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Giovanni Rajberti
Sul gatto

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  • Il gatto vero padrone della casa
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Il gatto vero padrone della casa

 

Il gatto, non amando che le proprie abitudini, si affeziona piuttosto alla casa dove nacque che alle persone colle quali vive. Se queste cambiano d'abitazione, egli d'ordinario resta con chi subentra, e per massima non approva il San Michele, se non quanto gli procura una più abbondante caccia di topi. Dunque egli sta di casa in casa sua, intendo nella sua casa paterna, della quale in fin dei conti è il vero e assoluto padrone.

E non ischerzo. A chi altri credete voi che competa questo titolo? Forse a colui che l'ha comprata o ereditata? L'infelice paga l'imposta e la sovrimposta, e poi altra tassa se vuol garantirsi dagli incendi; e poi deve sentire dagli inquilini cento rimproveri e minaccie e pretensioni indiscrete; e per non veder la casa deperire colla rapidità d'una donna che invecchia, esser sempre a discrezione del capomastro, dei fabbri, dei muratori, dei falegnami; talvolta perdere gli affitti, tal'altra dover ricorrere alle più odiose violenze per riscuoterli; e di quando in quando, così per varietà, sentirsi trascinato pe' capelli in qualche furiosa lite di turbato possesso.

Letterati e poeti, siete pur giudiziosi a mantenervi sempre lontani da siffatte molestie; giacché, a mio debole avviso, basta la metà di tanti malanni perché il così detto padrone di casa debba anzi chiamarsi il suo umilissimo servitore; e gli uomini di genio non devono mai servire che alle proprie inspirazioni.

Chiameremo forse padroni gli inquilini? Oh poveri diavoli, che pagano orrende tasse semestrali pel diritto di non dormire in mezzo alle strade! che in forza di ferree investiture non possono né andarerestare a loro piacimento! che han bel gridare pel camino che manda fumo, per le finestre che mandano aria, per le soffitte che mandano acqua, pel pozzo che manda fango, pel pavimento che manda polvere, pei muri che mandano cimici; e mai non ottengono provvedimento.

Riconoscete una volta questa grande verità, che l'unico e vero padrone della casa è il gatto: anche per la ragione che egli è il solo a goderla e abitarla tutta quanta, dallo studio alla dispensa, dalla cantina al tetto, dalla rimessa al fienile, dall'oscuro sottoscala all'aperto giardino, dove s'arrampica sugli alberi, gira sulle viti, passeggia pei muriccioli. Egli va in tutti i luoghi inaccessibili all'uomo: sulla piccionaia, sulla gronda del tetto, in cima alla torretta del fumaiolo, sul mezzo mattone d'un muro addentellato, se pur v'è tanto spazio da starvi quattro zampe raccolte; e quando lo vedete spingersi, addattarsi, rannicchiarsi in qualche sito incomodo, difficile, pericoloso, e vi nasce desiderio di sapere perché egli vada a ficcarsi proprio colà, fate conto che egli ci vada per la sola ragione che è padrone di andarvi, e che dal più al meno vuol godere la sua casa tutta quanta.




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