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Ma insomma, dirà taluno, come passa egli la
sua vita? Rispondo con una sola parola: da gran signore. Accudisce
premurosamente alle più importanti occupazioni: mangiare, digerire, dormire;
attende parecchie ore del giorno alla grand'opera della toilette,
lavandosi, pettinandosi, lustrandosi il pelo, facendosi tutto mondo e bello col
ministero della propria lingua e delle proprie zampe. Oggi si dedica a una
partita di caccia e dimentica ogni altra cura; domani gli verrà il ticchio
della galanteria, e per qualche settimana sarà il don Giovanni Tenorio di tutte
le soffitte e di tutte le cantine della contrada. D'ordinario poi, quando non
sappia che far di meglio, egli concede a se stesso le delizie soavi e
lunghissime d'un ozio tutto filosofico e contemplativo.
L'ozio (perdonatemi una breve disgressione
che però si collega strettamente colle abitudini del gatto e colle simpatie
dell'uomo), l'ozio non è già il padre dei vizi, come asserisce l'ignorante
volgo, ma è figlio di tutte le virtù, premio delle fatiche onorate e perfino
delle inique, caro compagno dell'opulenza, sospiro e sogno continuo della
miseria, speranza e mèta di tutti coloro che spargono, lavorando, il sudor
della fronte. Ci fu concesso come dono dal cielo, e lo disse un poeta ozioso
quando cantava colle mani sul ventre Deus nobis haec otia fecit.
E appunto perché io mi sento indegno di celebrar le sue lodi, voglio che
dall'autorità di un altro gran poeta sia avvalorato il mio assunto. Il Tasso,
in un suo poemetto pastorale, fra le tante virtù di una celebratissima ninfa
annovera anche l'ozio:
Ama
Corinna l'ozio, e l'ozio è in cielo:
Ma la fatica s'ange in sulle porte
Del tenebroso inferno, ove dolente
Sta fra la schiera d'infiniti mali.
Si può dire di più o di meglio? Non vi pare che
in questi pochi versi si racchiuda un intero sistema di morale? Non sarebbero
un bellissimo testo da porre in capo a un trattato d'industria o di scienze
economiche? Che se qualche pusillo si adombrasse, e pigliasse scandalo per
questo mio liquefarmi di tenerezza al pensiero dell'ozio, dirò che non intendo
già lodar l'ozio turpe, oibò! ma solamente l'ozio filosofico e saggio. Il primo
consisterebbe nel non far nulla: il secondo (distinguete bene) nel non aver
nulla da fare. L'ozio turpe sarebbe detestabile se potesse darsi in natura, ma
è inconcepibile come il nulla, e fortunatamente non esiste. Vengo alle prove.
Fingete l'uomo il più neghittoso e disoccupato che dar si possa, sdraiato sopra
un letto, senza moto, senza pensiero, e che nemmeno dorma, poiché ciò sarebbe
già un far qualche cosa di proposito. Ebbene, se voi lo credete ozioso nella
significazione volgare e abbietta della parola, v'ingannate a gran partito. Per
non dir altro, egli compie in sé medesimo con un'alacrità ed esattezza
prodigiosa, senza riposar mai un minuto secondo, la grande opera della
circolazione del sangue, la cui sola scoperta valse a un secolo la celebrità.
Quel fenomeno stupendo, pel quale il prezioso liquido (da lui perfezionato e
reso atto a tanti ministeri coll'altra fatica de' suoi denti) scorre pei fiumi
delle arterie, si suddivide in mille ruscelli, e a mano a mano si ripartisce in
milioni di canaletti capillari a portare per entro a tutte le fibrille della
macchina la morbidezza, il tepore, la nutrizione, la forza; riportandone poi,
pel sistema inverso dell'albero venoso, tutte le molecole decomposte e non più
servibili alla vita.
Ma perché il sangue si ripurifichi di questi
rifiuti, si spogli del carbonio, riprenda l'ossigeno e con questo il colore e
il calore nel gran laboratorio dei polmoni, egli (il così detto ozioso) attende
contemporaneamente all'altra opera sublime e incessante della respirazione. Ma
lavoro mena lavoro. Il sangue governato con tanta alacrità e costanza vuol
essere ministro e alimentatore delle più vitali e preziose secrezioni: quindi
il nostro uomo, sotto a quelle apparenze di neghittosità, compone a se stesso i
sughi gastrici per la digestione, la bile per gli sdegni generosi, la saliva
per il sigaro, le lacrime per il tenero sentimentalismo. E tutte queste cose
egli le fa tanto bene come Alessandro che domò l'Asia, come Scipione che
soggiogò l'Africa, come Colombo che scoprì l'America, come Buonaparte che
conquistò l'Europa.
Che se poi egli complica le proprie fatiche
associandole al pensiero e alla loquela, si apre un nuovo e più meraviglioso
campo di attivissime operazioni. Supponiamo che egli dica solo: «oh quanto mi
annoio!» queste poche parole implicano una rapidissima rivista del passato, un
intimo esame del presente, un savio divinar nel futuro. Gli oggetti che lo
circondano impressionano i sensi esterni; questi, pel conduttore dei nervi, ne
trasmettono le vibrazioni al centro del sensoro: l'anima allora ne riceve (per
modo d'esprimere) l'urto; se ne accorge; reagisce colla propria volontà; cava
dagli avvertimenti che le dà la materia i rapporti morali in virtù di atti
complicatissimi di reminiscenza, di confronti, di giudizi; si determina a
parlare; stabilisce il concetto da esprimersi; cerca e trova le parole che lo
significano; colloca in fila una a una le lettere che compongono le parole, e
pel telegrafo dei nervi comanda alla lingua, alla laringe, alle vôlte palatine,
alle labbra che d'accordo mettano in azione le loro leve, ed eseguiscano i
tanti e svariatissimi movimenti, onde risulta il meccanismo della loquela.
Tutti questi atti che io così meschinamente e confusamente ho tentato di
rappresentare, il più stupido e inerte degli uomini li fa con un ordine, con
una precisione, con una celerità alla quale vien meno il pensiero.
Ora comprenderete quanta saviezza si chiuda
nella sentenza d'un antico filosofo, che soleva esclamare: «io non sono mai
tanto occupato come quando sto in ozio». Con ciò voleva dire che le operazioni
che si fanno per legge di natura sono così mirabili e grandi, che per poco o
nulla devono valutarsi le addizionali dell'arte umana, appunto come riescono
inezie puerili il laghetto e la montagnola del giardino in confronto
dell'Oceano e delle Cordigliere. E con qual fronte potranno gli uomini
insuperbire dei poveri frutti del loro ingegno, se le migliori cose che fanno
le fanno in comune con tutto il mal seme di Adamo?
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