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Salvatore Farina
Due amori

IntraText CT - Lettura del testo

  • VOLUME II
    • LXVI.
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LXVI.

 

Da qualche tempo io lottava per non lasciarmi vincere dal sonno. E fui preso da quel vago sopore dello spirito che non è dormire, ma sognare.

Tristi sogni quelli delle veglie notturne al capezzale d'un caro infermo.

Un orologio battè le due ore.

Scossi bruscamente il capo per tenermi desto, mi venne in mente la contessa che m'avea pregato di farla avvisare a quell'ora, e pensai che non sarebbe stata carità il farlo.

Guardai il volto di Clelia. Era sereno. Appoggiai il capo al guanciale di lei.

Non so quanto tempo trascorresse di tal guisa; io mi era ridato un'altra volta a fantasticare. I miei pensieri erano meno tristi. Pensavo a Clelia, mi lusingavo che sarebbe guarita; mi proponevo di farla felice, di dimenticare e di farle dimenticare. In quel momento io era buono, avevo pietà dello strazio patito da Clelia, ed avrei voluto aggiungerlo al mio. Ne sarei forse morto, ma nelle sue braccia, felice di pagare a questo patto la felicità di lei.

All'improvviso sentii la mano di Clelia stringere più forte la mia.

«Ella si desta» pensai.

Mi rizzai, vidi il suo labbro muoversi mormorando qualche parola.

«Incontrerà il mio bacio» e la baciai sulla bocca. Quelle labbra erano fredde, un alito lieve lieve come quello d'un bambino sfiorò le mie guancie.

Attesi, invano. Pensai allora che sognasse, ritrassi il capo, per non svegliarla.

Un gemito, un orribile gemito, partì dal petto della meschina, il suo corpo si rizzò a mezzo sul letto e cadde rovesciato fra le mie braccia.

«Clelia! Clelia

Le sollevai la fronte, le toccai il seno e i polsi.

«Clelia! Cleliagridai un'altra volta disperato.

Non mi rispose, non mi avrebbe risposto più mai - era morta.

Caddi senza pensiero, senza vita, sul letto, col corpo di Clelia stretto fra le mie braccia.

Quando mi svincolai da quell'amplesso, l'alba penetrava attraverso i vetri...

Charruà bocconi per terra, la contessa immobile a piedi del letto, - piangevano entrambi.

Io guardava la luce del giorno che batteva sulla fronte della povera morta: ma i miei occhi non avevano lagrime

 

 




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