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Ruggiero Bonghi
Arnaldo da Brescia

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  • VI.
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VI.

 

E Arnaldo tornò pieno d'impeto, di sicurezza, di desiderio di pensare, parlare, fare. I nemici suoi ci hanno lasciato, non senza dispetto, il ritratto di lui; e mostrato in questo come la fiamma dell'idea gli struggesse il corpo. Nessuna vita più rigida della sua, dice Bernardo. È un uomo che non mangiabeve: non ha fame, non ha sete che di anime. Austero, troppo duro in ogni parte della sua vita, che vive di poco, digiuna sempre, ozio mai, castità immacolata, dice un anonimo5. Si macerava la carne, aggiunge un terzo, coll'asprezza dei vestimenti e l'inedia. E quanto alla parola, era miele, confessa Bernardo; era un fiume, confessa Ottone di Frisinga, era facondo, veemente, aggiunge Giovanni Salisburiense, un prodigio di oratore, esclama l'anonimo. E l'ingegno c'è detto perspicace; e piú grande del dovere; e la tempera dell'animo audace, confidente, pervicace. E la dottrina in lettere molta, fuori di misura; e nelle scritture grandissima, acquistata con uno studio ostinato. Ritratto d'apostolo! Natura, se altra mai, adatta a tirarsi dietro le moltitudini; un uomo di quelli che le instituzioni, in ispecie, che trovano la forza loro nell'essere lungamente durate e riposano in questo, temono soprattutto ed hanno ragion di temere.

 






p. -

5 E. Monaci. Il Barbarossa e Arnaldo dr Brescia in Roma, secondo un antico poema inedito esistente nella Vaticana: p. 13 Vir nimis austerus duraeque per omnia vitae.





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