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Il gatto, non amando che le proprie
abitudini, si affeziona piuttosto alla casa dove nacque che alle persone colle
quali vive. Se queste cambiano d'abitazione, egli d'ordinario resta con chi
subentra, e per massima non approva il San Michele, se non quanto gli procura
una più abbondante caccia di topi. Dunque egli sta di casa in casa sua, intendo
nella sua casa paterna, della quale in fin dei conti è il vero e assoluto
padrone.
E non ischerzo. A chi altri credete voi che
competa questo titolo? Forse a colui che l'ha comprata o ereditata? L'infelice
paga l'imposta e la sovrimposta, e poi altra tassa se vuol garantirsi dagli
incendi; e poi deve sentire dagli inquilini cento rimproveri e minaccie e
pretensioni indiscrete; e per non veder la casa deperire colla rapidità d'una
donna che invecchia, esser sempre a discrezione del capomastro, dei fabbri, dei
muratori, dei falegnami; talvolta perdere gli affitti, tal'altra dover
ricorrere alle più odiose violenze per riscuoterli; e di quando in quando, così
per varietà, sentirsi trascinato pe' capelli in qualche furiosa lite di turbato
possesso.
Letterati e poeti, siete pur giudiziosi a
mantenervi sempre lontani da siffatte molestie; giacché, a mio debole avviso,
basta la metà di tanti malanni perché il così detto padrone di casa debba anzi
chiamarsi il suo umilissimo servitore; e gli uomini di genio non devono mai
servire che alle proprie inspirazioni.
Chiameremo forse padroni gli inquilini? Oh
poveri diavoli, che pagano orrende tasse semestrali pel diritto di non dormire
in mezzo alle strade! che in forza di ferree investiture non possono né andare
né restare a loro piacimento! che han bel gridare pel camino che manda fumo,
per le finestre che mandano aria, per le soffitte che mandano acqua, pel pozzo
che manda fango, pel pavimento che manda polvere, pei muri che mandano cimici;
e mai non ottengono provvedimento.
Riconoscete una volta questa grande verità,
che l'unico e vero padrone della casa è il gatto: anche per la ragione che egli
è il solo a goderla e abitarla tutta quanta, dallo studio alla dispensa, dalla
cantina al tetto, dalla rimessa al fienile, dall'oscuro sottoscala all'aperto
giardino, dove s'arrampica sugli alberi, gira sulle viti, passeggia pei
muriccioli. Egli va in tutti i luoghi inaccessibili all'uomo: sulla piccionaia,
sulla gronda del tetto, in cima alla torretta del fumaiolo, sul mezzo mattone
d'un muro addentellato, se pur v'è tanto spazio da starvi quattro zampe
raccolte; e quando lo vedete spingersi, addattarsi, rannicchiarsi in qualche
sito incomodo, difficile, pericoloso, e vi nasce desiderio di sapere perché
egli vada a ficcarsi proprio colà, fate conto che egli ci vada per la sola
ragione che è padrone di andarvi, e che dal più al meno vuol godere la sua casa
tutta quanta.
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