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| Salvatore Farina Due amori IntraText CT - Lettura del testo |
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«La giornata passò rapidissima; il piacere ha le ali leggiere, e corre veloce innanzi agli occhi dei mortali. Ritornammo a Milano dopo il tramonto. Clelia non si saziava di dirmi che s'era divertita. - Quanto sarei mai felice se potessi essere sempre con te in campagna!» mi ripeteva ad ogni tratto. Le promisi che vi saremmo andati presto per fermarci alcun tempo. - Soli? Questa insistenza in un'idea che feriva ingiustamente il mio buon Eugenio mi afflisse. Tuttavia non me ne offesi. - Soli, le risposi, e non altro. - Così va bene, soggiunse Clelia; ma questa volta impensierita, come se temesse di aver ridestato il mio malumore e se ne pentisse, e scendendo in cuor suo comprendesse per la prima volta d'essere ingiusta. - Oggi che non l'ho visto, sono più disposta a perdonargli, mi disse qualche tempo dopo scherzando. - E a chi se non al tuo amico, al signor Eugenio? Le risposi con un sorriso; e finsi di non porvi gran fatto mente continuando a sfogliazzare un antico albo di paesaggi svizzeri, ma in segreto me ne compiacqui, e dissi a me stesso che se Clelia m'aveva detto quelle parole, doveva aver pensato fino a quel punto ad Eugenio; e che se vi aveva pensato, non poteva andar molto che anch'essa avrebbe apprezzato le virtù di quell'anima gentile. Però mi lusingai che si sarebbe ravveduta.
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