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| Salvatore Farina Due amori IntraText CT - Lettura del testo |
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XXX.
«Un giorno io era rimasto assente di casa più dell'usato; al mio ritorno Clelia mi venne incontro alquanto imbronciata. Le prodigai mille carezze e il suo malumore fu ben presto dissipato; ma rimase nel suo volto come una impronta indefinibile di mestizia e di sbigottimento, e un abbandono soavissimo nelle sue membra. Io non sapeva che pensare; ella mi nascondeva qualche cosa; pareva a quando a quando volermisi accostare per rivelarla, e che l'animo non le bastasse, - Che hai? le chiesi ponendomi all'improvviso d'innanzi ad essa, e carezzandole le guancie colla mano. Arrossì, si turbò nella risposta, e tentando districarsene, si confuse peggio. - Ho paura.... balbettò poco dopo; ma non disse altro. - Di che? Invece di rispondermi si gettò fra le mie braccia e nascose il capo sul mio omero.»
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