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Ruggiero Bonghi
Arnaldo da Brescia

IntraText CT - Lettura del testo

  • XII.
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XII.

 

S'è visto che Bernardo dubitava, se il cardinal Guido avesse chiamato a sé Arnaldo, non già perché non lo conoscesse, ma perché, pur conoscendolo, sperasse di ricondurlo all'obbedienza, come Pietro il Venerabile vi aveva ricondotto Abelardo. Secondo Bernardo, Arnaldo non era fuggito già d'Italia per sua scelta; ma il vigore apostolico aveva forzato lui, nato in Italia, a trasalpinare, e gl'impediva di rimpatriare. Ora noi sappiamo che Arnaldo a breve andare rimpatriò. Eugenio III, eletto papa nel febbraio del 1195, l'avrebbe chiamato e accolto a Viterbo che vuol dire o dall'aprile al novembre del 1145 o dal maggio al dicembre del 1146. Se ciò succedette, non poté essere senza l'assenso di Bernardo il santo. Bernardo Pisano, che aveva da papa preso il nome di Eugenio, era abate cisterciense di Sant'Anastasio, e dipendeva dal grande abate di Chiaravalle. Anzi, questi non fu contento che il Pisano fosse fatto papa – non parendogli uomo da ciò lo chiama un ometto cisposo, – né si perita di scrivergli: «Dicono che sia stato fatto papa io, non tu». Sicché di questa resipiscenza di Arnaldo egli non avrebbe potuto non essere informato; e spiegherebbe, come dopo la lettera al Cardinal Guido non ne torni piú il nome sotto la sua penna, se non una sola volta13, e per dirne semplicemente che un tal Niccolò, già segretario suo, fosse peggiore di Arnaldo. La qual lettera, del rimanente, non possiamo affermare che sia stata scritta dopo che Arnaldo riconciliato rimpatriasse, e non piuttosto prima; come la lettera al cardinal Guido noi non sappiamo precisamente di che anno fosse, e possiamo dirla anteriore alla morte di Innocenzo II (24 settembre 1143), non già perché, come altri ha scritto, questo vi sia nominato, ma perché v'ha dopo di essa, nell'Epistolario di Bernardo, altre lettere a quel papa.

Dicevo Arnaldo resipiscente e riconciliato. Almeno Giovanni Salisburiense cosí dice; e aggiunge che gli fosse ingiunta una penitenza, e prestasse giuramento solenne di osservar l'obbedienza: però dichiarasse che la penitenza l'avrebbe scontata visitando con digiuni, veglie e preghiere i luoghi santi di Roma; e gli fu concesso.

L'autore che ciò dice, è fededegno e contemporaneo. Si può, si deve non credergli? A me non pare. Io credo il racconto suo, confermato dal silenzio che tiene Bernardo da ora in poi sopra Arnaldo, e dalla condotta del cardinal Guido verso di questo. La pratica della conciliazione fu potuta forse condurre lungo il pontificato di Celestino II, amico, come s'è detto, e condiscepolo suo. La breve durata di questo pontificato, dal 26 settembre 1143 all'8 marzo 1144, impedí che venisse a conclusione, mentre Celestino viveva; e la strozzata e torbida vita del pontificato di Lucio II, che gli successe, dal 12 marzo 1144 al febbraio 1145, fu causa che neanche questo pontefice vi attendesse o ne venisse a capo. Invece, Eugenio III potette e credette di poter compire l'opera iniziata da' suoi predecessori.

Ma come si può spiegare? Arnaldo non poteva ritornare in Italia senza licenza del papa; e questa licenza non era possibile conseguirla senza promettere di rinsavire. E Arnaldo promise. Era già da cinque anni lontano dalla patria sua. Se ne struggeva. E forse in terra straniera non sentiva la sua parola efficace; non aveva amici, conforti, speranze. L'animo, che non piegò avanti alla morte, non resse a un esilio per necessità ozioso.

O forse la spiegazione è un'altra14.

 






p. -

13 Il De Castro, op. cit., pag. 339, dice che lo nominava una seconda volta per dire che Gilberto Porretano cadesse nell'eresia di Arnaldo. Ma non cita la lettera ed io non la trovo. Né d'altra parte l'eresia di Gilberto sulla Trinità ebbe che fare con quella di Abelardo.



14 A chiarire qui la voce Milites giovano e mi basteranno le parole del Muratori. Antiq. Medii Aevi, Dissert. LII, Ed. Med. IV, c. 655 et seq. – «In quello stesso secolo XI dell'êra cristiana incominciarono a divampare guerre tra ambedue gli ordini e non ebbero fine se non quando lo Stato della Repubblica cedette in molte città alla legge della Monarchia. I primi che trovo abbiano dato esempio di tale civile discordia al resto d'Italia furono i milanesi. Qui, circa l'anno 1041, tra plebe e militi nacque prima odio e poi guerra atrocissima, cosí che i primi, di forze impari, furono costretti a ritirarsi, e poi, associatisi con i popoli confinanti, corsero ad assediare la loro patria medesima. Sotto il nome di Militi vengono designati Vassi o Vassalli che usufruivano di un qualche feudo o Regio o Episcopale; essi erano censiti dopo i nobili. Negli antichi monumenti, difatti, milite viene dopo vassallo. Nei tempi precedenti invece vediamo designati con il nome di Militi l'ordine dei nobili, sia che a qualche nobile appartenesse un nobile feudo, sia che il nome di Milite fosse passato ad alcuni nobili di illustre famiglia. Vi sono alcuni che, avendo trovato in antichi testi il nome di Milite anche dove Milite è opposto sia a popolo che a plebe, traducono erroneamente tale voce in italiano con: soldati. Qui significa Nobili, tra i quali e la plebe furono frequentemente guerre civili. . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Altrove si trovano valvassori distinti da militi; forse perché un tempo l'ordine dei Valvassori era duplice: alcuni appartenevano agli ordini maggiori, altri ai minori».





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