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| Salvatore Farina Due amori IntraText CT - Lettura del testo |
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LXIV.
«Passai tutto quel giorno accanto al suo letto, senza potermi acquetare al pensiero della sciagura che mi minacciava. Avessi io potuto lottare corpo a corpo col destino, avrei vinto la sua inflessibilità. Pensavo che sarebbe del mio avvenire, e come avrei potuto sopravvivere alla morte del mio cuore. Immaginavo, anticipandomene l'amarezza, le giornate tristi e le ore numerate nella solitudine; e come ogni oggetto m'avrebbe parlato di lei, e avrebbe risuscitato una memoria del passato, una memoria della mia felicità e del mio amore; Ahimè, il mio amore, il mio passato erano perduti inesorabilmente; la mia felicità era seppellita con Clelia. Seppellita! terribile pensiero!.. Allora guardavo il volto scarno di Clelia, vedevo la povera vita di quel corpo adorato fuggire sotto i miei occhi - nè il mio amore possente aveva forza d'arrestarla un istante. Alla notte venne la contessa B. Aveva mandato ogni giorno a chiedere novelle di Clelia, e come seppe del pericolo in cui versava, volle esserle vicino. - Quella buona signora mi trovò mutato. - Mi strappa il cuore, le risposi, additandole Clelia; potesse almeno portarmi seco, potessi almeno morire!... Anche la contessa mi ripetè quella triste parola: «coraggio.» - Coraggio! Sì, coraggio, per poter sopravvivere al mio angelo che muore; ch'io mi ricinga adunque di questa corazza per vederla mancare e non affliggermi8 della sua perdita, per poter gettare il mio pugno di terra sulla sua bara e udirne il rumore sordo senza rimanere impietrato accanto alla sua tomba. - Zitto... interruppe la contessa ponendo l'indice sulle labbra; ella si muove... parla... avviciniamoci. Un freddo sudore mi bagnò la fronte, e non ebbi forza di muovere un passo. Clelia si era scossa, aveva levato lentamente un braccio di sotto le lenzuola, e riaprendo gli occhi li girava all'intorno. Mi trascinai daccanto ad essa. - Che hai? mi disse Clelia. - Voi qui! soggiunse con voce quasi spenta, vedendo la contessa - quale piacere!... Poi tacque e non disse altro. - Ella muore! esclamai. Clelia riaprì gli occhi, e mi guardò serenamente senza parlare. - Confortatevi, mi disse a bassa voce la contessa - forse ogni speranza non è perduta. Tentennai il capo in aria di dubbio - ma in fondo al cuore speravo.»
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p. - 8 Nell'originale "affligermi". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio] |
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