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Giovanni Rajberti
Sul gatto

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Esordio

 

Quando alcun uomo si rende celebre per potente individualità di carattere o d'ingegno, io mi sento portato, senza volerlo, a riflettere qual sia la bestia ch'egli maggiormente rassomigli. E ciò in forza d'una persuasione: che la vera originalità sia dote esclusiva dei bruti, mentre gli uomini, dal più al meno, siano sempre imitatori. Strappati tutti alla natura e posti sotto al giogo delle convenzioni, hanno studi da ficcarsi in capo per forza, esempi obbligati ai quali uniformarsi, vie prestabilite a seguire: insomma non fanno che imitare e copiare; e il peggio si è che d'ordinario riescono copie cattive e meschine per le incertezze del criterio e il perpetuo conflitto delle opposte passioni. Ma le bestie, guidate dal solo istinto, e in balìa al natural talento, hanno abiti e costumi pronunciatissimi, forti, costanti, sono eternamente uguali a se stesse per virtù propria e innata, senza modelli mai, senza pregiudizi, senza aberramenti di educazione.

I poeti, i filosofi, i dotti di tutte le nazioni, anzi tutte le nazioni in massa, rendono testimonianza di questa verità: essendoché dalle similitudini dell'epopea fino ai proverbi della plebe è un continuo confrontare gli uomini alle bestie come le imitazioni agli originali. Se siamo tardi d'ingegno, ci chiamano buoi; se sudici e corpulenti, porci; se villani e selvatici, orsi; se ignoranti, asini. Chi ripete i discorsi altrui, è un pappagallo; chi riproduce le altrui azioni, è una scimmia; chi esercita un poco di usura a sollievo dei disperati, è una mignatta. Patite le distrazioni? vi dan dell'allocco. Siete uomo di tutti i colori? vi dicono camaleonte. Siete astuto? oh che volpe! Siete vorace? oh che lupo! Oh che talpa! se non vedete le cose più chiare. Oh che mulo! se siete pertinace. Oh che gufo! se aborrite la luce della verità. La donna iraconda e vendicativa è una vipera, la volubile è farfalla, civetta la lusinghiera, e coloro che cascano sotto le sue smorfie si dicono merlotti.

Ma qui, osserverà taluno, non si tratta che di qualità viziose. Oh, è appunto nelle virtù che l'uomo è sovranamente bestiale, cosicché il sommo della lode, anzi dell'adulazione, sta nel significare che egli imita bene alcun bruto. La forza con generosità (e anche senza) ha l'eterno suo modello nel leone. La fedeltà e l'amicizia hanno per tipo inevitabile il cane, che da secoli innumerevoli è il pensierino arcadico di tutti gli scalpelli. Gli amanti teneri si dicono colombe; gli ingegni sublimi, aquile; i buoni poeti, cigni. Chi ha acuto l'occhio della mente vien paragonato alla lince; chi fa risparmio pei futuri bisogni si chiama provvido come la formica; perfin l'eclettico è un'ape che succhia il meglio da ogni fiore. Insomma, stimo bravo chi mi sa trovare un individuo solo, che, in bene o in male, non rassomigli a tre o quattro bestie almeno. Anzi è ragionevole il credere che l'uomo si chiami re degli animali per questo che sa far compendio in sé delle tante virtù sparse in tutto il regno animale. Ma siffatta attitudine enciclopedica è quella appunto che toglie alla specie umana ogni vanto di originalità. Parmi dunque che chi voglia aspirare a simil lode dovrebbe ridursi all'imitazione di un solo tipo, intendo di una bestia sola, per riuscire almeno qualche cosa di mercato e definibile. Né da ciò vorrei duramente concludere che non si possa essere a tempo e luogo rettili o falchi, pecore o lupi, conigli o leoni, secondo i dettami della prudenza: oibò! Concesso nelle speciali opportunità il tesoreggiare delle sublimi e varie lezioni di tutta la natura vivente, dico che nelle ordinarie fasi della vita è d'uopo uniformarsi a un solo modello.

E quale sarà questo? Se è vero che mèta d'ogni umano operare debba essere la sapienza e la felicità; il nostro tipo vuol essere il gatto; perché il gatto è fra tutte le bestie la più sapiente e, per necessaria conseguenza, la più felice: giacché imparammo nelle scuole dalla sola sapienza derivare la felicità. Ed ecco quanto mi accingo a dimostrare se mi onorate di cortese attenzione. Che se ai chiaroveggenti paresse esser troppa l'evidenza del mio assunto per abbisognar delle prove, facciano conto di assistere alla solenne rivendicazione della fama del gatto, iniquamente oltraggiata da rancidi pregiudizi e da osservazioni superficiali. Opera sarà questa non indegna del nostro secolo filosofico, tutto inteso a sradicar vecchi errori, ad apprezzare i meriti e le riputazioni, a riparare coi monumenti marmorei l'ingratitudine delle passate generazioni: e tutto ciò al lume della moderna critica perspicace che, a guisa d'un canocchiale, ingrandisce gli uomini piccoli e impiccolisce gli uomini grandi, secondo che si guarda da una parte o dall'altra.

E tu, o animal grazioso e benigno, feconda il mio dire; mettiti dinnanzi alla mia memoria nel multiforme esercizio de' tuoi talenti, nelle ardue prove della tua prudenza, nelle estasi soavi degli ozi tuoi: sicché, inspirato dalla nuova sapienza del tema, io compia un lavoro degno dell'epoca, e degnissimo delle lettere italiane.




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