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Pietro Chiesa
La vispa Teresa

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SCENA IV.

 


 

Benedetto e dette.

 

Bened.

Troppo tardi, sorella!

Teresa

Ecco l'inquisitore!

Bened.

Il garofano rosso è il mio fior prediletto

sorella, e non sul fuoco, ma spiccare sul petto

ai lavoratori amo vederlo, il primo Maggio

simbolo d'una fede nuova.

Teresa

Strano linguaggio!

Come sai tutto ciò? Sei già venuto qui

a fare il ficcanaso fra le mia carte.

Bened.

Sì;

mentre tu ancor dormivi. Sai bene che noi preti

siam tutti un po' curiosi....

Teresa

Ed anche un po' indiscreti

Bened.

In ver l'essere troppo curiosi non sta bene;

ma l'esserlo un pochino talvolta assai conviene.

Vedi, oggi, per esempio la mia curiosità

ci fu provvidenziale, senza di lei chi sa

quant'avrei continuato a diffidar di te,

che in fondo, a quanto sembra la pensi come me;

e tu certo credendomi un pseudo inquisitore,

m'avresti ognor celata, la fede del tuo cuore.

Fede sublime e santa alla quale mi sento

io pure vincolato con santo giuramento.

Teresa

Che sento mai!.... Possibile?.... Ma dici tu davvero

Anche tu Socialista? Anche tu battagliero?

ma come mai?

Bened.

M'ascolta: come già ti ho narrato,

ben sai ch'io son fuggito dal tetro educandato

sol per recarmi a Napoli, quando il morbo crudel,

portò squallore, e morte, sotto quel dolce ciel.

Per aiutare quei miseri, anch'io colà dovetti

cacciarmi nei tuguri di tanti poveretti.

Che quadro desolante! Quante ingiustizie umane!

Quanta gente cui manca l'aria, la luce, il pane!

Io vidi certe cose, cui non avrei creduto,

s'io stesso non avessi cogli occhi miei veduto;

io vidi (inorridisci, sorella) della gente,

che dorme tutto l'anno sulla paglia fetente,

in antri, dove un alito mai spira d'aria pura,

fra una promiscuità che offende la Natura,

Mentre vicino a queste stamberghe del dolore

quasi insulto a quei miseri; ricchi d'ogni splendore

s'ergean vasti palagi dalle alcove dorate,

ville con bei giardini, spaziose, ed abitate

da pochi, neghittosi, e quasi indifferenti

d'innanzi al quadro orribile di tanti sofferenti

Teresa

Nevver, ciò non è giusto.

Bened.

Non solo, ma è delitto

privar d'aria, di pane, chi più d'ogni altro ha dritto

. . . . . . . . . . . . . . . . .

Queste disuguaglianze fecero su di me

dolorosa impressione, e pensavo: Perchè

tante ingiustizie al mondo? Quali di questi mali,

sarebbero le cause dirette e principali?

E immobile, commosso, dinanzi a quel dolore,

col fremito nell'anima, e lo sdegno nel core,

soffrivo nel vedermi inetto a migliorare

la sorte di quei miseri, ch'io sentivo d'amare

come fratelli miei, cercavo... Avrei voluto

giovare in qualche modo, portare qualche aiuto;

ma invano; senza guida, solo, la mente mia

confusa in mille sogni, cadea nell'utopia.

Teresa

Oh che peccato! E poi?

Bened.

Poi chi mi fe' cosciente,

cöordinando i nobili pensier della mia mente,

fu un giovin romagnolo, che in un caso pietoso

e triste, ebbi compagno. Che giovin coraggioso

che ingegno, che cuor d'oro sorella, che coltura

quanto soffrì, vedendo gli altri nella sventura!

Teresa

Prosegui via

Bened.

Una sera io venni destinato

con lui ad una visita nel borgo più abitato,

quando da una stamberga di miseri pezzenti,

ci parve udir dei gemiti, dei pianti, dei lamenti.

Ci avvicinammo ad essa, e più distintamente

sentimmo voci rauche, di persona morente.

Una famiglia intera dal morbo era colpita,

e invano al Ciel chiedea, misericordia, aita!

Entrare in quella tana, umida, sporca e scura,

pregna di miasmi orribili, satura d'aria impura,

è cosa, se non certa, almen molto probabile,

di rimaner colpiti dal morbo inesorabile;

Eppur quei disgraziati con disperati accenti

implorano al soccorso. Andiam dunque, si tenti,

gridò egli con accento risoluto ed ardito.

Non esitai; ma fiero al generoso invito,

risposi: Vengo anch'io; e al pie' di quel giaciglio,

anch'io saprò con voi, sfidare ogni periglio.

Entrammo, e fu una gara di lavoro, di stenti

per strappare alla morte quei poveri innocenti.

Teresa

Bravo, fratello, bravo, quest'atto assai ti onora.

Ma il tuo compagno chi era? Non me l'hai detto ancora.

Bened.

Egli era un socialista, che per la santa idea,

e carcere ed esilio ei già sofferto avea!

fra gli estremi aneliti di quei tristi morenti

mi parlò di miserie, dei dritti delle genti,

, mi spiegò le cause, di tanti mali attrici

e perchè mentre gemono milioni d'infelici

pochi godon la vita... compresi allor, sorella,

quanto la fede sua fosse sublime e bella,

sentii che rispondeva ai sensi del cuor mio;

la vostra man, gli dissi, son socialista anch'io.

Teresa

Altro che Cardinale;... e il babbo che di te

vuol farne un'Eminenza, ha detto, un Papa Re!

Bened.

È un sogno, un grave errore non ho la vocazione,

Teresa

O me ne sono accorta, sai di rivoluzione

lontano mille miglia

Bened.

Dunque sorella tu

che sei molto influente, ed hai la gran virtù

di vincer sempre il babbo, fammi questo favore;

digli che a me non piace l'arte del Monsignore,

che amo viver col frutto delle fatiche mie,

e non già oziar tra salmi bugiardi, e litanie.

Teresa

Non cederà alla prima

Bened.

O Guido ti aiuterà

Teresa

Ma se dovessi fare soltanto col papà

vedi, son più certa che riuscirei da sola,

con due carezze, un bacio, una dolce parola

ottengo ciò che voglio, ma in mezzo (è quest'è il male)

c'entra sempre il curato, il vecchio Don Pasquale

che con malizia, ed arte, di cui tanto è capace,

induce il babbo a fare ciò che gli pare e piace.

Bened.

Oh! non temere, l'armi con cui si fa guerriero,

si spunteranno tutte se, come hai detto, è vero:

hanno i lavoratori buon grado di coltura.

Son l'armi sue, lo , calunnia ed impostura;

ma quale effetto avranno gettate fra una gente

che sa tutto distinguere, fiera, colta cosciente?

avran l'effetto opposto e feriran colui

che tanto infamemente le adopera, per cui

nulla dobbiam temere.

 

 



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