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Anch'io
fui possessore d'una gatta nei giorni felici della mia gioventù: oh
rimembranza! un tipo di bellezza e d'ingegno. Aveva una grazia, una distinzione
di modi, un decoro da regina; a dir tutto, era la Cleopatra delle gatte,
anzi la Semiramide,
perché appunto libito fe' licito in sua legge, come l'antica Donna di
Babilonia.
Né
poteva essere altrimenti, se pel grande affetto che tutta la casa le portava,
ogni sua volontà era soddisfatta, ogni capriccio ammirato, non che impunito.
Qui però non intendo di tessere la sua necrologia; quantunque sarebbe più
interessante di molte che la stampa periodica ci regala a proposito di persone
così sconosciute, che hanno urgente bisogno di morire perché dalla gazzetta si
sappia che avevano vissuto. Voglio solo intrattenermi della luttuosa
catastrofe... ma non precipitiamo gli avvenimenti.
Eravamo
agli ultimi del mese di settembre, e si doveva far San Michele. Già si era più
volte discusso in famiglia del come trasportare la gatta senza pericolo di
perderla in quel grave trambusto. Dopo la ventilazione di vari progetti, fu
stabilito che la mattina del 29 si avrebbe collocata la gatta in un canestro:
portatala in casa di un amico, e quivi chiusa per tutto il giorno in una
stanza, la sera si sarebbe andata a prenderla e metterla in possesso della
nuova abitazione. Arrivò finalmente il San Michele, quel giorno formidabile per
tutte le persone che pagano un affitto nuovo, e vedono compirsi il guasto delle
mobiglie vecchie. Sorta appena l'aurora, l'appartamento fu invaso dai facchini
che vi cominciarono quella loro opera di devastazione. La gatta, atterrita da
siffatto parapiglia, scomparve. Mi levo da letto, corro le stanze, la chiamo,
la fo cercare per le scale, nel cortile, in cantina, nella soffitta, per tutti
i buchi della casa, e sento che si è rifugiata sul fienile. Allora mi munisco
d'una fetta di salame, mi fo seguire dalla domestica col canestro, e giunto
all'uscio del fienile, dico: «tu sta qui zitta e pronta come la serva di
Giuditta, quando aspettava di mettere nel sacco la testa di Oloferne»; e
m'inoltro. Vedo la gatta sul margine dell'abbaino, con una cera piena di
preoccupazione e di sospetto, che dimena la coda.
E
qui notate di grazia una delle tante differenze fisiologiche che passano tra
cane e gatto. Il cane dimena la coda in segno di amicizia e d'allegrezza, il
gatto in segno di noia e d'agitazione morale. Gli uomini verso la fine del
secolo decimottavo rinnegarono la propria coda: ma i pochissimi che l'hanno
conservata fino ai nostri giorni come raro monumento, con questo solo fatto del
lasciarsela ancor pendere tra le spalle, senza nemmeno muoverla, diedero eroica
prova di disprezzo dei rispetti umani, di costanza nelle massime antiche, di
odio ad ogni novità. Oh quanta, e quanto varia è l'eloquenza della coda nelle
diverse specie di animali!
Invito
la gatta ad avvicinarmisi, ma invano; le mostro la fetta di salame, e non
ottengo nulla; mi metto a chiamarla per nome coi più affettuosi vezzeggiativi,
e «povera micia, e povera micina, e povera miciona, e pc pc pc... »3: fiato perduto. Allora piglio la risoluzione di
andar io da lei, e mi getto nuotando in quel mare di fieno, postami prima la
fetta di salame tra i denti. E poco mancò che non la perdessi tra quei vortici,
per la gran voglia di ridere che mi assalse pensando come nello stesso modo
Giulio Cesare salvasse a nuoto i suoi Commentari. Giunto all'abbaino, la
bestia, per un tratto commovente di simpatia e confidenza, si lascia prendere:
me la stringo al seno con precauzione e fermezza, mi rotolo alla meglio giù pel
fieno, con grave rischio di farmi graffiare le mani e il volto, chiudo la gatta
nel paniere e grido con soddisfazione: «l'affare è fatto!».
Si
va a dirittura alla casa dell'amico, la donna innanzi col suo carico, ed io
dietro lontan via, e facendo l'indiano. Per la strada era un miagolare
strepitoso; e la gente si fermava rideva, improvvisava giudizi temerari, fino a
dire che di quella lepre sgraffignona si sarebbe fatto uno stufato. Giunti alla
destinazione, si versa la gatta nella stanza assegnatale, si chiude a chiave,
si parte. La sera (sentite questa), quando fu messo un poco d'ordine nel nuovo
appartamento, ritorno per ricondurre nello stesso modo micina. Mi accosto
all'uscio, tendo l'orecchio, la chiamo più volte, e non odo più lieve rumore.
Allora apro adagio, adagio, e vedo.... oh spettacolo! vedo...
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