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| Pietro Chiesa La vispa Teresa IntraText CT - Lettura del testo |
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Paolo e Teresa.
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Teresa |
(correndo ad abbracciarlo) Che vedo? Tu qui, babbo? E quando sei arrivato? |
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Paolo |
Fin da questa mattina. |
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Teresa |
Fin da questa mattina? E senza prevenirmi? davver quest'è carina! |
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Paolo |
Ah! figlia, figlia mia! chi mai l'avrebbe detto?! |
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Teresa |
Che cosa t'è accaduto? |
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Paolo |
Tuo fratel Benedetto... |
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Teresa |
Ebben che cosa ha fatto? |
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Paolo |
Commise una pazzia, fuggì dal seminario, e niun sa dove sia |
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Teresa |
Via babbo, tranquillizzati, tu sai che Benedetto È un giovin cui non manca il senno, e l'intelletto, quindi a pensarne male noi gli facciamo un torto, |
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Paolo |
Ma sai son tanti i casi.... e s'egli fosse morto?! |
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Teresa |
O questo no, papà. |
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Paolo |
Tu affermi ma non sai. |
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Teresa |
Io posso assicurarti ch'ei vive e che l'avrai fra poco ai piedi tuoi coperto d'ogni onore |
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Paolo |
Oh! grazie Teresina! tu m'hai tolto dal core una spina mortale, tu mi ridai la vita. |
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Teresa |
Ordunque via quel broncio, facciamola finita con quell'austerità. |
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Paolo |
Non ancor signorina. |
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Teresa |
Perchè? forse nel core ti punge un'altra spina? O povero papà, ed è mortale anch'essa? (Paolo accenna di sì) E chi te l'ha confitta?! |
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Paolo |
Tu figlia mia, tu stessa. |
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Teresa |
Io? Ma come il potei da te tanto lontano? |
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Paolo |
Via non scherzar Teresa, ogni diniego è vano. |
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Teresa |
Babbo, finchè mi parli ravvolto nel mistero, Ti sfiati inutilmente, non ci capisco un zero. Parla più chiaro, via, buon babbo, te ne prego. |
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Paolo |
Ecco, volevo dire, non so se ben mi spiego, che fummo troppo ingenui, io vecchio e tu fanciulla errammo entrambi figlia. Non sospettammo nulla. |
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Teresa |
Errammo? Ma in che modo? con chi? Via, babbo caro, neppur questo mi sembra linguaggio troppo chiaro. |
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Paolo |
Ecco, volevo dirti (ci siam) che in Guido, tu credesti amare, o figlia, un giovin di virtù, ed io stesso credendolo al par di te virtuoso, volente acconsentivo a dartelo in isposo. Ma ci siamo ingannati; non era, e non è tale |
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Teresa |
E questo te l'ha detto, nevvero, Don Pasquale? |
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Paolo |
Sì, lui, precisamente; e tu, Teresa sai che Don Pasqual non mente, e non s'inganna mai. |
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Teresa |
È il suo calunniatore; e benchè sia curato, non ho timore a dirglielo, è un gran mal'educato. Ma insomma, che ha mai fatto per non essere più, come il credesti allora, un giovin di virtù? |
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Paolo |
Teresa, via, tu bene conosci il suo pensiero e sai che cosa ha fatto nel tempo ch'io non c'ero. |
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Teresa |
Sì, è ver, quel ch'egli ha fatto lo so, e ben meglio assai di quel tuo Don Pasquale che non s'inganna mai. Ma ancora so che è sempre come prima virtuoso, che tu me l'hai promesso, e che sarà mio sposo. |
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Paolo |
Tu sai come la pensa, ch'è da tutti sfuggito (con meraviglia) e persisti ad amarlo? volerlo per marito? |
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Teresa |
Anzi per quel che ha fatto l'amo più ardentemente, non solo, ma vi vanto, parlando francamente, d'esserle stata anch'io compagna di lavor. |
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Paolo |
Santi del ciel che sento! che scandalo! che orror! |
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Teresa |
Scandalo, orror tu chiami, insegnare all'oppresso, che cosa sia lavoro, che cosa sia progresso? No, no, babbo, non credere! Don Pasquale ha mentito Non è vero che Guido da tutti sia sfuggito. A tutti del villaggio la sua persona è cara d'averlo in compagnia qui tutti vanno a gara, gli operai tutti l'amano come un vero fratello, e le fanciulle dicono, che è buono quanto è bello. I contadini, parlano di lui con riverenza; sovente anzi l'invitano, per qualche conferenza. Ed ancor ieri sera ov'egli andò a parlare tutto il villaggio accorse desioso di ascoltare la sua parola affabile sincera convincente, nemmeno in chiesa a predica v'accorre tanta gente. Eppure c'era un ordine, c'era un silenzio tale che volando una mosca sentivi il batter d'ale. Oh se avesti veduto quei buoni parrocchiani commossi fino al pianto come battean le mani! Oh! se avesti udito quegli evviva al suo nome come erompean sinceri, compreso avresti come e quanto ei sia stimato. E.... vedi questi fiori gli furon regalati dai tuoi lavoratori, fra un subisso d'applausi, e gli evviva a quell'idea che dà cogli entusiasmi il palpito che crea. Ecco perchè quel falso ministro di Gesù, ti venne a dir che Guido è privo di virtù. (cambiando tono) No, no, babbo non credergli; va dal signor curato digli che è nell'errore, che mal lo ha giudicato, che Guido è più di prima onesto, pio, sincero, apostolo instancabile, e difensor del vero. |
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Paolo |
(da sè) Eccomi bello e fritto? Che cosa le rispondo? È meglio render l'armi, se parlo mi confondo! Infatti cosa dirle, davvero non saprei. Verrà, verrà la suora: le risponderà lei. |
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Teresa |
Ebben, la spina è tolta? |
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Paolo |
Così stando le cose, tu mutasti le spine in olezzanti rose. |
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Teresa |
Or tocca a te, buon babbo, a fare da dottore, giacchè tre spine anch'io mi sento in mezzo al core. E tutte e tre mortali!! |
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Paolo |
Cospetto! proprio tre?! o povera fanciulla più infelice di me. |
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Teresa |
Già e tu pur voglio credere, in olezzanti fior vorrai mutare queste tre spine del mio cor. |
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Paolo |
Se mi sarà possibile, non son crudele e tale da lasciarti nel core una spina mortale. Sentiam. |
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Teresa |
Te ne ricordi? in questa sala stessa il dì che sei partito m'hai fatta una promessa. |
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Paolo |
Promessa se vogliamo, un po' bizzarra e strana ma ho promesso mantengo. In fin di settimana si faranno le nozze. |
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Teresa |
Oh! qual felicità! Grazie! toh, prendi un bacio, grazie, mio buon papà |
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Paolo |
Dunque una spina è tolta; all'altra ora. |
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Teresa |
(fra sè) Coraggio. Babbo tu pure il sai, quest'oggi è il primo Maggio. |
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Paolo |
E cosa c'entra questo colle spine nel cor. |
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Teresa |
È la festa solenne dei figli del lavor, e come tutti gli altri, anche i nostri operai quest'oggi hanno fermato le spole, ed i telai. Già: e forti delle loro leghe di resistenza in nome dell'igiene del dritto e della scienza chiedono patti più equi. |
Paolo rimane sorpreso |
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Gli presenta la lettera. |
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Paolo |
Tu l'hai già letta? |
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Teresa |
Sì. Chiedon le stesse cose che tu chiedevi un dì. |
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Paolo |
Sono domande sante, ma, cara Teresina, l'accordarlo vuol dire voler la mia rovina. |
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Teresa |
No, no, babbo, t'inganni! |
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Paolo |
Ma dimmi hai tu pensato che c'è la concorrenza, e che ogni anno lo stato ci mette nuove tasse? |
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Teresa |
Lo so; pur troppo è vero! Abbiam la concorrenza, ed ogni ministero per riempir tutti i vuoti che trova nelle casse, dopo aver ben studiato applica nuove tasse, ma dal punto di vista ov'io guardo le cose dove tu vedi spine io non vedo che rose, e vedo che tu puoi senza rovinar niente far paghi i desideri di tanta brava gente! |
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Paolo |
Sarei davver curioso di sentirmi spiegare quest'enigma; sapere come si possa fare, il che sembra impossibile, aver eguale entrata, coll'aumentar la paga, e accorciar la giornata. |
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Teresa |
Ed io ti appago subito: Ecco insegna la scienza con dati incontestabili, per studio ed esperienza, che dopo la materia, è principal fattor, d'ogni ricchezza al mondo, il genio, ed il lavor dell'uomo intelligente, libero, forte e sano, ed ancor ci dimostra, con le prove alla mano, che quando una persona è schiava, e mal nutrita non può mai esser forte, intelligente, ardita. Ed or babbo, permettimi un'ardita domanda, come si nutron, dimmi gli addetti a tua filanda? dimmi ti par che possano col misero salario di venti soldi al giorno, rifarsi il necessario per mantenersi forti, intelligenti, e sani? Paolo accenna di no. Nevver? non è possibile, anzi siam ben lontani; dunque, tu trova un po' a darle una mercede, che possano nutrirsi come natura il chiede, provati a lor concedere libertà sufficiente da poter collo studio, sviluppar dalla mente le buone facoltà che gli die' la natura, non più quattordici ore chiusi fra quattro mura, curvati sui telai, fra i miasmi dei cotoni, ma l'aria sana e libera, ridona ai suoi polmoni, oh! allora babbo mio, allor sì vedrai quello che son capace di fare gli operai, intelligenti, e liberi, sicuri del dimane non più costretti a vendersi per un tozzo di pane. |
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Paolo ascolta attentamente ed è visibilmente commosso, Teresa ne approfitta, si avvicina, si siede sulle ginocchia e lo accarezza; poi parla con molta grazia. |
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Teresa |
Non dico bene babbo? |
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Paolo |
Parli divinamente, ma in mezzo a tanta scienza la mia povera mente si perde, e si confonde......... ma se non ho capito t'accerto che mi sento commosso, intenerito. |
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Teresa |
Ma lasciam pur da parte i detti della scienza è question di morale, di cuore, di coscienza, d'onestà, babbo. Via, parliamo francamente, la tua ricchezza è in parte lavor di questa gente, che lavora e si nutre con acqua e un po' di pane che non lo mangerebbe neppure il nostro cane |
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Paolo |
O questo poi... |
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Teresa |
Ma sì; siam giusti: noi abbiamo senza fatica alcuna tutto quel che vogliamo. Noi che neppur sappiamo che cosa sia lavoro abbiam sale spaziose, e sane, mentre a loro che soffrono e lavorano per noi tutta l'annata dato è per casa, un'umida tana, scura, ammuffata, A noi ricche coperte, a noi morbida lana, ad essi un po' di paglia, e spesso anche malsana a noi tutti i piaceri, tutti i divertimenti, a lor tutti i dolori, le privazioni, gli stenti, essi che hanno tessuto, e tele, e sete, e lini, hanno senza camicia i loro figliuolini, e noi, sol perchè siamo padroni di filanda, abbiam fin sulla soglia tela fina d'Olanda, No, no, mio caro babbo, tu sei di cuore, onesto, e devi a questi mali metter riparo, e presto. |
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Paolo |
Che ingegno, che eloquenza! vedi Teresa mia, avrai forse ragione, ma solo in teoria. (Di dentro gli Operai cantano come alla Scena I) Che è ciò? |
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Teresa |
No, non m'inganno... o padre mio li senti! |
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Paolo |
Che c'è? |
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Teresa |
Son dessi, e vengono a chieder se acconsenti. Eccoli che ti chiamano. |
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Paolo |
Non mancava che questa! Quest'oggi è un gran miracolo s'io non perdo la testa! |
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Teresa |
Padre, padre, ma vieni (lo spinge verso la finestra) |
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Paolo |
Sono troppo commosso. |
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Teresa |
Soltanto a salutarli. |
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Paolo |
Non so che dir, non posso! |
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Teresa |
Lascia parlare il core, coraggio babbo, avanti. |
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(Paolo si trova in questo momento senza volerlo davanti alla finestra. |
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Paolo |
Sì, sì, avete ragione son dritti sacrosanti, Sono domande giuste, e perciò v'acconsento. |
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(Gli operai applaudono e si allontanano cantando. Paolo va a sedersi sulla poltrona come se avesse fatto una grande fatica. Teresa gli si accosta con dolcezza e le parla con molta grazia). |
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Teresa |
Di', non ti senti, babbo, il cuore più contento! |
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Paolo |
A far del bene sempre prova piacere il core. Anch'io com'essi fui misero filatore, e capirai... ma basta veniamo all'altra spina, e poi fammi il piacere parlami, Teresina, ch'io fremo d'impazienza; dimmi di Benedetto. |
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Teresa |
O anche lui freme! |
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Paolo |
E dove? |
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Teresa |
Sotto il paterno tetto, ed anzi non è vero, ben ch'io senta dolore sia questa terza spina piantata nel mio core. |
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Paolo |
No? ma ed in quale dunque? |
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Teresa |
In quello di tuo figlio e tu glie la torrai, se accetti il mio consiglio. |
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Paolo |
Ma infin di che si tratta? parla! |
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Teresa |
Ecco egli mi dice, che tu l'hai reso l'uomo più triste ed infelice. |
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Paolo |
Come? io? |
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Teresa |
Sì, tu, imponendogli (e questa è cosa vera) d'indossare la tonaca e fare una carriera per la quale non ha nè inclinazion, nè fede quindi ei vorrebbe (e questo per mezzo mio ti chiede) cambiarla, egli vorrebbe studiar, sì babbo amato ma per quella carriera cui si sente inclinato e certo di riuscire, ed io gli dò ragione. Non si può riuscir preti senza la vocazione. |
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Paolo |
Eppur quella del prete è una nobil carriera. |
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Teresa |
Sarà, ma a Benedetto gli par poco sincera Egli è giovin d'ingegno, e ardito nel pensiero anela di combattere per ciò che è giusto e vero, mentre per far carriera fra i preti, t'assicura, più che d'ingegno è sempre questione d'impostura; e noi vediam difatti che ai posti superiori arrivan sempre primi, gli scaltri, e gl'impostori. Via, se rifletti e pensi, che anch'egli come te ha il cuor sincero, e buono, che anch'egli come me sente nel core i palpiti che la madre natura ha dato per amare ad ogni creatura, che gli ripugna l'ozio, ed il lavor ritiene unica fonte d'ogni ricchezza, e d'ogni bene; se tutto ciò consideri, devi farti persuaso ch'egli ha ragione, e che non ha parlato a caso. |
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Paolo |
E siamo sempre lì coi grandi paroloni di scienza, di morale, di cuor, di vocazioni. Di tutte queste cose io non m'intendo un zero e tu mi fai vedere per bianco ciò che è nero, invece sarà poi un pretesto inventato per tralasciar gli studi. |
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