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| Salvatore Farina Due amori IntraText CT - Lettura del testo |
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XXXIII.
«Quattro giorni dopo io mi recai di buon mattino ad aspettare l'arrivo di Eugenio. Vi andavo col cuore commosso, come se mi appressassi alle mura del collegio di B. e salissi per le scale e m'aggirassi per i corridoi una volta popolati dalle nostre voci argentine. Per via mi domandavo come avrei fatto a riconoscere Eugenio, e s'egli avrebbe ravvisato me; ma poi che nessuno dei due poteva lusingarsi di tanto, io mi affannavo in quel quesito. «E via, pensai, non ne ho il ritratto nella mente? che se la memoria mi fallisse, non porto io nel petto un consigliero che mai non inganna?» Così riconfortato, attesi più calmo. Udii il fischio del vapore e il pesante rallentare delle carrozze, e vidi schiudersi le porte, e uscirne una frotta di gente d'ogni sorta coll'aria annoiata e stracca.... Guardai quei volti ad uno ad uno; il cuore martellava stranamente, ma non mi aveva ancora detto: «vedilo, è lui....» Coloro avevano tutti aspetto d'uomini impensieriti delle loro faccende; ora Eugenio, secondo il mio concetto, doveva camminare ridente, e a un tempo affannoso, per rivedermi. E poi eran tutti bruni, o m'era parso; e se v'era qualche biondo frammezzo, gli era un personcino dilicato, mentre Eugenio per quanto io aveva strologato, doveva essere assai alto di statura. Erano tutti passati; le porte s'erano rinchiuse, e il cuore non m'aveva peranco detto nulla. Volsi lo sguardo intorno a me; i viaggiatori si cacciavano dentro le carrozze; interrogai dell'occhio la fisionomia di coloro che m'erano più presso, ma non seppi ricavare da nessuno di quei volti le linee giovanili d'Eugenio quali m'erano rimaste in mente. A un tratto m'accorsi che un uomo mi guardava - lo guardai; era bruno, di mezzana statura, giovane tuttavia ed assai bello. Non era il ritratto che io cercavo, e volsi il capo altrove, e per poco mi parve d'avere il fatto mio e corsi dietro ad una persona alta, di cui io non vedeva che le spalle, ma che avrei giurato ch'era Eugenio. Se non che in quella mi sentii toccare per un braccio dolcemente; era il giovine bruno di poco prima. «Raimondo.... disse egli confuso. «Eugenio, dissi io - e ci abbracciammo più impacciati che inteneriti.»
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