X.
Arnaldo, che da Brescia
andò diviato in Francia, – Brixia evomuit, dice san Bernardo con quel
suo fraseggiare violento – non partí di Francia subito dopo il Concilio di
Sens. Accusati al Papa egli ed Abelardo dai padri di Sens e da Bernardo di
Chiaravalle, Innocenzo II, prima d'aver sentito Abelardo che s'appellava a lui
e s'apparecchiava a venire aRoma, li condannò tutteddue con due rescritti dello
stesso giorno, il 16 luglio 1140. Dovevano però rimanere segreti per alcun
tempo, sino a che nel colloquio di Parigi prossimo10, non fossero stati
presentati agli arcivescovi Errico di Sens e Sansone di Reims, a' quali e a
Bernardo erano diretti. Questi solenni rescritti giova leggerli. Nel primo il
Papa assicura, come uomo a cui si sia fatta grande insistenza, «d'avere
condannato i perversi dommi di Pietro Abelardo insieme coll'autore, ed
impostogli come eretico, silenzio perpetuo». Nel secondo aggrava la mano:
ordina agli arcivescovi e a Bernardo «di fare rinchiudere separatamente, in
quei luoghi religiosi che fosse lor parso meglio, Pietro Abelardo ed Arnaldo da
Brescia, fabbricatori di dommi perversi e impugnatori della fede cattolica».
Ma questo novo precetto
non trovò chi lo potesse eseguire; non si trovò chi volesse far questo bene,
dice Bernardo in una sua lettera, che ci toccherà di citare pm avanti. Anzi –
mentre Abelardo si sentí, per il decreto del Papa, venir meno il coraggio, si
ritrattò, si riconciliò con Bernardo e si rinchiuse in Clugny – Arnaldo osò
andare a Parigi, a difendere ed esporre pubblicamente, sul monte di Santa
Genoveffa, nella scuola stessa già del maestro, le dottrine di questo e
sue11. V'insegnò teologia; vi combatté i vizi del clero; e viveva
miseramente lui e i suoi scolari, giacché ne aveva soltanto dei poveri, che per
campare la vita andavano insieme col loro maestro mendicando di porta in porta.
Però l'ardire di questo suo insegnamento, e specialmente, dicono, l'audacia de'
suoi biasimi contro l'abate di S. Ilario che l'ospitava e ch'egli accusò di
vanagloria e d'avere invida a tutti quelli che avessero qualche nome e non
fossero della sua scuola, fu causa che l'abate ottenesse dal Re Cristianissimo,
che fosse cacciato di Francia.
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