XVI.
Però, se Eugenio vi
entrò, Arnaldo non ne uscí; tra i patti dell'accordo coi Romani vi fu appunto
questo: che Arnaldo non dovesse esserne cacciato. Ed era onorevole ostinazione
questa dei Romani; Arnaldo aveva giurato di consacrarsi tutto al bene e alla
gloria della città e della repubblica loro; ed essi gli avevano in ricambio
promesso di prestargli aiuto e consiglio contro tutti gli uomini e
nominatamente contro il signor Papa20. Né si sgomentavano per ciò che
la chiesa l'avesse scomunicato, e comandato che se ne tenessero, come da
eretico, lontani. Credevano l'obbligo contratto con lui piú valevole d'ogni
condanna ecclesiastica. Sicché da questa condizione non vollero recedere né
quando a Eugenio III, vissuto sino agli ultimi suoi giorni tranquillamente, in
Roma, e morto, poco discosto, l'8 luglio 1153, succedette Anastasio IV, né
quando, dopo il breve pontificato di questo (12 luglio 1153-dicembre 1154), fu
eletto Papa Adriano IV il 4 dicembre di questo ultimo anno.
Adriano IV era ben altro uomo che Eugenio III.
Egli, il solo inglese che sia stato mai Papa, aveva l'animo cosí altero e duro
il tratto, come era in Eugenio gentile e dolce. Nato di parenti estremamente
poveri, nel convento a cui andava per l'elemosina, si vestí monaco e ne divenne
abate. Venuto a Roma per trattare di affari della sua corporazione, piacque
tanto a Eugenio che ne fu fatto cardinale. Mandato a evangelizzare la Norvegia,
ne tornò poco prima che Eugenio morisse, e fu eletto Papa. Non era senza
attrattiva sulle menti popolane questo spettacolo di fortuna, che solo il
sacerdozio era in grado di mostrare in quelli che vi si ascrivevano. In un tempo
in cui s'era ogni cosa per la nascita, solo il sacerdote poteva, senza la
nascita, salire piú alto di tutti e di tutto. Uomini così fatti, i quali hanno
molto ottenuto da sé, sogliono pretendere molto dagli altri, né davanti agli
ostacoli indietreggiare.
Che la lunga dimora di
Eugenio prima e di Anastasio in Roma non vi avesse spento le discordie e le
parti, si potrebbe indovinare senza saperlo; ma sul principio del pontificato
di Adriano IV, mentre egli era tuttora in Roma, occorse un caso che lo dimostrò.
Il Cardinale di Santa Pudenziana, nell'andare da lui ch'era al Vaticano,
s'incontrò in alcuni tumultuanti, e ne fu ferito d'un sasso a morte. Il
fierissimo Papa fulminò contro Roma l'interdetto, non tralasciando nessun
amminicolo del terribile rito. Era la prima volta che un Papa ne colpisse Roma.
Più nessuna cerimonia religiosa; più nessuna preghiera pubblica; chiuse le
chiese; le strade silenziose non più percorse da processioni né gli animi
rasserenati da' canti de' sacerdoti. Era muta Roma e sgomenta. E la Pasqua
s'avvicinava. Chi avrebbe assoluto i peccati? Ma se vollero che qualcuno glieli
assolvesse, e li assicurasse del perdono di Dio, dovettero piegare il capo e
chiedere il perdono dell'uomo. Era la quarta feria della settimana maggiore, quando
«i senatori, sforzati dal clero e dal popolo, vennero alla presenza dell'irato
pontefice, secondo l'ordine suo, giurarono sui santi Evangeli di Dio che
avrebbero senza indugio espulso l'eretico Arnaldo e i suoi partigiani dalla
città e dal contado, né avrebbero avuto facoltà di ritornare se non per licenza
e ordine del Papa, e per essergli obbedienti. E cosí, cacciati costoro e levato
l'interdetto, tutti si sentirono riempiti d'una grande letizia, lodando in coro
e benedicendo il Signore. E il giorno di poi, ch'era quello della Cena del
Signore, accorrendo una infinita moltitudine di popolo, secondo il costume,
alla grazia e alla gloriosa festività della remissione dei peccati, il benigno
Pontefice, coi fratelli suoi vescovi e cardinali e una immensa folla di
maggiorenti e di cittadini, uscí con grande sfarzo e decoro dalla città
Leonina, ove aveva preso dimora sin dal tempo della sua ordinazione; e passando
per mezzo la città, che tutto il popolo ne godeva, giunse lietamente al palazzo
Lateranense; e quivi, il giorno stesso e la seguente feria sesta, e il sabato
santo e la Pasqua ancora, e la seconda, la terza e la quarta feria, celebrò
solennemente i misteri divini, e, secondo l'antica consuetudine della Chiesa,
mangiò la Pasqua coi discepoli suoi festevolmente»21. O Arnaldo, che
illusione era la tua? E tu, Pontefice, che tesoro di grazia hai tu sciupato o
t'è stato sottratto dai tempi!
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