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Quando alcun uomo si rende celebre per
potente individualità di carattere o d'ingegno, io mi sento portato, senza
volerlo, a riflettere qual sia la bestia ch'egli maggiormente rassomigli. E ciò
in forza d'una persuasione: che la vera originalità sia dote esclusiva dei
bruti, mentre gli uomini, dal più al meno, siano sempre imitatori. Strappati
tutti alla natura e posti sotto al giogo delle convenzioni, hanno studi da
ficcarsi in capo per forza, esempi obbligati ai quali uniformarsi, vie
prestabilite a seguire: insomma non fanno che imitare e copiare; e il peggio si
è che d'ordinario riescono copie cattive e meschine per le incertezze del
criterio e il perpetuo conflitto delle opposte passioni. Ma le bestie, guidate
dal solo istinto, e in balìa al natural talento, hanno abiti e costumi
pronunciatissimi, forti, costanti, sono eternamente uguali a se stesse per
virtù propria e innata, senza modelli mai, senza pregiudizi, senza aberramenti
di educazione.
I poeti, i filosofi, i dotti di tutte le
nazioni, anzi tutte le nazioni in massa, rendono testimonianza di questa
verità: essendoché dalle similitudini dell'epopea fino ai proverbi della plebe
è un continuo confrontare gli uomini alle bestie come le imitazioni agli
originali. Se siamo tardi d'ingegno, ci chiamano buoi; se sudici e corpulenti,
porci; se villani e selvatici, orsi; se ignoranti, asini. Chi ripete i discorsi
altrui, è un pappagallo; chi riproduce le altrui azioni, è una scimmia; chi
esercita un poco di usura a sollievo dei disperati, è una mignatta. Patite le
distrazioni? vi dan dell'allocco. Siete uomo di tutti i colori? vi dicono
camaleonte. Siete astuto? oh che volpe! Siete vorace? oh che lupo! Oh che
talpa! se non vedete le cose più chiare. Oh che mulo! se siete pertinace. Oh
che gufo! se aborrite la luce della verità. La donna iraconda e vendicativa è
una vipera, la volubile è farfalla, civetta la lusinghiera, e coloro che
cascano sotto le sue smorfie si dicono merlotti.
Ma qui, osserverà taluno, non si tratta che
di qualità viziose. Oh, è appunto nelle virtù che l'uomo è sovranamente
bestiale, cosicché il sommo della lode, anzi dell'adulazione, sta nel
significare che egli imita bene alcun bruto. La forza con generosità (e anche
senza) ha l'eterno suo modello nel leone. La fedeltà e l'amicizia hanno per
tipo inevitabile il cane, che da secoli innumerevoli è il pensierino arcadico
di tutti gli scalpelli. Gli amanti teneri si dicono colombe; gli ingegni
sublimi, aquile; i buoni poeti, cigni. Chi ha acuto l'occhio della mente vien
paragonato alla lince; chi fa risparmio pei futuri bisogni si chiama provvido
come la formica; perfin l'eclettico è un'ape che succhia il meglio da ogni
fiore. Insomma, stimo bravo chi mi sa trovare un individuo solo, che, in bene o
in male, non rassomigli a tre o quattro bestie almeno. Anzi è ragionevole il
credere che l'uomo si chiami re degli animali per questo che sa far compendio
in sé delle tante virtù sparse in tutto il regno animale. Ma siffatta
attitudine enciclopedica è quella appunto che toglie alla specie umana ogni
vanto di originalità. Parmi dunque che chi voglia aspirare a simil lode
dovrebbe ridursi all'imitazione di un solo tipo, intendo di una bestia sola,
per riuscire almeno qualche cosa di mercato e definibile. Né da ciò vorrei
duramente concludere che non si possa essere a tempo e luogo rettili o falchi,
pecore o lupi, conigli o leoni, secondo i dettami della prudenza: oibò!
Concesso nelle speciali opportunità il tesoreggiare delle sublimi e varie
lezioni di tutta la natura vivente, dico che nelle ordinarie fasi della vita è
d'uopo uniformarsi a un solo modello.
E quale sarà questo? Se è vero che mèta
d'ogni umano operare debba essere la sapienza e la felicità; il nostro tipo
vuol essere il gatto; perché il gatto è fra tutte le bestie la più sapiente e,
per necessaria conseguenza, la più felice: giacché imparammo nelle scuole dalla
sola sapienza derivare la felicità. Ed ecco quanto mi accingo a dimostrare se
mi onorate di cortese attenzione. Che se ai chiaroveggenti paresse esser troppa
l'evidenza del mio assunto per abbisognar delle prove, facciano conto di
assistere alla solenne rivendicazione della fama del gatto, iniquamente
oltraggiata da rancidi pregiudizi e da osservazioni superficiali. Opera sarà
questa non indegna del nostro secolo filosofico, tutto inteso a sradicar vecchi
errori, ad apprezzare i meriti e le riputazioni, a riparare coi monumenti
marmorei l'ingratitudine delle passate generazioni: e tutto ciò al lume della
moderna critica perspicace che, a guisa d'un canocchiale, ingrandisce gli
uomini piccoli e impiccolisce gli uomini grandi, secondo che si guarda da una
parte o dall'altra.
E tu, o animal grazioso e benigno,
feconda il mio dire; mettiti dinnanzi alla mia memoria nel multiforme esercizio
de' tuoi talenti, nelle ardue prove della tua prudenza, nelle estasi soavi
degli ozi tuoi: sicché, inspirato dalla nuova sapienza del tema, io compia un
lavoro degno dell'epoca, e degnissimo delle lettere italiane.
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