Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Ruggiero Bonghi
Arnaldo da Brescia

IntraText CT - Lettura del testo

  • XX.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

XX.

 

Però questi due ultimi errori sono altresì annoverati tra quelli che Bernardo appose ad Abelardo nel Concilio di Sens: e quando si dovesse ritenere che ad Arnaldo si attribuissero nello stesso senso che al maestro, s'avrebbero a intendere affatto diversamente. L'errore sul sacramento dell'altare consisterebbe nell'aver ritenuto, che, mentre le sostanze del pane e del vino si mutano nel corpo e nel sangue di Cristo, gli accidenti di quelli rimangono in aria; dove né ciò si può dire, parrebbe, secondo la buona dottrina teologica, né che diventino accidenti del corpo e del sangue di Cristo, come voleva un Guglielmo di S. Teodorico; bensí, che durino le specie che sono, senza inerire in nessun soggetto, secondo insegna S. Tommaso, e si può piuttosto ripetere, che intendere. L'altro errore, invece, circa al battesimo, sarebbe una deduzione di una dottrina attribuita ad Abelardo, che per effetto del peccato di Adamo noi nasciamo soggetti alla pena, non alla colpa del peccato; il che se fosse vero, il battesimo non cancellerebbe nei bambini nessuna colpa; anzi, il peccato originale stesso verrebbe negato. Eppure in questo è la fonte di tutto il peccare umano!

Se non che qui entriamo nella quistione toccata sopra, cioè se Arnaldo entrasse nelle opinioni teologiche di Abelardo, le quali Bernardo accusò non solo di quei due errori, ma d'altri diciassette. Ho detto, che a parer mio, c'entrava; il che non gl'impediva di averne altre propriamente sue su diverse materie. Però non metterebbe conto l'andarne discutendo e disputando. Senza dire che Abelardo negava che di quegli errori egli fosse incolpato a ragione, non sarebbe ora possibile prendere nessun interesse a sottigliezze che è già malagevole intendere, e che affinano bensì l'intelletto, ma non l'aiutano neanche a penetrare davvero nel soggetto, anzi, lo confondono piuttosto e lo stancano. Io son persuaso che ad Arnaldo andavano a genio così come al suo maestro e come a ogni alto ingegno del suo tempo. Bernardo di Chiaravalle non era uomo men pratico di quello che fosse Arnaldo, quantunque stesse in un campo opposto; e pure sentiva la necessità ed aveva il gusto, quantunque se ne scusasse34, di seguire e intendere tutte le curiose ricerche, a cui si davano le migliori menti contemporanee per formarsi un concetto razionale dei dommi, e convertire in una scienza serrata e dedotta tutta l'informazione morale e intellettuale trasmessa dall'antichità pagana e cristiana. Se Arnaldo fosse stato in ciò diverso dai suoi contemporanei, sarebbe apparso non al di sopra, ma al di sotto di loro.Ciò che preme di osservare e rilevare in Abelardo, non è tale o tal altro punto di dottrina; poiché troppe volte egli disse e almeno in parte disse, e in piú casi si espresse per modo che resta piú facile ammirarne l'ingegno, che raccogliere dalle parole sue conclusioni precise. Il novo in lui era l'indirizzo della mente e della speculazione persino teologica. Anselmo d'Aosta, cui si attribuisce di avere originato quel moto di pensiero che si chiama la Scolastica, aveva detto: Io non cerco d'intendere perché io creda, ma credo perché io intenda (91). La sentenza di Abelardo invece fu questa: Bisogna prima intendere e poi si può credere. Or bene, in questa inversione di termini, in questo dare il primo luogo alla ricerca, perché ne scaturisca la fede, si contiene l'augurio di un avvenire diverso da quello che la Scolastica ebbe, si comprende tutta un'estimazione del valore della ragione umana, diversa da quella che ne fu persin fatta per piú secoli dopo. Di qui nasceva in Abelardo – e dovette essere del pari in Arnaldo, onde gli venne la lode di molta letteratura – l'opinione che nei filosofi e nei poeti antichi bisognasse ricercare il vero, non meno che nei teologi e nei padri; un prenunzio, sto per dire, del Rinascimento che doveva seguire tanto piú tardi. E nacque altresì – come traspare anche da tutte quelle opinioni d'Arnaldo sull'ordinamento della Chiesa, che ho riferite piú addietro – la dottrina, che il vero dell'insegnamento e della vita cristiana e degli ordini ecclesiastici non bisognasse ricercarlo nei commentatori e negli interpreti, nelle decretali e via via ma bensì nell'Evangelio. «Felice quell'anima, esclama Abelardo, che meditando sulla legge di Dio giorno e notte, è in grado di sorbire ciascheduna scrittura alla stessa scaturigine della fonte, quasi acqua purissima, sicché non debba servirsi di rivoli vaganti qua e , torbidi, anziché chiari, per ignoranza e impotenza, e sia poi forzato a rigettare quello ch'egli abbia bevuto»35. Parole queste che anticipano tutta l'ermeneutica moderna dei libri sacri, quale è stata coltivata da Erasmo in poi con sempre crescente ardore e successo. Esse devono esprimere il pensiero d'Arnaldo, non meno che quello di Abelardo: la ragione e la scienza come istrumento di ricerca e di certezza, surrogate alla muta autorità della Chiesa e della tradizione; qui è il maestro e qui è il discepolo, per quanto sieno d'altronde particolari le vie seguite, e diverse le attitudini mostrate dall'uno e dall'altro.

 






p. -

34 Non trovo ora il luogo di Bernardo.



35 Lettera alle Vergini del Paracleto. Ed. Gréard., pag. 511.





Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2008. Content in this page is licensed under a Creative Commons License