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Pietro Chiesa
La vispa Teresa

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SCENA VIII.

 


 

Paolo e Teresa.

 

Teresa

(correndo ad abbracciarlo)

Che vedo? Tu qui, babbo? E quando sei arrivato?

Paolo

Fin da questa mattina.

Teresa

Fin da questa mattina?

E senza prevenirmi? davver quest'è carina!

Paolo

Ah! figlia, figlia mia! chi mai l'avrebbe detto?!

Teresa

Che cosa t'è accaduto?

Paolo

Tuo fratel Benedetto...

Teresa

Ebben che cosa ha fatto?

Paolo

Commise una pazzia,

fuggì dal seminario, e niun sa dove sia

Teresa

Via babbo, tranquillizzati, tu sai che Benedetto

È un giovin cui non manca il senno, e l'intelletto,

quindi a pensarne male noi gli facciamo un torto,

Paolo

Ma sai son tanti i casi.... e s'egli fosse morto?!

Teresa

O questo no, papà.

Paolo

Tu affermi ma non sai.

Teresa

Io posso assicurarti ch'ei vive e che l'avrai

fra poco ai piedi tuoi coperto d'ogni onore

Paolo

Oh! grazie Teresina! tu m'hai tolto dal core

una spina mortale, tu mi ridai la vita.

Teresa

Ordunque via quel broncio, facciamola finita

con quell'austerità.

Paolo

Non ancor signorina.

Teresa

Perchè? forse nel core ti punge un'altra spina?

O povero papà, ed è mortale anch'essa? (Paolo accenna di sì)

E chi te l'ha confitta?!

Paolo

Tu figlia mia, tu stessa.

Teresa

Io? Ma come il potei da te tanto lontano?

Paolo

Via non scherzar Teresa, ogni diniego è vano.

Teresa

Babbo, finchè mi parli ravvolto nel mistero,

Ti sfiati inutilmente, non ci capisco un zero.

Parla più chiaro, via, buon babbo, te ne prego.

Paolo

Ecco, volevo dire, non so se ben mi spiego,

che fummo troppo ingenui, io vecchio e tu fanciulla

errammo entrambi figlia. Non sospettammo nulla.

Teresa

Errammo? Ma in che modo? con chi? Via, babbo caro,

neppur questo mi sembra linguaggio troppo chiaro.

Paolo

Ecco, volevo dirti (ci siam) che in Guido, tu

credesti amare, o figlia, un giovin di virtù,

ed io stesso credendolo al par di te virtuoso,

volente acconsentivo a dartelo in isposo.

Ma ci siamo ingannati; non era, e non è tale

Teresa

E questo te l'ha detto, nevvero, Don Pasquale?

Paolo

Sì, lui, precisamente; e tu, Teresa sai

che Don Pasqual non mente, e non s'inganna mai.

Teresa

È il suo calunniatore; e benchè sia curato,

non ho timore a dirglielo, è un gran mal'educato.

Ma insomma, che ha mai fatto per non essere più,

come il credesti allora, un giovin di virtù?

Paolo

Teresa, via, tu bene conosci il suo pensiero

e sai che cosa ha fatto nel tempo ch'io non c'ero.

Teresa

Sì, è ver, quel ch'egli ha fatto lo so, e ben meglio assai

di quel tuo Don Pasquale che non s'inganna mai.

Ma ancora so che è sempre come prima virtuoso,

che tu me l'hai promesso, e che sarà mio sposo.

Paolo

Tu sai come la pensa, ch'è da tutti sfuggito

(con meraviglia) e persisti ad amarlo? volerlo per marito?

Teresa

Anzi per quel che ha fatto l'amo più ardentemente,

non solo, ma vi vanto, parlando francamente,

d'esserle stata anch'io compagna di lavor.

Paolo

Santi del ciel che sento! che scandalo! che orror!

Teresa

Scandalo, orror tu chiami, insegnare all'oppresso,

che cosa sia lavoro, che cosa sia progresso?

No, no, babbo, non credere! Don Pasquale ha mentito

Non è vero che Guido da tutti sia sfuggito.

A tutti del villaggio la sua persona è cara

d'averlo in compagnia qui tutti vanno a gara,

gli operai tutti l'amano come un vero fratello,

e le fanciulle dicono, che è buono quanto è bello.

I contadini, parlano di lui con riverenza;

sovente anzi l'invitano, per qualche conferenza.

Ed ancor ieri sera ov'egli andò a parlare

tutto il villaggio accorse desioso di ascoltare

la sua parola affabile sincera convincente,

nemmeno in chiesa a predica v'accorre tanta gente.

Eppure c'era un ordine, c'era un silenzio tale

che volando una mosca sentivi il batter d'ale.

Oh se avesti veduto quei buoni parrocchiani

commossi fino al pianto come battean le mani!

Oh! se avesti udito quegli evviva al suo nome

come erompean sinceri, compreso avresti come

e quanto ei sia stimato. E.... vedi questi fiori

gli furon regalati dai tuoi lavoratori,

fra un subisso d'applausi, e gli evviva a quell'idea

che cogli entusiasmi il palpito che crea.

Ecco perchè quel falso ministro di Gesù,

ti venne a dir che Guido è privo di virtù.

(cambiando tono) No, no, babbo non credergli; va dal signor curato

digli che è nell'errore, che mal lo ha giudicato,

che Guido è più di prima onesto, pio, sincero,

apostolo instancabile, e difensor del vero.

Paolo

(da ) Eccomi bello e fritto? Che cosa le rispondo?

È meglio render l'armi, se parlo mi confondo!

Infatti cosa dirle, davvero non saprei.

Verrà, verrà la suora: le risponderà lei.

Teresa

Ebben, la spina è tolta?

Paolo

Così stando le cose,

tu mutasti le spine in olezzanti rose.

Teresa

Or tocca a te, buon babbo, a fare da dottore,

giacchè tre spine anch'io mi sento in mezzo al core.

E tutte e tre mortali!!

Paolo

Cospetto! proprio tre?!

o povera fanciulla più infelice di me.

Teresa

Già e tu pur voglio credere, in olezzanti fior

vorrai mutare queste tre spine del mio cor.

Paolo

Se mi sarà possibile, non son crudele e tale

da lasciarti nel core una spina mortale.

Sentiam.

Teresa

Te ne ricordi? in questa sala stessa

il che sei partito m'hai fatta una promessa.

Paolo

Promessa se vogliamo, un po' bizzarra e strana

ma ho promesso mantengo. In fin di settimana

si faranno le nozze.

Teresa

Oh! qual felicità!

Grazie! toh, prendi un bacio, grazie, mio buon papà

Paolo

Dunque una spina è tolta; all'altra ora.

Teresa

(fra ) Coraggio.

Babbo tu pure il sai, quest'oggi è il primo Maggio.

Paolo

E cosa c'entra questo colle spine nel cor.

Teresa

È la festa solenne dei figli del lavor,

e come tutti gli altri, anche i nostri operai quest'oggi hanno fermato le spole, ed i telai.

Già: e forti delle loro leghe di resistenza

in nome dell'igiene del dritto e della scienza

chiedono patti più equi.

Paolo rimane sorpreso

 

Gli presenta la lettera.

Paolo

Tu l'hai già letta?

Teresa

Sì.

Chiedon le stesse cose che tu chiedevi un .

Paolo

Sono domande sante, ma, cara Teresina,

l'accordarlo vuol dire voler la mia rovina.

Teresa

No, no, babbo, t'inganni!

Paolo

Ma dimmi hai tu pensato

che c'è la concorrenza, e che ogni anno lo stato

ci mette nuove tasse?

Teresa

Lo so; pur troppo è vero!

Abbiam la concorrenza, ed ogni ministero

per riempir tutti i vuoti che trova nelle casse,

dopo aver ben studiato applica nuove tasse,

ma dal punto di vista ov'io guardo le cose

dove tu vedi spine io non vedo che rose,

e vedo che tu puoi senza rovinar niente

far paghi i desideri di tanta brava gente!

Paolo

Sarei davver curioso di sentirmi spiegare

quest'enigma; sapere come si possa fare,

il che sembra impossibile, aver eguale entrata,

coll'aumentar la paga, e accorciar la giornata.

Teresa

Ed io ti appago subito: Ecco insegna la scienza

con dati incontestabili, per studio ed esperienza,

che dopo la materia, è principal fattor,

d'ogni ricchezza al mondo, il genio, ed il lavor

dell'uomo intelligente, libero, forte e sano,

ed ancor ci dimostra, con le prove alla mano,

che quando una persona è schiava, e mal nutrita

non può mai esser forte, intelligente, ardita.

Ed or babbo, permettimi un'ardita domanda,

come si nutron, dimmi gli addetti a tua filanda?

dimmi ti par che possano col misero salario

di venti soldi al giorno, rifarsi il necessario

per mantenersi forti, intelligenti, e sani?

Paolo accenna di no.

Nevver? non è possibile, anzi siam ben lontani;

dunque, tu trova un po' a darle una mercede,

che possano nutrirsi come natura il chiede,

provati a lor concedere libertà sufficiente

da poter collo studio, sviluppar dalla mente

le buone facoltà che gli die' la natura,

non più quattordici ore chiusi fra quattro mura,

curvati sui telai, fra i miasmi dei cotoni,

ma l'aria sana e libera, ridona ai suoi polmoni,

oh! allora babbo mio, allor sì vedrai

quello che son capace di fare gli operai,

intelligenti, e liberi, sicuri del dimane

non più costretti a vendersi per un tozzo di pane.

 

Paolo ascolta attentamente ed è visibilmente commosso, Teresa ne approfitta, si avvicina, si siede sulle ginocchia e lo accarezza; poi parla con molta grazia.

Teresa

Non dico bene babbo?

Paolo

Parli divinamente,

ma in mezzo a tanta scienza la mia povera mente

si perde, e si confonde......... ma se non ho capito

t'accerto che mi sento commosso, intenerito.

Teresa

Ma lasciam pur da parte i detti della scienza

è question di morale, di cuore, di coscienza,

d'onestà, babbo. Via, parliamo francamente,

la tua ricchezza è in parte lavor di questa gente,

che lavora e si nutre con acqua e un po' di pane

che non lo mangerebbe neppure il nostro cane

Paolo

O questo poi...

Teresa

Ma sì; siam giusti: noi abbiamo

senza fatica alcuna tutto quel che vogliamo.

Noi che neppur sappiamo che cosa sia lavoro

abbiam sale spaziose, e sane, mentre a loro

che soffrono e lavorano per noi tutta l'annata

dato è per casa, un'umida tana, scura, ammuffata,

A noi ricche coperte, a noi morbida lana,

ad essi un po' di paglia, e spesso anche malsana

a noi tutti i piaceri, tutti i divertimenti,

a lor tutti i dolori, le privazioni, gli stenti,

essi che hanno tessuto, e tele, e sete, e lini,

hanno senza camicia i loro figliuolini,

e noi, sol perchè siamo padroni di filanda,

abbiam fin sulla soglia tela fina d'Olanda,

No, no, mio caro babbo, tu sei di cuore, onesto,

e devi a questi mali metter riparo, e presto.

Paolo

Che ingegno, che eloquenza! vedi Teresa mia,

avrai forse ragione, ma solo in teoria.

(Di dentro gli Operai cantano come alla Scena I)

Che è ciò?

Teresa

No, non m'inganno... o padre mio li senti!

Paolo

Che c'è?

Teresa

Son dessi, e vengono a chieder se acconsenti.

Eccoli che ti chiamano.

Paolo

Non mancava che questa!

Quest'oggi è un gran miracolo s'io non perdo la testa!

Teresa

Padre, padre, ma vieni (lo spinge verso la finestra)

Paolo

Sono troppo commosso.

Teresa

Soltanto a salutarli.

Paolo

Non so che dir, non posso!

Teresa

Lascia parlare il core, coraggio babbo, avanti.

 

(Paolo si trova in questo momento senza volerlo davanti alla finestra.

Paolo

Sì, sì, avete ragione son dritti sacrosanti,

Sono domande giuste, e perciò v'acconsento.

 

(Gli operai applaudono e si allontanano cantando. Paolo va a sedersi sulla poltrona come se avesse fatto una grande fatica. Teresa gli si accosta con dolcezza e le parla con molta grazia).

Teresa

Di', non ti senti, babbo, il cuore più contento!

Paolo

A far del bene sempre prova piacere il core.

Anch'io com'essi fui misero filatore,

e capirai... ma basta veniamo all'altra spina,

e poi fammi il piacere parlami, Teresina,

ch'io fremo d'impazienza; dimmi di Benedetto.

Teresa

O anche lui freme!

Paolo

E dove?

Teresa

Sotto il paterno tetto,

ed anzi non è vero, ben ch'io senta dolore

sia questa terza spina piantata nel mio core.

Paolo

No? ma ed in quale dunque?

Teresa

In quello di tuo figlio

e tu glie la torrai, se accetti il mio consiglio.

Paolo

Ma infin di che si tratta? parla!

Teresa

Ecco egli mi dice,

che tu l'hai reso l'uomo più triste ed infelice.

Paolo

Come? io?

Teresa

Sì, tu, imponendogli (e questa è cosa vera)

d'indossare la tonaca e fare una carriera

per la quale non ha inclinazion, fede

quindi ei vorrebbe (e questo per mezzo mio ti chiede)

cambiarla, egli vorrebbe studiar, sì babbo amato

ma per quella carriera cui si sente inclinato

e certo di riuscire, ed io gli ragione.

Non si può riuscir preti senza la vocazione.

Paolo

Eppur quella del prete è una nobil carriera.

Teresa

Sarà, ma a Benedetto gli par poco sincera

Egli è giovin d'ingegno, e ardito nel pensiero

anela di combattere per ciò che è giusto e vero,

mentre per far carriera fra i preti, t'assicura,

più che d'ingegno è sempre questione d'impostura;

e noi vediam difatti che ai posti superiori

arrivan sempre primi, gli scaltri, e gl'impostori.

Via, se rifletti e pensi, che anch'egli come te

ha il cuor sincero, e buono, che anch'egli come me

sente nel core i palpiti che la madre natura

ha dato per amare ad ogni creatura,

che gli ripugna l'ozio, ed il lavor ritiene

unica fonte d'ogni ricchezza, e d'ogni bene;

se tutto ciò consideri, devi farti persuaso

ch'egli ha ragione, e che non ha parlato a caso.

Paolo

E siamo sempre coi grandi paroloni

di scienza, di morale, di cuor, di vocazioni.

Di tutte queste cose io non m'intendo un zero

e tu mi fai vedere per bianco ciò che è nero,

invece sarà poi un pretesto inventato

per tralasciar gli studi.

 

 



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