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Rifiutata dunque come assurda l'idea
dell'ozio assoluto, non resta che l'ozio filosofico, caro privilegio degli esseri
che hanno in questo mondo la missione di godere la vita; e in cima a costoro
sta il gatto. Nella bella stagione egli è capace di passar tutto il giorno sui
tetti, a goder l'aria pura e il sole, o andando a zonzo senza scopo né
direzione, o accomodandosi per ore ed ore nella concavità d'un tegolo, in
quello stato medio tra il sonno e la veglia che è il riposo completo dell'anima
e del corpo, ma con quel tanto di coscienza che gli basta per avvertire il
proprio benessere; e quella semiestasi ha le sue dolcissime oscillazioni, dal
possesso della piena intelligenza fino al totale oblìo di tutto in braccio a
Morfeo. Dal socchiudere, dal chiudere, dallo schiudere, dal richiudere degli
occhi si rilevano i passaggi per questi diversi gradi dalla sonnolenza al sonno,
dal sonno alla sonnolenza; passaggi determinati dalla maggiore o minore
efficacia delle più lievi sensazioni esterne, da una carezza di zeffiretto, dal
ronzio d'una mosca, dal batter delle ore al lontano orologio d'un campanile.
Così accade alle anime tiepide e ai corpi stracchi nel trovarsi comodamente
seduti alla predica, ché al suono continuo di quella monotona voce si stende un
velo sulle pupille: il quale si dirada a qualche violento punto d'esclamazione
o al tintinnio della borsa chiedente l'elemosina; si fa più fitto all'incalzare
delle argomentazioni, e scompare di botto al fermarsi della stessa voce che si
era fatta compagna necessaria alla dolcezza di quel placido sopore.
Riavutosi il gatto da quell'inerzia soave,
sente il bisogno di cambiare giacitura, di sgranchire le membra, di riprendere
nuova lena riposando, per così dire, da quel riposo. Perciò si voltola sopra se
stesso, s'aggomitola, sgambetta, si stira tutto quanto, fa un arco della
schiena, e si disegna in molti elegantissimi atteggiamenti che basterebbero
alla gloria di un pittore il quale sapesse coglierli con evidenza: il tutto
interpolato di lunghi, pieni e saporiti sbadigli. Il qual ultimo fenomeno
costituisce per sé solo un gran titolo di lode, essendo che lo sbadiglio è
privilegio degli animali di fino intelletto, e massime dell'uomo, e soprattutto
dell'uomo altamente civilizzato. Lo sbadiglio presiede quasi nume tutelare alle
conversazioni eleganti, alle accademie vocali e stromentali, alle dotte
lucubrazioni dei corpi scientifici; e ciò torna a vanto di siffatte unioni
rispettabili, perché lo sbadiglio è una specie di scaricatore o valvola di
sicurezza che difende l'individuo alla troppa piena dei piaceri e della
sapienza. Ah sì! i gaudenti, i dotti e i gatti sbadigliano assai, col divario
che quest'ultimi, seguendo gli inviti di madre natura, spalancano le mascelle e
dilatano i mantici polmonari il più che possono, e pel tempo che occorre al
lauto soddisfacimento di questo bisogno fisico-morale; mentre che i bipedi,
sempre schiavi dei pregiudizi e delle convenienze, il più delle volte fanno
abortire lo sbadiglio con vera molestia e oppressione precordiale.
Oh la vita tranquilla e beata che mena il
sovrano abitatore del tetto! di quel tetto che è sempre il coperchio d'una gran
pentola di mali, giacché ogni fabbricato ove abita l'uomo, dal tugurio fino al
palazzo, è un vaso di Pandora tutto pieno di dolori e querimonie. Oh le crudeli
privazioni dell'indigenza, oh i funesti effetti della ricchezza abusata! Qui
ragazze desolate di non trovar marito; là uomini, disperati per aver preso
moglie. Qui giovani già sazi di tutto e diffidenti dell'avvenire; là vecchi
senza rassegnazione e avidissimi d'una vita che li abbandona. In questa casa i
frutti di una cieca e balda ignoranza; in quell'altra il desolante e arido
scetticismo di una superba filosofia. Una famiglia è travagliata dalle
discordie fraterne; una seconda dalle crisi commerciali; una terza dalle
malattie e dalla morte. Da per tutto poi le passioni in burrasca; e oh che
affannose giornate, che notti insonni fra le torture dell'amore tradito,
dell'odio impotente, dell'orgoglio oppresso, dell'ambizione delusa,
dell'avarizia insaziata!
Ma basta per pietà. Il gatto è là in alto, al
di sopra di tutte queste miserie, e le tiene sotto a' suoi piedi, e forse
dedica loro le sue filosofiche meditazioni. Questa è una semplice congettura,
non avendo mai il gatto reso conto de' suoi pensieri; ma è probabile assai che
nella mancanza di affari propri egli passi in rivista le sciocchezze e i mali
di cui è tuttodì testimonio tra le domestiche pareti. Che egli pensi, e molto e
seriamente, è indubitato. A vederlo seduto sulle zampe di dietro, ritto sulle
anteriori, testa rivolta un po' da una parte, orecchie verticali colla
concavità in avanti, cera preoccupata, occhio diretto a mezz'aria, sembra la
personificazione del pensiero, e intendo del pensiero sublime, istantaneo,
nuovo, ciò che costituisce l'inspirazione.
I pittori, quando fanno alcun ritratto di
poeta, di filosofo o di letterato, si sforzano di dargli grande significazione
di genio per mezzo del mantello in disordine, della cravatta storta, de'
capelli rabbuffati, del fiero cipiglio, e soprattutto di due occhi spiritati
che paiono voler trivellare il cielo. E talvolta è ridicola l'antitesi fra
tante pretensioni e la bonarietà casalinga di lineamenti molto prosaici; poiché
non è raro che siffatti uomini grandi abbiano facce egregiamente triviali, che
rivelano la vocazione tradita di cocchiere o di sensale di formaggi. Se in
questi casi l'artista pigliasse a tipo il gatto sopra pensiero e, coltone il
bello ideale, lo traducesse da bestia a uomo, è a credersi che riuscirebbe
assai più naturale ed efficace.
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