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Salvatore Farina
Due amori

IntraText CT - Lettura del testo

  • VOLUME II
    • LIV.
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LIV.

 

«Il grido del dolore giunge qualche volta lassù. Ben presto la salute di Clelia parve migliorata alcun poco.

Io aveva vegliato al suo capezzale colla trepidanza di chi vegga la sventura approssimarsi a lui e voglia deviarne il cammino o ritardarne i passi. Avevo spiato ansioso ogni sospiro delle sue labbra, ogni tremito del suo corpo, ogni moto lieve delle sue mani e del suo capo. Quando essa mormorava nel sonno qualche rotta parola, mi pareva che dovessi apprendere ad ora ad ora una novella triste - e tuttavia paventavo meno di me che di lei.

Talvolta ella si destava di soprassalto - e fissava i grandi occhi spaventati nei miei, e teneva per gran pezza il suo sguardo immobile senza ravvisarmi.

Altre volte si gettava nelle mie braccia, e stringeva nelle sue mani la mia testa colmandola di carezze.

Ella non sapeva allora ciò che si passava dentro di me, come le sue dimostrazioni d'affetto scendessero sul mio cuore come elemosina sulla mano tremante d'un mendico. Ella non sapeva i gemiti soffocati sotto il sorriso, non indovinava la terribile certezza che aveva soggiogato l'audacia delle mie speranze. Ella non sapeva nulla di tutto ciò - poichè giammai, io penso, mano di uomo mortale pesò sul petto a soffocarne i singhiozzi, come la mia in quelle ore; maschera di ipocrita fu mai così fortunata nel muovere la pietà, quanto la mia nel celare l'affanno che avrebbe fatto pietoso lo stesso cinismo.

Una mattina io era uscito per affari; avea lasciato il suo letto con rammarico, benchè ella stesse assai meglio e me lo assicurasse sorridendo furbamente come avesse immaginato una gherminella,

Al mio ritorno la trovai in piedi, coperta d'un ampio sciallo turco che io le aveva regalato nel giorno del suo onomastico. Mi venne incontro colla bambina per mano; e come se dicesse: «vedi, io sto pur ritta, sono sana», senza dir parola mi porse la mano.

Io m'era oscurato in volto al vederla; e mi disponevo a farle rimprovero, ma ella mi prevenne con grazia irresistibile; e non appena feci atto di aprir bocca per parlare, appoggiò le sue mani affilate sulle mie labbra, e invocò collo sguardo non la sgridassi.

Poco stante mi consegnò una lettera pervenuta durante la mia assenza.

- Per me? le domandai.

- Per te, rispose, e si chinò ad accarezzare la piccina.

Guardai la soprascritta. Erano i caratteri di Eugenio.

Per un momento non provai altro che un'emozione viva, ma incerta come cosa che sta tra il piacere e il dolore.

- La leggerò, dissi ponendo la lettera in tasca - E mi rivolsi a Clelia che continuava ad accarezzare le guancie della piccina

 

 




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