della inefficacia della carità cristiana, è
diventata socialista.
E
suo fratello, Benedetto, il chierico, fuggito dal seminario per
correre al soccorso dei malati di Napoli, come sarebbe fuggito —
un tempo — per arruolarsi con Giuseppe Garibaldi, invece di
Guido, incontra un altro compagno nostro; e, dal sentimento, sale
egli pure alla coscienza; si fa socialista.
Ma
non basta!
Chè
quest'alito di vita nova, spirante come zefiro fra i fiori, penetra,
feconda la Monaca sin allora umanamente stèrile (Oh santa
santa Teresa, che vivi di tanta vita d'amore nell'opera magnifica del
Bernini!); e la Monaca trovando il cielo in terra e Gabriello,
l'angelo, in Benedetto, al collo di Benedetto si getta; e,
convertendosi al Socialismo, invece di convertire gli altri alla
religione del "crucciato martire" grida:
Di te sono la sposa; e non
più del Signore!
Viva
la vita!
— Che
cosa può fare ora, Ve lo domando io, il povero Paolo, il
babbo? — Da uomo di buon senso riconosce che ha torto di dar
retta a Don Pasquale e caccia via il prete e benedice egli —
sacerdote supremo — gli sposi novelli: mentre gli Operai e le
Operaie della fabbrica, che ora è sua, ma che sarà
presto — per opera di Guido-Pietro Chiesa — d'una buona e
forte Società cooperativa, lieti delle rivendicazioni
ottenute, sciolgono Inni e Canti al Primo di Maggio:
Su fratelli, su
compagne; su venite in fitta schiera!
Roma,
Maggio 1902.
ANDREA
COSTA.
Caro
Andrea,
Mentre
ti ringrazio per la tua bella prefazione sento il dovere di dirti che
non posso accettare il tuo consiglio di ritoccare questo mio lavoro
per il fatto che bisognerebbe ritoccarlo tutto cioè rifarlo.
Io
preferisco lasciarlo com'è coi suoi strafalcioni;
testimonianza fedele del mio..... coraggio di un tempo
tuo
CHIESA
PIETRO
|