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Salvatore Farina
Due amori

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  • DUE AMORI
    • XXX.
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XXX.

 

«Un giorno io era rimasto assente di casa più dell'usato; al mio ritorno Clelia mi venne incontro alquanto imbronciata. Le prodigai mille carezze e il suo malumore fu ben presto dissipato; ma rimase nel suo volto come una impronta indefinibile di mestizia e di sbigottimento, e un abbandono soavissimo nelle sue membra.

Io non sapeva che pensare; ella mi nascondeva qualche cosa; pareva a quando a quando volermisi accostare per rivelarla, e che l'animo non le bastasse,

- Che hai? le chiesi ponendomi all'improvviso d'innanzi ad essa, e carezzandole le guancie colla mano.

Arrossì, si turbò nella risposta, e tentando districarsene, si confuse peggio.

- Ho paura.... balbettò poco dopo; ma non disse altro.

- Di che?

Invece di rispondermi si gettò fra le mie braccia e nascose il capo sul mio omero.»

 

 




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