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| Salvatore Farina Due amori IntraText CT - Lettura del testo |
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LXI.
«Non era vero che io fossi forte; il pensiero che Clelia avrebbe potato mancarmi mi traeva fuor di me stesso. Rientrando, la incontrai seduta sul letto, cogli occhi fissi sulle lenzuola. Mi accostai tremante. - Che hai? - Ho tutto udito, mi rispose melanconicamente4. Non negarlo; vi ho seguiti io stessa; ho voluto io stessa apprendere la mia sorte. Quelle parole mi turbarono; che avrei io potuto dirle? le feci rimprovero d'essersi levata di letto e d'averci seguito malgrado la sua debolezza. - Mi sono coperta d'uno scialle - e mi sono appoggiata ai mobili - e d'altra parte che potrei io perdere? non devo forse morire? - Non dirlo, in nome di Dio. Il medico non ha detto ciò. - L'ha pensato; e poi lo sento, mi rimane assai poco, assai poco. Io non ebbi forza di riconfortarla; la strinsi al cuore. - Non lasciarmi, mi disse ella con esaltazione; non lasciarmi; tienimi stretta presso di te; quando sentirai che il mio cuore arresterà i suoi battiti, baciami in volto e mi rianimerai. - Dio non può separarci, esclamai levando gli occhi al cielo. - Dio lo vuole, disse ella tristamente. Il suo stato andò peggiorando ogni giorno; e tuttavia io non rinunziai un istante alle mie speranze. Pregavo Iddio ogni sera; la sventura mi riavvicinava alla mia fede negletta. No, Dio non avrebbe dimenticato la sua creatura. - Domani vo' levarmi, mi disse Clelia un giorno. - Lo pensi, povero angiolo; tu sei così debole. - Voglio levarmi, ripetè. Ho domandato al cielo questa grazia, il cielo è buono. Venne il domani, ma Clelia non potè lasciare il letto. - È doloroso, disse ella con mestizia; ci aveva contato; doveva essere un giorno lieto questo. E volle che io facessi venire la nostra Bianca, e che mi sedessi ai piedi del suo letto. - Tu non comprendi, mi disse scherzosa; pure questo è giorno di festa per noi. Mi era passato di mente - era il quarto anniversario del nostro matrimonio. Triste anniversario! Mi comprese, e come a rispondere ai miei pensieri. - Sta in noi che questo giorno sia festoso. Vedi io ti avevo preparato un regaluccio; ma non ho potuto finirlo di mia mano. E così dicendo trasse di sotto al guanciale un ricamo in seta, colle nostre cifre intrecciate. - Ed è questo che tu mi nascondevi? domandai commosso. - Tu dunque mi spiavi? interruppe scherzando. Ahi! quanto i miei sospetti erano stati ingiusti! e come avrei io pagato quell'anima buona dell'ingiuria che le avevo fatto? S'ella aveva un segreto a nascondermi, non era certamente una colpa; se inganno v'era stato nei suoi modi, lo aveva suggerito la pietà. I progetti di Clelia andarono falliti - quell'anniversario fu assai triste.»
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p. - 4 Nell'originale "melanconimente". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio] |
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