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III.
- Morta! ripetè Lorenzo
fuggendo cogli occhietti grigi e maligni lo sguardo dritto, levato della suora
di carità.
- Da due ore... La vuol
vedere?...
E senza aspettare
risposta, la monaca sollevò uno dei candelieri, tirò in là una delle cortine e
fece cadere la luce gialla dalla candela sul volto della morta.
Una gran placidezza
s'era diffusa su quel volto fattosi del colore del vecchio avorio; ne spirava
quel non so che di solenne e di sacro, che dà ai lineamenti umani la morte.
A quella infelice la Provvidenza non aveva concesso l'inestimabile privilegio della donna che è la bellezza;
irregolari i tratti, cinerea la carnagione, povera la capigliatura, troppo
sporgente e a bozze la fronte, incavate le guancie, meno candidi i denti; un
pregio solo: una grande aria di bontà a cui si aggiungeva la timidezza del
debole.
- Luisa! esclamò Lorenzo
facendo un passo verso il letto: ma il suono di quel nome pronunciato dalla sua
voce parve stupirlo, infondergli non so qual paura. Anche dalla vista di quel
placido volto di cadavere fuggirono i suoi occhî irrequieti. Egli chinò il capo
e mormorò piano:
- Morta!... Poveretta!
- Vuol sentire le ultime
parole che ella disse?
Lorenzo, sempre
guardando in terra, accennò di sì col capo.
- Si fece portare il
bambino, e baciandolo mormorava: «lo raccomando, lo raccomando...» È certamente
a lei che voleva raccomandarlo.
Lograve fece sgusciare
verso la monaca una ratta guardatura maligna.
- Sono suo padre, disse
con voce cupa non ho bisogno che mi venga raccomandato... E hanno lasciato lei
sola qui? s'affrettò a soggiungere per cambiar discorso.
- Sì.
- Non istà bene.
- È il mio ufficio
questo, e non ho bisogno di ajuto nè di compagnìa per compirlo.
E tornò
all'inginocchiatojo a pregare. Lograve rimase un momento esitante, quasi
perplesso.
- E... la governante?
domandò poi abbassando ancora la voce.
- Si è ritirata
anch'essa, rispose la monaca senza voltarsi.
Il vedovo andò al camino
dove ardeva un buon fuoco, sedette e si diede a fissare le fiamme che danzavano
sui tizzi. Regnava il più profondo silenzio. La monaca stava immobile
sull'inginocchiatojo a pregare; il marito di quella morta immobile a
contemplare il fuoco acceso. Egli non aveva l'ipocrisìa d'una lagrima. Non si
poteva dire che sentisse rimorso; ma un grave fastidio l'occupava; il pensiero
dell'irrevocabile, dell'irrimediabile, gli era come un peso al cervello.
Questo, stanco dalla veglia e dalle emozioni del giuoco, cadeva di quando in
quando in una specie di vaneggiamento in cui le idee si confondevano
scambiandosi in imagini spropositate, come quelle dei sogni, e, pur rimanendo
sveglio, perdeva la percezione esatta delle cose e del tempo.
A un punto uno dei
tizzi, a metà consumato dalla fiamma, cadde e rotolò giù dal focolare: Lorenzo
si riscosse, prese affrettatamente le molle, raggiustò la legna, e sbadatamente
si mise a battere sui tizzi; ma in quel silenzio di morte il rumore prodotto
gli parve enorme, scandaloso. Egli si drizzò in piedi, depose pianamente le
molle, guardò di sfuggita verso il letto, e con passo guardingo uscì dalla
camera.
Lungo il corridojo, a
capo del quale era la sua camera, Lorenzo passò dinanzi ad un uscio e si fermò
esitante: un forte russare venne ad avvertirlo che la Marianna ci dormiva profondamente. Fece un atto quasi di dispetto, e continuò la sua strada.
Giunto nella sua camera, vi si rinchiuse, accese una lampada, poichè il giorno
non era abbastanza chiaro, e passeggiò un poco su e giù, colle braccia
incrociate, il capo chino, più curve del solito le spalle grosse. Poi sentì un
gran freddo invaderlo con un malessere di tutta la persona.
Spense il lume, si buttò
sul letto vestito come era, e si avvoltolò ben bene nella coperta imbottita. La
stanchezza della veglia lo opprimeva, il calore a grado gli rianimava il
sangue, gli parve di potersi addormentare anche lui, e se ne rallegrò tutto.
Chiuse gli occhî, stette immobile e aspettò con intenso desiderio questo sonno
benefico.
Ma no, ch'esso non
venne. Tornavano invece le imagini strane; prima senza senso, senza nesso,
spropositate, confuse; quindi a poco a poco più nette e precise; le imagini di
tutto il suo passato, che si posero a sfilargli innanzi alla mente, insistenti
alcune, le più spiacevoli ribelli alla sua volontà, che si sforzava a scacciare
lontano.
Ed ecco qual era il suo
passato.
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