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XXXIX.
«Il domani lo aspettai
ancora senza frutto - andai in traccia di lui come nel giorno innanzi, ma senza
poterne avere alcuna notizia.
Me ne ritornai a casa
fantasticando mille cose senza riuscire ad appagare il mio spirito irrequieto.
Questa volta Clelia non
mi aveva visto dalla finestra, però non venne sulla soglia ad aspettarmi.
Charruà mi additò l'uscio della sala con una espressione che non sfuggì alla
pratica che io aveva del suo volto. Egli aveva una buona notizia; sapeva di
farmi piacere - ma siccome tutto ciò era stato indovinato, non voleva tradirsi.
Mi appressai rapido all'uscio e udii una voce nota - entrai; era Eugenio.
Eugenio seduto accanto a
Clelia, le narrava forse la storia della sua assenza, una storia mesta perchè
Clelia pareva commossa. In quel punto io non pensai al piacere di rivedere
l'amico mio, all'ansietà passata in quei due giorni, al timore di averlo
offeso, tanto io era felice di veder Clelia così mutata verso di lui. E pensai
alle cagioni che avevano potuto operare questa trasformazione, e mi rallegrai
quasi dell'assenza d'Eugenio, poichè parevami, e forse non andavo errato, di
dover attribuire ad essa sola questo miracolo.
Strinsi la mano
d'Eugenio, e m'assisi vicino a lui, interrogandolo cogli occhi. Clelia
risollevò i suoi verso di me e sorrise. Quel sorriso era un mondo di idee: una
confessione vergognosa dell'ingiustizia con cui aveva sempre trattato Eugenio,
una promessa di non farlo più; e quasi un dirmi: «vedi, t'ho obbedita -
perdonami.»
Quel sorriso meritava
una risposta; le domandai dolcemente che cosa l'avesse commossa. Mi fè cenno
della mano ascoltassi Eugenio. Ascoltai. E seppi allora come egli fosse stato
assente a cagione dell'arte sua; e come un barone T... tedesco lo avesse
chiamato presso di sè in una villa del Lago di Como per il ritratto d'una bambina
morta. La piccina non aveva che tre anni ed era bella - Clelia aveva
pensato a Bianca e s'era intenerita. Io stesso a quell'immagine melanconica mi
sentii commuovere - se non che in quella udii nella camera prossima la voce
argentina della nostra creatura. Ricambiai con Clelia uno sguardo
d'intelligenza e il suo volto si rifece sereno.»
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