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Ma il gatto! Oh, il gatto ha saputo
scegliersi il miglior posto possibile nella storia naturale. Egli si è così ben
collocato in mezzo alla più raffinata civiltà e alla più selvaggia
indipendenza, da prendere tutto il buono e schivar tutto il cattivo dei due
stati. Nel che parmi aver esso praticata e indicata al mondo fin dal principio
dei secoli la gran teoria del giusto mezzo, della quale osano
menar vanto d'invenzione i politici moderni, e che non è mai tanto bene
applicata, come all'arte difficilissima e sublime di godere la vita. Vediamo il
nostro eroe in azione.
Nasce appena un micino, e già vien liberato da
ogni concorrenza di fratelli e sorelle, che d'ordinario si sacrificano per
accumulare sopra lui solo tutti i vantaggi d'una esistenza invidiata. È
l'applicazione un po' rigida e assoluta del sistema dei maggioraschi, anzi ne è
l'ultimo perfezionamento. I fanciulletti sentono con maraviglia che fu portato
in casa un gattino, come di quando in quando si porta in casa un fratellino; e
corrono a vederlo, a lodarlo, a toccarlo, a fargli intorno festa e baccano.
La gatta madre, che alla vista d'una faccia
forestiera e sospetta diventerebbe una tigre, tollera pazientemente quel
parapiglia, quasi se ne compiace, e appena con un lieve lamento (brrgnin)
indica al più inquieto i doveri della discretezza. Ciò proviene da quell'alto
grado di avvedutezza e di tatto sociale che distingue da tutti i bruti il
gatto: il quale talvolta s'avanza franco e cordiale a provocare le carezze
ruvide e pesanti d'uno sconosciuto che abbia cera da galantuomo; tal'altra
batte il largo e sta guardingo, né si lascia per offerte o per moine avvicinare
da chi dà il più lieve sentore di voler tendere una gherminella. Pare ch'ei
legga nel cuore, e indovini le male intenzioni; e il solo vedersi molto
desiderato senza un perché, gli basta per mettersi nel più alto grado di
diffidenza. Peccato, che lezioni così chiare, giornaliere, domestiche, vadano
perdute per l'umanità. Quale risparmio di guai dolorosi e di amari pentimenti,
se tanti imparassero dal gatto ad essere cauti colle persone nuove, a non
aprire il cuore al primo adulatore, a non far lega d'interessi col primo
imbroglione che capita tra' piedi!
Cresce il nostro piccolo amico tra le
carezze e le premure della famiglia, delibando ottimi brodi, e gustando i più
ghiotti bocconi appena che le forze dei denti e del ventricolo gliel permettono.
Questo benessere fisico e morale sviluppa in lui i sentimenti dell'allegria e
della giovialità, che coll'età adulta si modificheranno in placida e composta
serenità di spirito conducente all'ozio e alla vita contemplativa. Vedetelo:
egli si trastulla anche da solo, perché il gatto, d'ordinario, basta a se
stesso. Un nastro che penda da una seggiola, una frangia, di coperta da letto,
un gomitolo di refe mal custodito, tutto gli serve d'onesto passatempo. In
mancanza d'altri stromenti, egli si diverte perfino colla propria coda, e
correndo dietro alla medesima che sempre gli scappa, è forse stato il primo che
suggerì ai sofisti l'idea del circolo vizioso. Manomette il cappellino della
signora, e il berretto del padrone; poi va ad accomodarvisi dentro nelle più
ridicole positure: egli solo non ride, perché i veri e bravi buffoni non ridono
mai; me ne appello agli enfatici declamatori umanitari.
Se poi lo aiutate a giocare, vi tien testa
per ore ed ore. Una bacchettina che gli agitiate davanti, una pallottola di
carta che gli gettiate a' piedi, lo fanno correre, saltellare, guizzare, che è
una meraviglia. Alla sera è una gara tra i fanciulli per aver micino
in letto; dove egli ha la bontà di seguirvi fin sotto le coperte e conciliarvi
il sonno colla blanda musica del suo fron fron.
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